- Secondo round dell’attacco israeliano ai quadri di Hezbollah. Il Partito di Dio promette vendetta, ma adesso è in ginocchio.
- L’azione israeliana inaugura una nuova era. Come è stata eseguita? Da escludere l’utilizzo di esplosivi, più probabile l’invio plurimo di messaggi di rete capaci di alzare la temperatura delle pile e innescare lo scoppio.
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo i cercapersone letali, i walkie talkie. Non si ferma l’ondata di attentati in Libano e allo stesso tempo si segnalano anche altre esplosioni a Mosul nel quartier generale delle milizie sciite in Iraq. Dopo gli attacchi di martedì, ieri si è registrata una seconda ondata di esplosioni di dispositivi di trasmissione di Hezbollah che ha provocato la morte di 14 persone e più di 450 feriti. A quanto riporta l’Afp che ha diffuso anche alcuni video di quanto accaduto, i walkie-talkie sarebbero esplosi contemporaneamente nella periferia sud di Beirut, mentre si svolgeva il funerale di quattro membri di Hezbollah uccisi il giorno prima nell’esplosione dei Rugged Pager AR924, i cercapersone. Non è chiaro se anche questi walkie talkie siano stati acquistati 5 mesi fa, quando il partito islamista libanese aveva deciso di vietare ai propri militanti l’utilizzo di smartphone per garantire maggiore sicurezza. I media sauditi, come Al Hadath, sostengono invece che le esplosioni Libano sarebbero state causate da «batterie trappola» dotate di esplosivo, importate da Hezbollah nei dispositivi Icom-V82.
La teoria delle esplosioni, però, appare davvero poco percorribile. Non è semplice montare materiale esplosivo su migliaia di apparecchi, inoltre è facilmente rintracciabile. In queste ore si è tornato a parlare di tetranitrato di pentaeritritolo, ma è un esplosivo poco stabile che avrebbe potuto esplodere in qualsiasi momento, come sottolinea anche il giornale online Debuglies. Qui invece siamo in presenza dell’ennesimo attentato coordinato, avvenuto in contemporanea con tutta probabilità causato da un invio massiccio di messaggi silenziosi a tutti gli apparecchi nel medesimo momento. Va infatti sottolineato che questi stessi walkie talkie sono dotati di batterie al litio esattamente come i cercapersone. E i sistemi di comunicazione sono gli stessi. È quindi più che probabile che l’attacco sia stato lo stesso di martedì. Del resto, sia i cercapersone sia i walkie taklie sono apparecchi che, anche se non connessi a Internet (quindi in teoria non posso essere hackerati da remoto tramite il Web), si basano in ogni caso su un’infrastruttura di rete per la ricezione di segnali radio e messaggi. Tutto ruota sempre intorno alla vulnerabilità delle batterie al litio, facilmente surriscaldabili e altamente esplosive. In pratica manomettendo i segnali o inviando messaggi fuorvianti, gli attacchi potrebbero aver attivato dei cicli di carica che hanno mandato in cortocircuito il dispositivo e causato il guasto della batteria.
«La nuova ondata di esplosioni di walkie-talkie ha provocato la morte di nove persone e il ferimento di oltre 300», ha affermato in una nota il ministero della Sanità libanese. Martedì, invece, i morti erano stati dodici con il ferimento di 2.800 persone, sempre secondo un rapporto dello stesso ministero. I testimoni hanno raccontato che molti militanti hanno perso le mani e le braccia dopo gli attentati. «Questi attacchi saranno sicuramente puniti in modo unico, ci sarà una vendetta sanguinosa» ha minacciato Hashem Safieddine, capo del Consiglio esecutivo di Hezbollah, secondo quanto riporta il Times of Israel. Cugino e stretto collaboratore del leader del gruppo terroristico Hassan Nasrallah, quest’ultimo potrebbe già parlare oggi annunciando la vendetta del partito filoiraniano. Ma la situazione per i militanti libanesi non sembra essere delle migliori. Molti sono rimasti feriti dagli attacchi, ma soprattutto Israele potrebbe aver già mappato le zone dove si radunavano grazie proprio alle esplosioni dei cercapersone e dei wakie talkie. Insomma, dal punto di vista militare Hezbollah potrebbe fare ben poco. «L’attacco ai cercapersone di Hezbollah ha avuto conseguenze significative sull’organizzazione. Il blocco delle comunicazioni ha paralizzato le operazioni sul campo, impedendo il coordinamento delle unità e isolando il centro di comando, compromettendo così la capacità decisionale e strategica. Questa vulnerabilità espone Hezbollah a ulteriori attacchi e interferenze», ricorda Pierguido Iezzi, strategic business director di Tinexta cyber. «Inoltre, le esplosioni hanno rivelato strutture segrete attraverso la mappatura satellitare delle esplosioni, una grave perdita strategica. La confusione creata dall’attacco rende difficile una risposta immediata, aprendo la porta a ulteriori minacce come hacking e cyber-spionaggio. Gli aggressori potrebbero sfruttare il caos per raccogliere dati, alimentando database gestiti da avanzati sistemi di intelligenza artificiale, come Gospel e Lavender, capaci di trasformare i dati in informazioni strategiche».
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >