La crisi istituzionale in Polonia si aggrava e arriva fin dentro la Corte costituzionale. Stasera la polizia si è schierata attorno alla sede dell’organismo a Varsavia, dopo l’annuncio della sospensione del suo presidente, Bogdan Swieczkowski, e del suo vice, Bartlomiej Sochanski.
Una decisione che ha innescato nuove proteste da parte dei sostenitori del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS), all’opposizione, e provocato la reazione del presidente della Repubblica Karol Nawrocki, che ha interrotto il viaggio ufficiale verso il Senegal per rientrare nella capitale.
A comunicare la sospensione è stata la giudice Anna Korwin-Piotrowska, nominata nell’ambito delle designazioni dell’attuale maggioranza parlamentare. Il magistrato ha motivato il provvedimento con la necessità di ripristinare lo Stato di diritto. «Uno Stato democratico non può funzionare nell’Europa moderna senza una Corte costituzionale, garante dei diritti e delle libertà dei cittadini», ha dichiarato.
La decisione è stata però contestata dalla stessa Corte, che attraverso il proprio profilo ufficiale su X ha denunciato un «colpo di Stato» e sostenuto che Swieczkowski resta il presidente dell’organismo. Il tribunale ha inoltre messo in discussione la possibilità per Korwin-Piotrowska di assumerne la supplenza, affermando che la giudice non avrebbe prestato giuramento davanti al capo dello Stato.
La polizia davanti alla Corte, tre persone fermate
La tensione è salita nel corso della serata, quando decine di agenti in tenuta antisommossa hanno presidiato l’area della Corte costituzionale per impedire ai manifestanti di accedere al complesso. Secondo quanto riferito dalla polizia, tre persone sono state fermate dopo che alcuni dimostranti avevano scavalcato la recinzione e altri avevano lanciato oggetti contro gli agenti.
La protesta è stata organizzata dai sostenitori del PiS, che da settimane manifestano a difesa dei giudici nominati durante il precedente governo. Tra gli slogan scanditi davanti all’edificio anche «Tusk traditore», rivolto al primo ministro.
La vicenda ha spinto Nawrocki a modificare il proprio programma. Il presidente, in volo verso il Senegal per una visita ufficiale, ha annunciato su X di aver invertito la rotta: «In un momento come questo, il presidente deve essere in Polonia. Interrompo il mio viaggio verso il Senegal. Sto tornando».
Anche il ministro della Giustizia e procuratore generale, Waldemar Zurek, è intervenuto sulla vicenda. In conferenza stampa ha annunciato di aver chiesto la revoca dell’immunità di Swieczkowski e del suo vice. «Questa Corte è diventata proprietà privata; dobbiamo ripristinarne il corretto funzionamento», ha dichiarato.
Lo scontro tra Tusk e il PiS sulla giustizia
La crisi attuale affonda le radici negli anni in cui il PiS è stato al governo, dal 2015 al 2023. In quel periodo la composizione e il funzionamento della Corte costituzionale sono diventati uno dei principali terreni di scontro tra Varsavia e Bruxelles. L’Unione europea ha contestato l’indipendenza dell’organismo, ritenuto troppo legato al potere politico. La Corte, dal canto suo, ha più volte sostenuto il primato della legislazione polacca rispetto a quella comunitaria.
Dopo il ritorno al governo nel 2023, Donald Tusk ha promesso di risolvere la controversia e di riportare l’istituzione a una composizione ritenuta legittima dall’esecutivo. Il tentativo di nominare nuovi giudici si è però scontrato con il mancato riconoscimento delle designazioni da parte di Nawrocki, che ha continuato a difendere l’assetto precedente.
Il premier ha rivendicato anche in queste ore la necessità di intervenire. «Ripristinare lo Stato di diritto è nostro dovere», ha scritto su X, sostenendo che, dopo anni di illegalità sotto il PiS, si tratti di un percorso difficile e talvolta doloroso, ma che richiede «un’azione decisa».
Di segno opposto la posizione dell’opposizione. L’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro ha definito la sospensione un «attacco palese e criminale all’ordine costituzionale» e ha invocato una resistenza «forte, decisa, solidale e senza paura». Il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski, ha accusato Tusk di aver orchestrato un «colpo di Stato contro il Tribunale costituzionale», avvertendo che la Polonia starebbe diventando uno Stato di polizia.
La sospensione di Swieczkowski, dunque, non ha chiuso la contesa sulla Corte: ha aperto un nuovo fronte in una crisi che coinvolge governo, presidenza e magistratura, con due ricostruzioni opposte sulla legittimità delle decisioni assunte all’interno della massima istituzione costituzionale polacca.
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