Sull’Ucraina l’Unione europea si riconferma divisa. Il presidente della Commissione Ue, la tedesca Ursula von der Leyen, ha azzardato fughe in avanti senza consultarsi con i Paesi membri. Lo si è visto con la designazione di un suo fedelissimo, il connazionale Bjorn Seibert, capo di gabinetto alla Commissione, come inviato europeo per i colloqui con americani e ucraini a Oslo.
Seibert è l’ombra politica di Ursula, essendo stato già suo consigliere quando lei guidava, dal 2013 al 2019, il ministero della Difesa di Berlino. Poi, nella primavera 2024, fu il responsabile della campagna elettorale della Von der Leyen per le scorse europee, tanto da autosospendersi dalla Commissione per poi riprendere l’incarico.
Che la presidente voglia imporre Seibert anche come negoziatore principale europeo in vista di missioni a Mosca? Allora dovrà affrontare la contrarietà di vari Stati Ue.
Da Meloni a Stubb, cinque leader candidati al ruolo di negoziatore con Mosca
Ieri, il giornale britannico Telegraph ha riferito le indiscrezioni di «fonti diplomatiche» secondo le quali diversi capi di governo europei sarebbero candidati alla carica di plenipotenziario nelle trattative con i russi, ma manca una linea comune: «Ciò che l’Europa ha imparato è che deve esserci innanzitutto un consenso sulla necessità di negoziare con i russi.
E deve esserci un consenso su quale sia la posizione da sostenere». La rosa dei possibili inviati comprenderebbe il premier italiano Giorgia Meloni, oltre al presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente ceco Petr Pavel, il premier danese Mette Frederiksen e il premier norvegese Jonas Gahr Støre.
Stubb vanterebbe una costanza nel sostegno all’Ucraina e un ottimo rapporto col presidente americano Donald Trump, cementato, pare, sui campi da golf. Pavel invece metterebbe a frutto la sua esperienza militare essendo stato presidente del Comitato militare della Nato.
Canada «membro associato» dell’Ue, almeno otto Paesi contrari alla mossa di Ursula
Ursula s’è già comportata così con la designazione arbitraria del Canada «membro associato» dell’Ue, a cui sono contrari almeno otto Paesi, stando a Politico.
Lo aveva detto nel discorso sullo stato dell’Ue, il cui testo Seibert, ancora lui, avrebbe consegnato all’ultimo momento agli eurodeputati. Sulla base di «sei diplomatici coinvolti nei negoziati e due funzionari europei», la testata scrive che non c’è accordo sulla dichiarazione prevista al vertice Ue-Canada del 29-30 ottobre a Montreal.
Zelensky chiede altri 70 miliardi, ma l’Ue non trova l’accordo sui finanziamenti
A dividere l’Ue, poi, c’è il nodo dei 70 miliardi di euro aggiuntivi chiesti dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il deficit di Kiev. Il portale Rapporteur ha visionato un documento interno della Commissione Ue, già trasmesso agli Stati membri, che rimarca l’urgenza di trovare un accordo «entro la fine dell’anno», il che significa che l’accordo ancora non c’è: «Bisogna trovare soluzioni al deficit finanziario residuo per il 2027, per raggiungere un accordo politico entro la fine dell’anno».
Si rimarca la necessità di rispondere alle esigenze militari ucraine, ma si sprona anche Kiev ad accelerare le riforme necessarie alle erogazioni del prestito europeo, in parte bloccate per tali ritardi.
Sentito da Rapporteur, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha assicurato che l’Ue dovrebbe «coprire due terzi» di quei 70 miliardi, pari a 46,7 miliardi, e che la Commissione sta elaborando «una soluzione concreta».
Il tempo stringe e se ne parlerà al vertice straordinario dei leader Ue, a Bruxelles, il 26-27 novembre, e in un’ulteriore riunione il 17-18 dicembre. Si ipotizza un nuovo prestito europeo, sul modello di quello da 90 miliardi già approvato.
Ma non c’è accordo sul finanziamento delle risorse. Di certo, se l’Ucraina verrà sconfitta, quei soldi non torneranno indietro. Intanto, ancora ieri l’Ucraina è stata assalita da almeno 176 droni russi, di cui 140 dichiarati abbattuti dalle difese di Kiev.
Dai missili Patriot ai droni russi, Kiev in difficoltà mentre cresce la tensione con Mosca
Gli ucraini hanno a loro volta lanciato 155 droni sulla regione di Mosca, mentre i russi hanno colpito una centrale termoelettrica e un deposito ferroviario nella regione di Poltava. Zelensky si è lamentato ancora per la mancanza di missili antiaerei Patriot, incolpandone gli americani: «Gli americani hanno ridotto le scorte e i russi rafforzeranno la balistica. Gli europei possono fornire i missili solo se la parte americana accetta».
E sulle limitazioni alla rete satellitare Starlink ha annunciato che l’Ucraina studierà una sua rete nazionale con le aziende Nokia e Iceye. In compenso, è stato confermato fra russi e ucraini il cessate il fuoco locale in vigore da martedì 29 per l’evacuazione dei civili da Oleshky, oltre a uno scambio di prigionieri di 270 uomini per parte.
La Nato, dal canto suo, ha dichiarato che dal 20 al 22 ottobre sono andati in Ucraina due funzionari dell’alleanza, il vicesegretario generale della Nato Affari politici e sicurezza, Douglas Jones e il vicesegretario generale della Nato per le Operazioni, Christian Buck, per consulenza al governo di Kiev.
Londra e Parigi alla prima esercitazione nucleare congiunta nel Mediterraneo
Londra e Parigi hanno inoltre svelato di aver condotto «martedì sera sui cieli del Mediterraneo» la loro prima «esercitazione nucleare congiunta», con manovre di aerei francesi Dassault Rafale e inglesi Eurofighter Typhoon abilitati al lancio di ordigni atomici, segno di una tensione perenne.
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