- Le repubbliche baltiche incalzano la Germania sulle forniture. Fonti ucraine: «Mortai italiani in mano alla nostra artiglieria».
- Offensiva di Mosca che però teme attacchi aerei. Misterioso incendio in Siberia.
Lo speciale contiene due articoli
Dopo il sostanziale stallo al vertice di Ramstein sulla questione dei carri armati tedeschi, si sono registrate alcune significative tensioni tra Kiev e Berlino.
«L’indecisione odierna sta uccidendo sempre più persone. Ogni giorno di ritardo è la morte degli ucraini. Pensate più velocemente», ha twittato ieri il consigliere presidenziale ucraino, Mykhailo Podolyak: un’evidente stoccata alla Germania, che ha mostrato titubanza sull’invio di tank Leopard 2 a sostegno di Kiev. È d’altronde in questo quadro che, sempre ieri, il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov ha reso noto di aver avuto una «discussione franca» con l’omologo tedesco, Boris Pistorius. «Abbiamo avuto una discussione franca sui Leopard 2. Da continuare», ha dichiarato. Non a caso, pressioni su Berlino sono arrivate anche dalle repubbliche baltiche. «Noi ministri degli Esteri di Lettonia, Estonia e Lituania chiediamo alla Germania di fornire ora carri armati Leopard all’Ucraina. Ciò è necessario per fermare l’aggressione russa, aiutare l’Ucraina e ripristinare rapidamente la pace in Europa», ha twittato il ministro degli Esteri lettone, Edgars Rinkevics, per poi aggiungere: «La Germania, in quanto prima potenza europea, ha una responsabilità speciale in questo senso». Sulle stesse posizioni si è collocato il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. «È importante che gli alleati si coordino e procedano uniti. Sono stati presi altri impegni importanti e resto ottimista anche per quanto riguarda i carri armati, poiché questo è ciò che è necessario: sarà il logico passo successivo», ha dichiarato. In tal senso, la Metsola si è detta favorevole a un rapido invio dei Leopard 2 all’Ucraina.
«[I Leopard, ndr] sono stati indicati perché sono numerosi, perché relativamente facili da mantenere, perché molti Paesi europei li hanno e semplicemente perché l’Ucraina ne ha bisogno», ha affermato, per poi aggiungere: «Accolgo con favore la prontezza e gli impegni di Ramstein. Tuttavia, ciò di cui abbiamo urgente bisogno è leadership, accordo e un approccio unito per fornire carri armati Leopard 2 all’Ucraina. Ci sono molti Paesi europei pronti a farlo. Gli ucraini stanno coraggiosamente combattendo per la loro libertà e i nostri valori comuni. Non possiamo deluderli».
Reznikov ha comunque reso noto che le forze ucraine inizieranno ad addestrarsi all’uso dei Leopard in Polonia. «I Paesi che hanno già carri armati Leopard possono iniziare le missioni di addestramento per i nostri equipaggi. Inizieremo con quello e partiremo da lì», ha detto. «Spero che la Germania segua il processo, conduca le consultazioni interne e arrivi alla decisione di trasferire carri armati. Sono ottimista riguardo a questo perché il primo passo è stato fatto», ha proseguito.
Ricordiamo che il nodo dei carri armati risiede in una sorta di braccio di ferro tra Berlino e Washington. Il governo tedesco avrebbe intenzione di inviare i Leopard 2 a Kiev solo nel momento in cui gli Stati Uniti facessero altrettanto con i loro tank M1 Abrams: uno scenario, quest’ultimo, tuttavia respinto dall’amministrazione Biden. Secondo il Pentagono, gli Abrams presenterebbero infatti una manutenzione troppo complessa, oltre a tempi lunghi per l’addestramento. Tuttavia, al di là delle questioni di carattere tecnico, se ne scorgono anche altre di natura politica. Non è un mistero che, da quando la Russia ha invaso l’Ucraina lo scorso febbraio, la Germania è stata tra i Paesi che ha spesso premuto per la linea morbida nei confronti del Cremlino: un approccio molto distante dalla severità invocata invece da Polonia, Regno Unito e repubbliche baltiche. Pur a fronte di malumori nel governo di Berlino, è sempre più evidente come il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, non voglia arrivare a fratture insanabili con Mosca (visti i loro profondi legami economici ed energetici). Dall’altra parte, due giorni fa la Cnn riferiva di tensioni crescenti anche tra Washington e Londra. I britannici vorrebbero infatti inviare in Ucraina dei missili a lunga gittata Atacms: una prospettiva che, almeno al momento, gli Stati Uniti respingono (nonostante il loro recente annuncio di un nuovo pacchetto di aiuti militari da 2,5 miliardi di dollari). Insomma, è abbastanza chiaro che, anziché avere una strategia definita, Joe Biden sta cercando di barcamenarsi tra le posizioni contrastanti che attraversano la Nato: tra la linea morbida tedesca e quella dura, promossa soprattutto da Londra e Varsavia. Un Biden che, sulla questione ucraina, deve fare anche i conti, in patria, con le divisioni interne ai repubblicani e agli stessi democratici.
Mentre, secondo l’account Twitter Ukraine Weapons Tracker, il nostro Paese avrebbe inviato all’Ucraina degli obici semoventi Pzh 2000. Sarebbero utilizzati dalla 43esima brigata di artiglieria ucraina. In questo quadro, ieri Washington ha stimato che, dall’inizio dell’invasione, sarebbero rimasti uccisi circa 188.000 tra soldati russi e mercenari del Wagner Group: quel Wagner Group che, l’altro ieri, gli Stati Uniti hanno designato come «organizzazione criminale transnazionale». Del resto, proprio questa organizzazione rappresenta un pericoloso anello di congiunzione tra la crisi ucraina e l’aumento dell’influenza militare e politica russa sulla Libia orientale e sul Sahel. Nel frattempo, ieri l’esercito russo ha reso noto di aver avviato un’offensiva nella regione di Zaporizhia. La Russia ha inoltre annunciato di aver condotto esercitazioni di difesa aerea nell’area di Mosca, mentre l’ex presidente Dmitry Medvedev ha paragonato il conflitto in corso alla Guerra patriottica.
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