Il Gran Palazzo del Cremlino e il campanile di Ivan il Grande a Mosca
Il Cremlino di Mosca, simbolo del potere politico russo, al centro delle tensioni con l’Europa e dei possibili canali di dialogo diplomatico (iStock)

Funzionari dei servizi di intelligence di diversi Paesi europei hanno recentemente segnalato rischi per dirigenti e dipendenti di imprese della difesa, comprese aziende di minori dimensioni. Secondo le loro valutazioni, le operazioni russe comprendono preparativi per azioni violente contro persone coinvolte nel sostegno industriale all’Ucraina. Alcune società hanno rafforzato la protezione dei propri vertici su indicazione delle autorità.

La questione riguarda la sicurezza delle persone, ma anche la libertà di scelta delle imprese. Per influenzare una decisione commerciale, Mosca non deve necessariamente compiere un attacco: la percezione del rischio può bastare a scoraggiare forniture dirette all’Ucraina o la partecipazione a filiere che la riforniscono. Quando il timore modifica una scelta, l’intimidazione ha già prodotto un risultato.

Come possono i governi contrastare questa pressione senza aggravare il confronto? Una parte della risposta passa attraverso contatti riservati, nei quali avvertimenti e conseguenze possono essere discussi senza la pressione politica di uno scambio pubblico.

Un messaggio a Mosca

In questo contesto acquista nuova rilevanza la visita del direttore della CIA a Mosca in agosto. Secondo quanto riportato dalla stampa, John Ratcliffe avrebbe presentato una valutazione pessimistica della guerra russa in Ucraina e sollecitato un accordo, ma il contenuto dei colloqui e la risposta russa restano in gran parte riservati.

Non sappiamo se abbia affrontato anche sabotaggi e intimidazioni in Europa: è un’ipotesi plausibile, non un fatto accertato. Un incontro di questo livello offre comunque l’occasione per chiedere di interrompere determinate operazioni e chiarire le conseguenze del loro proseguimento.

Il valore dei canali riservati sta anche qui: permettono di trasmettere un messaggio direttamente, verificarne la comprensione e conoscere meglio il ragionamento della controparte. Non richiedono amicizia, ma interlocutori autorizzati e capaci di far arrivare gli avvertimenti ai responsabili delle decisioni.

Il costo dell’intimidazione

La campagna russa mira a rendere il sostegno all’Ucraina più difficile da mantenere. Il sabotaggio di magazzini, reti di trasporto e impianti può interrompere forniture; le minacce possono scoraggiare chi le assicura. Operazioni informatiche, interferenze politiche e tentativi di approfondire le divisioni sociali possono indebolire il consenso verso le scelte dei governi.

Anche quando un’impresa continua a lavorare con Kyiv, i costi della protezione e le difficoltà operative possono aumentare. Per le aziende più piccole, questi oneri possono incidere sensibilmente sulle decisioni. Mosca può quindi ottenere risultati attraverso la paura dell’escalation senza aver deciso di iniziare una guerra più ampia.

Un accordo in Ucraina non eliminerebbe automaticamente questo problema. Gli obiettivi russi di indebolire la coesione europea e influenzare le decisioni politiche resteranno indipendentemente dall’esito del conflitto, pur con possibili cambiamenti nei metodi e nell’intensità delle operazioni.

L’Italia deve valutare la propria esposizione

Le informazioni disponibili non indicano preparativi per attacchi contro dirigenti aziendali in Italia, né vi sono ragioni per ritenere che ogni impresa debba rafforzare le proprie misure di sicurezza o prevedere servizi di protezione personale per i suoi vertici.

La distanza dall’Ucraina, tuttavia, non protegge dal sabotaggio. Mosca ha indicato pubblicamente alcuni siti produttivi italiani che, secondo le sue affermazioni, contribuiscono alle capacità di difesa ucraine. Questo non dimostra che siano previsti attacchi, ma è un elemento che i responsabili aziendali devono considerare.

L’esposizione può riguardare anche trasporti, logistica e altri fornitori. Spetta ai vertici svolgere un’analisi approfondita dei rischi legati alle attività e ai rapporti commerciali dell’impresa, stabilendo se le protezioni esistenti siano adeguate. Gli avvertimenti delle autorità possono orientare questo lavoro, ma non sostituiscono la responsabilità aziendale.

Occorre inoltre prepararsi a gestire le conseguenze qualora la prevenzione fallisca: proteggere le persone, contenere i danni e ripristinare le attività richiede decisioni e procedure definite prima dell’incidente. Né ignorare il rischio né adottare indiscriminatamente misure costose costituisce una risposta adeguata.

Rispondere senza perdere il controllo

Le attività clandestine vanno distinte da un attacco militare aperto contro un Paese della NATO. Le informazioni pubblicamente disponibili non dimostrano che Mosca abbia deciso di iniziare una guerra su vasta scala contro l’Alleanza, sebbene gli avvertimenti su possibili attacchi circoscritti meritino attenzione.

Questa distinzione non offre garanzie contro l’escalation. Le intenzioni possono cambiare e un’operazione limitata può provocare vittime o una risposta più energica del previsto, avviando una sequenza di reazioni che supera il progetto iniziale.

Protezione e indagini possono ridurre le opportunità di sabotaggio, ma non impedire ogni operazione. Se i costi per continuare restano sostenibili, Mosca può ritenere conveniente insistere. Misure più incisive potrebbero comprendere ulteriori aiuti all’Ucraina, sanzioni e interventi contro le reti che rendono possibili gli attacchi.

Resta però il dilemma: una risposta scoraggerebbe ulteriori aggressioni o provocherebbe un’escalation? La moderazione può essere interpretata come paura, mentre una ritorsione può essere scambiata per la preparazione di un confronto militare più ampio.

Il dialogo che serve alla deterrenza

I canali riservati sono fondamentali per spiegare quali comportamenti provocherebbero una risposta, quale obiettivo questa perseguirebbe e come ulteriori conseguenze potrebbero essere evitate. Consentono di chiarire che fermare operazioni ostili non significa voler iniziare una guerra.

Il confronto serve anche ad ascoltare e verificare le proprie valutazioni. Una leadership convinta che l’Europa cederà sempre, o che la propria situazione militare sia migliore della realtà, potrebbe accettare rischi che altrimenti eviterebbe. Presentare elementi contrari non garantisce un ripensamento, ma può mettere in discussione i presupposti della decisione successiva.

Le dichiarazioni pubbliche si rivolgono anche a elettori e alleati, mentre uno scambio riservato permette domande e chiarimenti. Inoltre, l’assenza di progressi verso la pace non dimostra che il dialogo sia cessato: funzionari occidentali e russi possono discutere come evitare uno scontro diretto anche senza concordare le condizioni per terminare la guerra in Ucraina.

Perché non conoscere ogni dettaglio

Un avvertimento privato può essere valutato senza dover rispondere immediatamente in pubblico. Una volta divulgato, può diventare una sfida al prestigio nazionale che i leader si sentono obbligati a respingere. Modificare la propria condotta diventa più difficile se il cambiamento sarà presentato come una sottomissione.

La riservatezza permette anche di esplorare possibili misure senza impegnarsi ad adottarle. Chiedere che cosa la controparte accetterebbe non significa approvarne le richieste, ma la pubblicazione potrebbe trasformare idee preliminari in apparenti promesse o concessioni.

Ai cittadini vanno spiegati i rischi e gli obiettivi della politica di sicurezza; agli avversari vanno comunicate con precisione le conseguenze delle loro azioni. Le due comunicazioni hanno funzioni diverse. Mantenere riservata la seconda può contribuire all’obiettivo che interessa entrambe: proteggere persone e imprese, riducendo il pericolo di una guerra più ampia.

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