Missili, alleanze e corsa all’atomo. L’Iran ridisegna il Medio Oriente
Ansa
  • Deboli al proprio interno, dove la situazione economica si sta deteriorando, gli ayatollah aumentano il loro tasso di aggressività nei confronti dei vicini. L’attacco del 7 ottobre a Israele è solo il primo passo.
  • L’esperto Emmanuel Razavi: «I pasdaran sono in partnership con i trafficanti colombiani e messicani e hanno riciclato centinaia di miliardi grazie alla Turchia. Intanto il popolo fa la fame».

Lo speciale contiene due articoli

All’alba del 7 ottobre 2023, più di 3.000 terroristi di Hamas, della Jihad Islamica, dei Martiri di al-Aqsa, di Fatah, e centinaia di membri di gruppi minori, hanno dato inizio alla guerra contro Israele. Hanno lanciato migliaia di missili sulle città israeliane, distruggendo gli impianti di sorveglianza e forzando la barriera di protezione del confine in 26 punti con esplosivi e bulldozer. Durante gli attacchi è scattato anche un attacco cyber contro le strutture di sicurezza israeliane che per ore sono rimaste offline ed è certo che a farlo sia stato «un attore statuale». A bordo di pickup, motociclette e parapendii a motore, hanno attaccato le guardie di frontiera e i militari di guardia. Successivamente, hanno invaso le località vicine al confine perpetrando atti di violenza, tra cui omicidi, torture, stupri e rapimenti. Il bilancio delle vittime tra gli israeliani è stato terribile, con oltre 1.200 morti di tutte le età, più di 240 rapiti e circa 5.000 feriti, mentre centinaia di donne sono state vittime di violenza sessuale. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, il comando del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche ha dato il via libera all’operazione in una riunione tenutasi a Beirut qualche giorno prima, alla quale hanno partecipato i leader di Hezbollah e Hamas. Inoltre, circa 500 militanti di Hamas e della Jihad islamica hanno ricevuto un addestramento specializzato al combattimento in Iran sotto la direzione della Forza al-Quds, in preparazione dell’operazione terroristica.

È quindi l’Iran, che esporta il terrorismo in tutto il mondo, il mandante delle stragi del 7 ottobre, così come sono i mullah di Teheran i responsabili di tutto quanto accade ad esempio nel Mar Rosso con ciò che ne consegue all’economia mondiale. La strategia iraniana è tipica degli Stati autoritari che, indeboliti al loro interno, diventano automaticamente aggressivi all’esterno. Ovviamente, più la situazione socioeconomica dell’Iran si deteriora, più le autorità assumono una postura bellicosa al di fuori dei propri confini. Sin dall’insediamento dell’amministrazione Biden, l’Iran ha compiuto significativi progressi nell’arricchimento dell’uranio, avvicinandosi al livello dell’83,7%, in prossimità del 90% richiesto per la capacità nucleare. Le implicazioni del possesso di armi nucleari da parte dell’Iran non possono essere sottovalutate né ignorate. Il regime iraniano ha costantemente minacciato l’annientamento di Israele, considerando tale obiettivo un pilastro fondamentale della sua ideologia. Questo impegno affonda le sue radici nelle profezie religiose del fondatore del regime, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, e dell’attuale guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, che prevedono l’eliminazione di Israele. Espandendo le numerose preoccupazioni legate al perseguimento delle capacità nucleari da parte dell’Iran, un aspetto cruciale riguarda la prospettiva inquietante che le armi nucleari possano finire nelle mani della vasta rete di alleati del regime.

Tale rete include i suoi proxies in Medio Oriente, oltre al regime siriano, agli alleati dell’Iran in Sud America, ai Talebani in Afghanistan e ad al-Qaeda. A proposito di questo, il Gruppo di supporto analitico e monitoraggio delle sanzioni delle Nazioni Unite, che ha pubblicato il suo ultimo rapporto sull’Afghanistan il 29 gennaio 2024, racconta che nelle province di Herat, Farah e Helmand, al-Qaeda «mantiene case sicure per facilitare il movimento dei membri tra l’Afghanistan e la Repubblica islamica dell’Iran», così come case sicure a Kabul. Il gruppo di monitoraggio ha osservato che «individui che viaggiano per fornire collegamento tra il leader de facto di al-Qaeda, Saif al-Adel, nella Repubblica islamica dell’Iran e figure di alto livello di al-Qaeda in Afghanistan, tra cui Abdul Rahman al-Ghamdi». L’intricata rete di alleanze e interessi condivisi crea uno scenario in cui il regime iraniano potrebbe estendere la propria influenza fornendo tali capacità ad alleati e gruppi affiliati. La creazione di impianti di produzione di armi all’estero da parte dell’Iran e lo sviluppo di missili balistici avanzati, specialmente quelli con guida di precisione, sottolineano l’urgenza della situazione. Questo aggiunge un ulteriore livello di complessità alla sicurezza globale, aumentando la posta in gioco e sottolineando la necessità immediata di una strategia globale per affrontare non solo la minaccia nucleare imminente dell’Iran, ma anche le più ampie implicazioni della potenziale proliferazione all’interno della sua rete di agenti e alleati.

Per affrontare queste preoccupazioni emergono due considerazioni politiche cruciali. In primo luogo, l’opzione militare occupa un ruolo di rilievo nell’orizzonte strategico. Ciò implica un maggior controllo sugli attacchi alle infrastrutture nucleari dell’Iran, interrompendo così la sua capacità di proseguire il programma nucleare. In secondo luogo, emerge come un imperativo politico la completa e fondamentale rivalutazione degli impegni diplomatici ed economici dell’Occidente con l’Iran. La pratica prevalente di premiare il regime con ingenti incentivi finanziari, pari a miliardi di dollari, e di instaurare relazioni commerciali aiuta solo a finanziare le ambizioni nucleari dell’Iran e a esportare il terrorismo. Pertanto, è necessario un cambiamento urgente delle politiche occidentali, ivi compresa l’imposizione di sanzioni economiche strategiche e la cessazione delle relazioni diplomatiche che alimentano le aspirazioni nucleari del regime. Le implicazioni si estendono ben oltre il quadro geopolitico immediato. Le azioni attuali o l’inerzia dell’Occidente determineranno la capacità delle potenze globali di plasmare un ordine internazionale che sostenga i valori democratici o ceda al dominio di gruppi terroristici e dittature. L’incapacità di adottare posizioni risolute contro l’ascesa dell’Iran come Stato sponsor del terrorismo con capacità nucleare possono solo aprire la strada a un mondo in cui regimi autocratici e fazioni terroristiche dettano il corso degli affari internazionali.

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