Nella seconda giornata del vertice di Bruxelles, una socialista come il premier danese, Mette Frederiksen, si mostra critica nei confronti della politica migratoria di Pedro Sánchez e come Giorgia Meloni ha chiesto alla Ue una posizione più dura contro i clandestini. In Italia la sinistra si oppone agli hub in Albania e in Paesi terzi, a rimpatri più veloci ed efficaci, ma a livello europeo si allarga il numero di Stati che vogliono nuovi strumenti giuridici per contrastare massicci arrivi improvvisi di irregolari, anche con la chiusura delle frontiere e sospendendo le domande di asilo.
Il vertice informale e le critiche alla politica migratoria spagnola
Lo si è visto nell’incontro informale di ieri, organizzato dalla presidente Meloni, da Frederiksen e dal premier polacco, Donald Tusk, prima dell’inizio ufficiale del vertice. La migrazione «rappresenta una preoccupazione per molti cittadini europei e pone una sfida alla coesione delle nostre società […] ed è correlata negativamente ai tassi di criminalità», si leggeva in una bozza di conclusioni visionata da Politico. Una netta critica al governo di sinistra di Madrid, che ha regolarizzato mezzo milione di migranti e non ha saputo fronteggiare l’invasione dello scorso luglio.
Ai colloqui informali hanno preso parte, oltre alla Commissione europea, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Assente la Spagna, la cui politica migratoria è fortemente criticata. Con riferimento ai recenti eventi di Ceuta, il presidente del Consiglio, Meloni, ha sottolineato la necessità di mantenere alta la vigilanza sulle frontiere esterne dell’Unione, focalizzandosi sulla prevenzione dell’immigrazione irregolare e dei relativi rischi di sicurezza.
Bruxelles, le proposte su regolarizzazioni e immigrazione irregolare
A fine vertice, due emendamenti non sono passati. La Danimarca, sostenuta da Italia e Polonia, proponeva «un coordinamento sulle misure nazionali che hanno un impatto su altri Stati», con chiaro riferimento alle misure di regolarizzazione dei migranti adottate dal governo spagnolo. E non ha avuto seguito la proposta di definire l’immigrazione irregolare come «una grande sfida» europea.
Comunque positivo è stato il commento del premier Meloni: «Abbiamo discusso di migrazione, è l’inizio di un dibattito che si dovrà concludere, si concluderà nel prossimo Consiglio europeo, ma mi pare molto importante l’annuncio da parte della Commissione europea di nuove misure e di una valutazione insieme agli Stati membri, per capire come si possa mettere in capo una cornice di misure capaci di consentire agli Stati membri di dare risposte immediate nel caso di crisi d’emergenza».
Frederiksen contro Sánchez: «Inammissibile» regolarizzare chi entra illegalmente
La socialista Frederiksen non ha risparmiato critiche al governo di Sánchez, pur senza nominare la Spagna ha detto che è inammissibile che esistano Paesi in cui «una persona entrata illegalmente può improvvisamente ottenere permessi di soggiorno», riferendosi al mezzo milione di regolarizzazioni attuate da Madrid. E ha chiesto alla Commissione europea di indagare sulle conseguenze di «uno Stato che agisce praticamente contro ciò che fanno gli altri».
Austria e Repubblica Ceca attaccano la linea migratoria spagnola
Mentre l’Unione europea sta cercando di ridurre l’immigrazione irregolare e di avere una politica comune efficace, in tema di asilo e migrazione, l’iniziativa spagnola è un «segnale negativo», ha detto il cancelliere austriaco Christian Stocker. Duro l’attacco del primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis: «Vediamo cosa sta succedendo in Spagna. Alcuni politici sono capaci di sostituire la popolazione con immigrati, pur di rimanere al potere». Il leader ceco non ha escluso la possibilità di proteggere i confini bloccando l’ingresso di migranti provenienti da altri Stati Ue, qualora ritenesse che le loro politiche migratorie compromettano la situazione interna. Bruxelles, a fine vertice, approva l’impegno della Commissione Ue «allo sviluppo di un quadro d’emergenza». Intanto, Roma e Madrid hanno concordato di porre fine ai controlli alle frontiere in modo coordinato. L’Italia proroga di altri sette giorni lo stop a Schengen, così da allinearli alla scadenza delle misure spagnole.
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