Il patto delle piramidi tutela il Mediterraneo
Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi (Ansa)
  • Roma ha capito che il buon vicinato con l’Egitto non è più sufficiente: servono profonde convergenze geopolitiche per frenare l’esodo dei migranti e per proteggere il commercio marittimo minacciato dai ribelli yemeniti. E pure Bruxelles ora si accoda.
  • Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen incontreranno Abdel Fattah al-Sisi. Fari accesi sulla crisi in Libia.

Lo speciale contiene due articoli.

In generale, l’interesse nazionale italiano sia di sicurezza sia geoeconomico, in una fase storica di turbolenza globale, è quello di portare il più possibile di risorse delle sue alleanze per stabilizzare le aree rilevanti per Roma. Per riuscirci con lo status di potenza solo media, pur non piccola, e con limiti di bilancio, deve dare in cambio una postura di maggiore impegno contributivo alle alleanze stesse, cioè Ue, Nato, G7 e compatibili. La conduzione di Giorgia Meloni sta perseguendo questo metodo pragmatico, definibile come «neocavouriano», e ci sta riuscendo. In particolare, ora è in priorità l’Egitto come nazione chiave per la stabilizzazione del Mediterraneo e per la connessione tra Mediterraneo e Pacifico.

L’Ue ha relazioni di partenariato con l’Egitto dal 2004, ma finora, nonostante l’avvio di un approfondimento nel 2023, sono rimaste più di consultazione per motivi di buon vicinato che di convergenza economica e geopolitica sostanziale. L’incontro di oggi tra Ursula von der Leyen, accompagnata dal premier italiano e greco, nonché dal presidente di turno belga dell’Ue, e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi promette un esito concreto di convergenza in prospettiva. Entro questa relazione tra Ue ed Egitto l’Italia potrà costruire un partenariato bilaterale con l’Egitto stesso, così come la Grecia (che sta migliorando la convergenza bilaterale con l’Italia), più profondo e compatibile con il linguaggio degli alleati europei, reso credibile dallo stanziamento notevole di soldi dell’Ue, iniziando, sembra, con un miliardo di euro. L’Egitto ha un bisogno estremo di questi soldi e di maggiore convergenza economica in generale con l’Ue e le sue nazioni mediterranee perché in crisi economica profonda: inflazione alta, svalutazione di quasi il 50% della moneta locale, impatto negativo della riduzione dei proventi per il traffico navale via Suez a causa degli attacchi da parte dei proxy iraniani Houthi all’imbocco del Mar Rosso, nonché crollo del turismo. Sostenere l’Egitto non è solo una priorità dell’Ue sollecitata da Italia e Grecia, ma anche degli Stati Uniti che hanno informalmente fatto pressione sul Fondo monetario internazionale (Fmi) per la concessione di un prestito importante all’Egitto stesso, finora rimasto bloccato. Anche su questo lato delle alleanze, il recente bilaterale Italia/America ha avuto un certo peso. Ma è anche interesse di tutta l’Ue sostenere l’Egitto, e le altre nazioni della costa meridionale del Mediterraneo, per farle diventare zona di confine avanzato e di contenimento contro le migrazioni illegali verso l’Ue stessa, motivo dell’accordo siglato mesi fa tra Ue e Tunisia su forte spinta italiana.

Il problema è che sul piano delle risorse il presidio a Sud dell’Ue e della Nato è in conflitto con quello a Est. Inoltre è osservabile un fastidio crescente, pur silenziato, della Francia – infatti non presente nella missione Ue ad Il Cairo, ma lì attiva come fornitore di armamenti e in cerca di influenza – per l’aumento dell’attivismo dell’Italia nella regione. Quindi Roma ha fatto bene ad insistere per l’ingaggio di tutta l’Ue perseguendo una forte convergenza politica e personale tra Meloni e Von der Leyen che probabilmente ha come sottostante la possibile alleanza tra conservatori e popolari europei nel dopo elezioni europee di giugno. In cambio di cosa? Dell’appoggio netto all’Ucraina. E, verso l’America, di una convergenza con l’azione moderatrice di Washington nel conflitto palestinese – israeliano. Ma che è anche funzionale alla convergenza con le nazioni arabe sunnite i cui governi – pur odiando Hamas e gli altri proxy iraniani sciiti, Hezbollah e Houthi – sono esposti ad un dissenso popolare anti israeliano che li blocca. In sintesi, la postura italiana è la migliore nelle circostanze: non nega ad Israele il diritto di difendersi, ma prende una posizione moderata e si caratterizza per interventi umanitari importanti, per esempio l’ammissione di bambini gazawi sofferenti negli ospedali italiani, preparando un eventuale ospedale a ridosso della zona bellica. Tale postura è coerente con il piano Mattei – la cui governance è stata appena strutturata a Palazzo Chigi – che ha come scopo la creazione di relazioni di reciproca utilità con le nazioni africane, e dei dintorni rilevanti, e non coloniali di sfruttamento. La convergenza con Ue e Stati Uniti, nonché con il G7 (pur con posizione ambigua di Parigi) fornisce la giusta potenza a questa strategia nazionale.

L’Egitto è rilevante per l’Italia e la Grecia non solo per contenere i possibili 9 milioni di esuli espulsi dal Sudan per il conflitto lì in corso, ma anche per il raffreddamento della crisi in Libia e per la stabilizzazione del lato sud-occidentale del Mar Rosso. Sia Atene sia Roma devono fare attenzione alla Turchia. Ankara ha una divergenza sostanziale con l’Egitto perché promotrice dell’Islam politico (presente in Tripolitania e Tunisia) contrapposto all’Islam filo-saudita (presente in Cirenaica) in nome del quale al-Sisi ha guidato un golpe contro il precedente governo.

Roma e Atene hanno recentemente cercato e parzialmente ottenuto dalla Turchia una certa moderazione. Ma è una relazione complicata. Tuttavia, evitare che il traffico via Suez sia sostituito da quello che circumnaviga l’Africa con sbocco nei porti atlantici europei a scapito di quelli mediterranei è una priorità esistenziale per l’economia italiana e non solo egiziana, greca ed adriatica che impone una convergenza bilaterale Italia/Egitto, coinvolgendo America, Regno Unito, Emirati, Arabia, India, Giappone e Australia, e nell’Ue la Germania, per la sicurezza del Mar Rosso. Pertanto al primo passo di convergenza con l’Egitto dovrà seguirne un secondo con dimensioni più ampie.

www.carlopelanda.com

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