Il primo ministro britannico, Andy Burnham
Il primo ministro britannico, Andy Burnham (Ansa)

La Manica non si è allargata di un centimetro, eppure con la Brexit la Perfida Albione sembrava essersi allontanata per sempre dal continente. Ora che Londra accenna a invertire la rotta, Bruxelles parrebbe pronta a facilitarle il ritorno. Anche a costo di concederle due deroghe di peso: sull’euro e sull’adesione allo spazio Schengen.

Brexit, Bruxelles pronta a concedere deroghe a Londra

A rivelarlo è stato Politico, citando due funzionari europei che hanno chiesto di restare anonimi. Se il Regno Unito chiedesse di rientrare nell’Ue, hanno riferito i due, i negoziati potrebbero consentirgli di mantenere la sterlina e i controlli alle frontiere, proprio come prima del divorzio consumatosi nel 2020. Una concessione, questa, tutt’altro che scontata: mentre Londra, a suo tempo, aveva strappato deroghe alla moneta unica e a Schengen, i Paesi entrati più di recente nell’Unione hanno dovuto impegnarsi ad aderire a entrambi.

«Di norma si segue una linea comune, ma nella pratica si può essere più flessibili», ha spiegato uno dei due funzionari. Che poi ha chiosato: «Ci sono diverse possibilità aperte». Non si tratta ancora di un’offerta formale, beninteso: Londra non ha presentato alcuna domanda e Bruxelles, per ora, non ha espresso una posizione ufficiale: la Commissione europea non ha risposto alla richiesta di commento di Politico. Un eventuale rientro richiederebbe, in ogni caso, l’accordo di tutti i 27 Stati membri. Ma il messaggio è chiaro: se i britannici decidessero di ripensarci, l’Ue non farebbe dell’euro e di Schengen un ostacolo insormontabile.

Burnham riapre il dibattito sulla Brexit

L’apertura, peraltro, arriva proprio mentre il premier laburista Andy Burnham rimette in discussione l’eredità della Brexit. Secondo lui, l’uscita dall’Unione «ha portato più danni che benefici» e il ritorno nell’Ue non dovrebbe più essere un tabù. Burnham, anzi, vorrebbe vedere il suo Paese di nuovo nell’Ue, ma sa anche che una cosa è tornare a Bruxelles, un’altra rinunciare alla sterlina o ai controlli sui passaporti. E, infatti, non ha nemmeno l’intenzione di proporre queste due condizioni ai suoi elettori.

Il sondaggio YouGov: il ritorno nell’Ue divide i britannici

I freddi numeri spiegano il perché. Secondo un sondaggio YouGov pubblicato a giugno e citato da Politico, il 55% dei britannici sarebbe favorevole a rientrare nell’Unione, contro il 34% che preferisce restarne fuori. Ma se il ritorno comportasse l’adozione dell’euro e l’adesione a Schengen, i favorevoli scenderebbero al 35% e i contrari salirebbero al 43%. Insomma, l’apertura di Bruxelles potrebbe togliere di mezzo due ostacoli decisivi.

Burnham incontra von der Leyen e Costa a Bruxelles

La prima occasione per misurare le intenzioni delle due parti, in ogni caso, arriverà il 20 novembre, quando Burnham sarà a Bruxelles per incontrare il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quello del Consiglio europeo, António Costa. Il vertice dovrà chiudere una serie di accordi avviati ai tempi del predecessore Keir Starmer: meno ostacoli agli scambi di prodotti alimentari, nuovi visti per i giovani e collegamento dei mercati delle emissioni. Ma il premier vuole spingersi oltre, mettendo sul tavolo anche il ritorno nel mercato unico, nell’unione doganale o addirittura nell’Ue.

Il Labour valuta il ritorno nell’Unione europea

La scelta, ha assicurato Burnham, spetterà agli elettori. Prima delle prossime politiche, previste entro luglio 2029, non ci sarà alcuna richiesta di rientro. Una delle opzioni, tuttavia, potrebbe entrare nel programma del Labour. Dieci anni dopo il referendum, la questione europea torna così a bussare alla porta di Downing Street. E Bruxelles, che per anni ha ammonito Londra sui costi del divorzio, lascia intendere che, per l’isola ribelle, potrebbe esserci ancora una volta un trattamento di favore.

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