Gli Huthi alzano il tiro: missile sull’aeroporto di Tel Aviv
Effetti del missile che ha colpito l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv (Ansa)
Il lancio ha bypassato il sistema di difesa israeliano e quello Usa. Gerusalemme: «Risponderemo». La Casa Bianca accusa l’Iran.

Ieri mattina un missile lanciato dallo Yemen ha preso di mira la zona del Terminal 3 dell’aeroporto di Tel Aviv-Ben-Gurion, provocando sei feriti. I servizi di emergenza del Magen David Adom hanno precisato di aver prestato soccorso a due uomini e quattro donne e due di queste avrebbero riportato lievi ferite durante la fuga verso i rifugi. L’attacco è stato rivendicato da un alto esponente degli Huthi, Muhammad al-Bahiti, che all’emittente qatarina al-Araby ha definito l’operazione «la prova della capacità del gruppo di colpire obiettivi strategici in Israele». Il funzionario ha inoltre avvertito che «l’escalation proseguirà finché Israele non metterà fine agli attacchi su Gaza e per noi non esistono esistono linee rosse».

L’esercito israeliano ha tentato senza successo di intercettare il missile balistico lanciato dallo Yemen, impiegando sia il sistema di difesa Arrow 3, sia il sistema americano Thaad. Il razzo è riuscito a eludere entrambi i dispositivi ed è precipitato all’interno dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. L’aeronautica militare ha avviato un’indagine per chiarire le ragioni del fallimento nella neutralizzazione della minaccia. In serata il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto una una consultazione telefonica con il ministro della Difesa Israel Katz e alti comandanti militari per valutare la situazione e discutere le possibili risposte all’attacco missilistico. Successivamente, il Gabinetto di guerra doveva discutere delle tensioni in corso: «Chiunque ci faccia del male, lo colpiremo sette volte tanto», ha dichiarato Katz subito dopo l’attacco di ieri mattina. Secondo il sito Ynet fino ad oggi Israele ha evitato di reagire agli attacchi quasi quotidiani provenienti dallo Yemen, anche su pressione degli Stati Uniti, ma l’attacco di ieri ha superato quella che viene considerata una soglia critica: non solo il missile avrebbe potuto causare una strage, ma ha anche compromesso la sicurezza del traffico aereo, con alcune compagnie che hanno già annullato voli diretti a Tel Aviv. Donald Trump sui social ha puntato il contro l’Iran: «Che nessuno si lasci ingannare! Le centinaia di attacchi perpetrati dagli Huthi, la sinistra banda di mafiosi e teppisti con base nello Yemen, odiati dal popolo yemenita, provengono tutti dall’Iran e sono opera dell’Iran. L’Iran ha interpretato il ruolo della “vittima innocente” di terroristi ribelli sui quali ha perso il controllo, ma non ha perso il controllo. Sta dettando ogni mossa, fornendo loro armi, denaro e attrezzature militari altamente sofisticate e persino le cosiddette informazioni. Ogni colpo sparato dagli Huthi sarà considerato, da questo momento in poi, come un colpo sparato dalle armi e dalla leadership dell’Iran, e l’Iran ne sarà ritenuto responsabile e ne subirà le conseguenze, che saranno terribili!».

Secondo quanto riportato dai social media locali, un’esplosione è stata udita nella città di Mashhad, in Iran. Stando a quanto riferito da Iran International, l’incidente sarebbe avvenuto all’interno di una fabbrica di motociclette che in realtà costruisce componenti per i missili. Poco dopo, è stato segnalato anche un incendio nella città di Qom e successivamente è stata segnalata un’altra misteriosa esplosione a Shiraz.

A Gaza, invece, le forze aeree israeliane hanno colpito oltre 100 obiettivi nella Striscia nelle ultime ore. Lo riferiscono le Forze di difesa israeliane tramite un comunicato su Telegram nel quale si specifica che sono stati presi di mira «cellule terroristiche, tunnel, infrastrutture sotterranee e strutture militari utilizzate da miliziani di Hamas». Sempre ieri Ismail Al-Thawabta, portavoce di Hamas, ha dichiarato che sono state eseguite esecuzioni sommarie di presunti saccheggiatori, accusando senza prove alcuni di loro di avere legami con Israele – un’accusa ricorrente usata dal gruppo per legittimare le proprie azioni criminali.

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