La strategia dell’annunciato terrore funziona sempre. Per evitare che si facciano troppe domande su cosa davvero è successo e sta accadendo in Polonia, ecco spuntare lungo il fronte russo la «minaccia di incursioni e attentati». Così la polizia ha istituito una task force antiterrorismo nel Nord-Est del Paese che sta agendo ai confini della exclave russa di Kaliningrad con un vasto schieramento di uomini dell’esercito, delle guardie di frontiera e delle forze speciali.
Il comandante Marek Boron (un fedelissimo del primo ministro Donald Tusk), che deve fronteggiare le accuse che gli vengono mosse dai giovani agenti riuniti nel sindacato Solidarnosc di aver guidato una incursione illegale al Tribunale costituzionale, venerdì sera ha affermato: «La polizia sta mettendo in sicurezza il perimetro di Kaliningrad contro potenziali sviluppi che potrebbero portare ad atti di diversione e sabotaggio».
Lo spettro dell’incursione russa agitato da Tusk
La ragione? Il governo di Varsavia ha spiegato che i servizi segreti militari hanno avvisato di non meglio precisati tentativi di gruppi armati di varcare il confine. Del resto Donald Tusk, messo alle strette dalle accuse di aver tentato un colpo di Stato che gli ha rivolto il presidente della Repubblica Karol Nawrocki, aveva parlato di provocazioni russe nell’imminenza dell’occupazione del Tribunale costituzionale.
A questa azione è seguita la sospensione del legittimo presidente della Corte Bogdan Święczkowski, letteralmente cacciato dalla giudice fedelissima di Tusk, Anna Korwin-Piotrowska che ha convocato per oggi una riunione della Corte costituzionale non avendone formalmente il potere. Ieri, queste «accuse» sono state largamente enfatizzate dal governo polacco sia nei confronti di Święczkowski che verso Vladimir Putin, senza nominarlo.
Dziennik Gazeta Prawna, quotidiano vicino al governo, scrive che ci sono state nelle scorse settimane attenzioni sulla Polonia e che dopo la crisi di venerdì Mosca ha reagito «con un piacere malevolo alle difficoltà interne del Paese; l’agenzia di stampa statale russa Ria Novosti ha pubblicato un editoriale dal titolo: «La Polonia rimanda la guerra con la Russia. All’ordine del giorno c’è la guerra civile».
Il corpo diplomatico si schierano contro il premier
Le cose viste da Varsavia stanno in un altro modo. Non si allenta la tensione tra le forze politiche così come non sono stati ancora tolti i presidi degli oppositori a Tusk, per lo più rappresentati dalle associazioni cattoliche, che continuano a presidiare pacificamente (la loro forma di protesta è intonare canti religiosi e dire il rosario) la piazza dove sorgono il Tribunale costituzionale, la Corte suprema e il monumento all’insurrezione di Varsavia del ’44 per liberarla dagli occupanti nazisti.
Se Donald Tusk, questo è il parere di molti osservatori, sta lavorando per arrivare a un impeachment del presidente della Repubblica Nawrocki – indipendente, ma ritenuto vicino al principale partito di opposizione il PiS – per contro il quadro politico sta diventando più sfavorevole all’attuale premier. La dimostrazione sta nella silenziosa opposizione che il corpo diplomatico sta facendo a Tusk: tre ambasciatori di peso (Paweł Soloch, rappresentante diplomatico in Romania, Jakub Kumoch, ambasciatore della Polonia in Cina e Krzysztof Szczerski che siede all’Onu) hanno consegnato le loro dimissioni al ministro degli Esteri Sikorski in aperto dissenso dopo l’incursione della polizia nel Tribunale costituzionale.
La mozione di sfiducia e la richiesta di voto anticipato
Ieri, lo riferisce Wyborcza Gazeta, ci sono state molte riunioni tra i partiti di destra. Hanno lanciato un’offensiva che si sostanzia in una mozione di sfiducia verso Donald Tusk che sarà presentata al Seijm, il Parlamento polacco, dall’ex premier Mateusz Morawiecki che ora guida Rozwój Plus (Sviluppo Plus) dopo essere uscito dal PiS e sulla quale si cerca di far convergere anche i centristi di Trzecia droga (Terza Via) e a Lewica, che attualmente sostengono Tusk.
Nei colloqui promossi dal presidente Nawrocki alcuni gruppi parlamentari – in particolare Polska 2050 – hanno chiesto elezioni anticipate. Lo scontro politico oggi si dovrebbe trasferire all’interno della Corte costituzionale convocata in maniera irrituale da Anna Korwin-Piotrowska, dove quattro giudici (Marek Safjan, Jerzy Stepien, Bohdan Zdziennicki e Andrzej Zoll) chiederanno una pacificazione con un accordo tra i nominati dal PiS e i nominati da Tusk.
Il previsto sostegno dell’Ue alla mossa di Tusk
C’è da registrare che dopo giorni di silenzio ha parlato anche la Commissione europea che con un suo portavoce dichiara: «Spetta alle autorità polacche garantire che il Tribunale costituzionale possa funzionare conformemente alla Costituzione e nel rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di Giustizia dell’Ue. La nomina di otto nuovi membri del Tribunale costituzionale rientra nella competenza costituzionale del Sejm». Come dire al presidente della Repubblica: si faccia da parte. Ma non sembra nelle intenzioni di Nawrocki così come Tusk non ha intenzione di fare alcuna marcia indietro.
La situazione si sta pericolosamente avvitando e lo avvertono i vescovi che hanno lanciato un appello alla pacificazione.
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