Agenti di polizia polacchi schierati a presidio del Tribunale Costituzionale a Varsavia durante la crisi politica
Agenti della polizia polacca presidiano l'esterno del Tribunale Costituzionale a Varsavia (Ansa)

Sembrava impossibile dopo il 9 novembre del 1989 quando a Berlino cadde il muro eppure a Varsavia sono tornati i pogrom staliniani e la Polonia è una polveriera di cui la baronessa Ursula von der Leyen non deve avere valutato fino in fondo la pericolosità.

Appoggia senza se e senza ma Donald Tusk che due giorni fa ha guidato l’assalto alla Corte costituzionale perché deve portare a casa tre cose che Tusk le ha garantito: un appoggio incondizionato al riarmo europeo, l’adesione di Varsavia all’euro (in contrasto con la volontà dei polacchi) e l’apertura dei confini a un’immigrazione di massa per svuotare la Germania.

Per fare queste tre cose c’è bisogno di leggi che sicuramente la Corte costituzionale in carica – eletta nella stragrande maggioranza dei giudici dal precedente governo emanazione del partito conservatore PiS e a guida euroscettica – avrebbe bocciato. Così dal 2024 in Europa hanno preso la rincorsa facendo pronunciare dalla Cedu (la corte europea) sentenze contro il Tribunale polacco.

Lo scontro istituzionale e il blitz al Tribunale

Il conflitto tra governo a guida di Donald Tusk e Corte costituzionale è divento esplosivo quando nominati sei nuovi giudici tutti uomini del partito di maggioranza Civic Coalition euroentusiasta il presidente della Repubblica Karol Nawrocki si è rifiutato di farli giurare.

Fino all’epilogo di venerdì sera con l’occupazione da parte della polizia del Tribunale, l’espulsione del presidente della Corte che fu nominato due anni fa Bogdan Swieczkowski e che ha un mandato di sei anni.

Ieri è arrivato il progrom. Anna Korwin-Piotrowska, la testa di ponte di Tusk che è la giudice con la maggiore anzianità di servizio, ha convocato per martedì una riunione dell’Assemblea Generale del Tribunale Costituzionale per il bilancio del Tribunale per il 2027. Ha estromesso Bogdan Swieczkowski e sta facendo dimettere cinque giudici nominati dal precedente Parlamento. Ma il blitz ha tutt’altro che normalizzato la situazione.

Spaccatura nella polizia e il ruolo di Solidarnosc

Davanti al palazzo del Tribunale costituzionale resta un folto presidio di militanti di destra e cattolici (la loro forma di protesta è recitare in continuazione il rosario), mentre una profonda spaccatura si è creata nella Polizia.

Se il Comandante Marek Boron ha esortato gli agenti a considerarsi solo servitori della legge è rispuntato Solidarnosc, il sindacato di Lech Walesa che fu capace di rovesciare il regime comunista, che ha una folta rappresentanza tra i poliziotti e ha ribattuto «agenti di vari reparti hanno sollevato dubbi di natura giuridica in merito alle azioni intraprese».

In particolare Solidarnsosc contesta: «Queste preoccupazioni sono avvalorate da segnalazioni secondo cui ad alcuni membri del Parlamento è stato negato l’accesso ai locali del Tribunale costituzionale; a ciò si aggiunge un episodio scandaloso che ha visto protagonista il Presidente della Repubblica di Polonia, costretto a farsi largo attraverso un cordone di polizia, venendo così privato della dovuta protezione che avrebbe dovuto essergli garantita».

Verso un governo tecnico ed elezioni anticipate

È la fotografia di una Polonia spaccata. Se Donald Tusk sabato sera in un messaggio alla nazione ha sostenuto che «andava ripristinata la legalità di fronte a chi l’aveva scippata» negli incontri che il presidente della Repubblica ha avuto con i partiti si è parlato di un rimpasto dei giudici della Corte costituzionale e della nomina di un governo tecnico – l’ex premier Mateusz Morawiecki ha candidato Marek Jurek – che porti la Polonia a elezioni anticipate (la scadenza naturale è la prossima primavera).

A questa ipotesi lavorano Morawiecki, il PiS e i leader di Confederazione, Krzysztof Bosak e Slawomir Mentzen.

Su posizioni di dialogo sono il vice primo ministro e leader del Psl, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, dunque alleato di Tusk, e Szymon Holownia, leader di Polska 2050. Pare dunque che Donald Tusk sia rimasto isolato con a fianco solo le forze di estrema sinistra.

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