In Polonia, lo scontro tra cordate di potere sta passando dalla Corte costituzionale ai tribunali penali, dove saranno trascinati i 25 arrestati ieri dagli agenti dell’Ufficio centrale anticorruzione (Cba). Tra loro, l’ex amministratore delegato della società Enea, uno dei principali gruppi energetici del Paese. La retata riguarda presunti abusi connessi all’ampliamento della centrale elettrica di Ostroleka, un grosso investimento voluto dal governo dei sovranisti di Diritto e giustizia (Pis), il partito che oggi esprime il presidente della Repubblica, Karol Nawrocki.
Lo scontro tra Tusk e Nawrocki sulla Corte costituzionale
Tra lui e Donald Tusk, nonostante il tentativo di distensione di martedì, prosegue il braccio di ferro sulle nomine alla Consulta. Il premier, intanto, continua a insinuare che la destabilizzazione politica sia «efficacemente sfruttata e alimentata dai servizi segreti russi» e che essa «serve sempre i loro interessi». Vladimir Putin è diventato l’oggetto transizionale della psicanalisi: una coperta di Linus che offre conforto psicologico e un rifugio sicuro, in assenza di argomenti. Se non una foglia di fico per mascherare ciniche manovre.
Tusk, in fondo, coltiva la stessa ambizione dei suoi avversari: occupare i gangli dello Stato. Anche con metodi drastici. È lui che, avendo contestato la legittimità del Tribunale costituzionale orientato dal Pis, ha negato la pubblicazione delle sue sentenze in Gazzetta Ufficiale fin da aprile 2024. Nel frattempo, si sono accumulati circa 85 verdetti e l’equivalente polacco del nostro Consiglio di Stato, cioè la massima autorità in materia di giustizia amministrativa, di recente ha confermato che, senza promulgazione, quei giudizi vanno considerati inefficaci.
Osce e Commissione di Venezia, le critiche alla situazione polacca
Ieri, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ci ha tenuto a ribadire «l’importanza fondamentale di garantire l’indipendenza, l’imparzialità e il corretto funzionamento» della Suprema Corte nazionale, «in piena conformità con la Costituzione, gli impegni Osce e gli standard internazionali pertinenti». È curioso che gli osservatori siano rimasti, appunto, a osservare in silenzio per oltre due anni, mentre il primo ministro amico di Bruxelles esautorava la Consulta polacca. Soltanto la Commissione di Venezia, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa (che nulla ha a che vedere con l’Ue), aveva timidamente invitato Varsavia a sbloccare l’impasse, pur confermando le proprie perplessità sulla composizione della Corte.
La dottrina della «democrazia militante» e il potere di Tusk
Le forzature di Tusk non sono una condotta estemporanea. Al contrario, sono frutto di una precisa dottrina, desunta dalle riflessioni del giurista tedesco Karl Loewenstein sull’ascesa dei fascismi. Il premier polacco sposa la teoria della «democrazia militante», che prescrive anche a una società aperta di elaborare gli strumenti per difendersi da individui o gruppi che tentino di sfruttare le libertà e lo Stato di diritto, allo scopo di sovvertirla. Per Loewenstein, la politica è una incessante lotta per il potere; dunque, la democrazia deve dotarsi della scorza con cui affrontare gli scontri per l’egemonia. Com’è facile intuire, può essere molto breve il passo dall’autotutela di un regime pluralista all’utilizzo strumentale della categoria del «nemico interno». Tusk, lettore di Carl Schmitt, il grande teorico dell’irriducibilità del conflitto amico-nemico, lo sa bene.
Unione europea e Polonia, il conflitto sul primato del diritto
È sospetto pure l’atteggiamento da pesce in barile dell’Unione europea. La Commissione, in modo felpato, ha preso le parti del governo di Varsavia. Il punto è che l’Ue è in conflitto d’interessi: al di là dell’acerrima competizione interna, in Polonia, frontiera orientale del continente, c’è in ballo la diatriba sul primato del diritto europeo e dei pronunciamenti della Corte di giustizia. Modificare l’indirizzo ideologico del Tribunale significa, in prospettiva, rimettere in riga un Paese restio a riconoscere la sovranità ultima di Bruxelles.
Dal 2005 al 2021, le sentenze polacche contro il primato europeo
È una disputa di vecchia data: già nel 2005, la Corte affermò espressamente il primato della Costituzione polacca sui trattati Ue; nel 2013, la pronuncia K 33/12, relativa all’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e sul Mes, fissò dei paletti al trasferimento di competenze a Bruxelles. L’anno spartiacque, però, fu il 2021: la decisione P 7/20 negò il carattere vincolante di alcuni provvedimenti della Corte di giustizia riguardanti l’ordinamento giudiziario polacco. Ancora più esplicita fu la K 3/21, del 7 ottobre 2021. Su sollecitazione dell’allora premier di destra, Mateusz Morawiecki, il Tribunale di Varsavia stabilì che alcuni articoli del Trattato di Maastricht erano incompatibili con la Costituzione nazionale.
Maastricht, la Costituzione polacca e i limiti alle competenze di Bruxelles
L’obiettivo di creare «un’unione sempre più stretta», sancito dal documento fondativo dell’Ue, passava infatti per l’applicazione uniforme dell’ordinamento comunitario così come interpretato dalla Corte di Lussemburgo. Da ciò, scrissero i giudici, discendeva che le autorità europee avrebbero agito «al di fuori delle competenze conferite loro dalla Repubblica di Polonia nei Trattati»; che la Costituzione avrebbe cessato di essere «la legge suprema della Repubblica di Polonia»; e che, appoggiandosi ai verdetti della Corte di giustizia, i tribunali nazionali avrebbero potuto «aggirare le disposizioni della Costituzione».
Maastricht, insomma, avrebbe alterato la gerarchia delle fonti del diritto, compromettendo la «posizione speciale all’interno del sistema polacco di autorità pubbliche» occupato dalla Carta fondamentale. Sia il diritto dell’Ue sia la giurisprudenza della Corte di Lussemburgo dovevano, invece, rimanere «soggetti alla verifica del Tribunale» di Varsavia. Esso si impegnava, con spirito di «cooperazione, dialogo, rispetto e supporto reciproci», ad astenersi dal far valere sistematicamente la sua primazia.
La Corte costituzionale polacca e il precedente della Germania
Nondimeno, le toghe avvisavano i colleghi dell’Ue che, se non avessero messo da parte «la pratica del progressivo attivismo della Corte di giustizia (che consiste, in particolare, nell’interferire con le competenze esclusive del sistema giuridico polacco, nel contestare il fatto che i giudizi del Tribunale costituzionale richiedano applicazione universale e vincolante e siano definitivi, e, da ultimo, nel mettere in discussione lo stato dei giudici del Tribunale)», Varsavia sarebbe intervenuta per ristabilire la graduatoria delle norme.
Scandalo? Abuso? Arbitrio? Tirannia? È lo stesso principio che, dagli anni Settanta, osserva la Corte costituzionale tedesca. E in virtù del quale, nel 2020, Karlsruhe arrivò a un passo dal far naufragare il programma di acquisto di titoli di Stato (Pspp) avviato dalla Bce. Ma la Germania è la Germania. Gli altri non sono un c…
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