- Ira di Netanyahu dopo la restituzione di quattro prigionieri deceduti: «I terroristi rispettino gli impegni». Monito degli Usa per le esecuzioni di presunti collaborazionisti di Tel Aviv. Presidiato il valico di Rafah.
- Tajani al Parlamento: «Lo Stato di Palestina? Adesso il riconoscimento è più vicino». L’ambasciatore Archi sarà inviato speciale nella Striscia. Pronti nuovi aiuti umanitari.
Lo speciale contiene due articoli.
«Il valico di Rafah non aprirà oggi, probabilmente neanche domani, e non si sa quando verrà aperto». È la valutazione fornita ieri da una fonte della sicurezza israeliana a Ynet, che esclude una ripresa imminente dei transiti tra Egitto e Striscia di Gaza. La fonte ha precisato che una riapertura «non sarebbe possibile neppure da un punto di vista logistico», poiché richiederebbe l’invio di squadre di ricognizione e controlli di sicurezza sul posto. Secondo la stessa fonte anche oggi il valico resterà chiuso. Saranno presenti anche militari italiani dell’Arma dei carabinieri tra il personale incaricato di monitorare il valico di Rafah non appena questo verrà riaperto. La conferma arriva da fonti qualificate italiane.
In attesa di sviluppi, 600 camion di aiuti umanitari stanno comunque attraversando Kerem Shalom, principale punto di ingresso israeliano, in linea con quanto previsto dagli accordi. Una versione che però contrasta con quella dell’emittente Kan, secondo cui il governo avrebbe deciso di sospendere per oggi le sanzioni su Gaza – comprese le restrizioni al passaggio degli aiuti e la chiusura del confine di Rafah – in seguito alla restituzione, da parte di Hamas, di quattro corpi di ostaggi deceduti. Ma il gesto che doveva segnare un progresso nella fragile tregua si è trasformato in un nuovo caso.
Uno dei quattro corpi consegnati da Hamas non apparterrebbe a un cittadino israeliano ma a un abitante di Gaza. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza israeliana, citando gli esami condotti all’Istituto forense Abu Kabir. Secondo un’altra fonte, l’uomo indossava un’uniforme delle Forze di difesa israeliane (Idf), fatto che avrebbe causato confusione nel momento del recupero. L’esercito ha poi confermato che «il quarto corpo consegnato da Hamas non corrisponde a nessuno degli ostaggi israeliani identificati». Martedì notte sono stati invece riconosciuti i resti di Tamir Nimrodi, Uriel Baruch ed Eitan Levy, tre soldati dell’Idf uccisi e trattenuti per mesi nella Striscia.
Restano ancora nelle mani di Hamas 21 ostaggi deceduti, i cui corpi dovrebbero essere trasferiti a Israele nei prossimi giorni. Fonti delle Brigate al-Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno intanto riferito all’emittente del Qatar al-Araby che i corpi di altri cinque ostaggi deceduti a Gaza sarebbero stati consegnati ieri sera a Israele alle 20 (ora italiana). Dall’ufficio di Netanyahu è arrivata una presa di posizione ferma: «L’organizzazione terroristica Hamas deve rispettare gli impegni presi con i mediatori e restituire tutti i corpi degli ostaggi. Non scenderemo a compromessi su questo punto e non risparmieremo alcuno sforzo finché ogni salma non sarà riportata in Israele». Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha rincarato: «Basta con questa vergogna. Pochi istanti dopo aver ricevuto centinaia di camion di aiuti, Hamas è tornato alle sue solite tattiche: mentire, ingannare e tormentare le famiglie delle vittime. Il terrore nazista comprende solo la forza, e l’unico modo per risolvere il problema è cancellarlo dalla faccia della terra».
Le tensioni si intrecciano con la questione della sicurezza lungo il confine egiziano. La commissione Affari esteri e difesa della Knesset ha convocato una sessione straordinaria sul crescente uso di droni per contrabbandare armi dall’Egitto verso Israele. Sul piano diplomatico, il Wall Street Journal ha riferito che Israele e Hamas avrebbero già avviato discussioni preliminari sulla fase 2 del piano di pace proposto dal presidente Donald Trump. Ma la notizia è stata smentita da Gerusalemme: «Siamo ancora nella prima fase – ha dichiarato una fonte governativa al Times of Israel – parleremo della seconda solo quando la prima sarà completata».
Nel frattempo, la presidenza palestinese ha condannato con forza le recenti esecuzioni sommarie compiute da Hamas nella Striscia di Gaza. In un comunicato dell’ufficio del presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas (che arriva a Roma il 7 novembre), queste azioni sono «crimini efferati assolutamente inaccettabili in qualsiasi circostanza». Monito anche degli Stati Uniti ad Hamas dopo la diffusione di un video con esecuzioni sommarie di presunti collaborazionisti con Israele. «Hamas deve smettere di sparare ai civili palestinesi innocenti a Gaza», ha scritto su X Brad Cooper, comandante del Centcom, il Comando americano per il Medio Oriente. Secondo la Deutsche Welle, Israele non vedrebbe di buon occhio la partecipazione di Francia e Regno Unito al Consiglio per la pace previsto dal piano Trump, poiché entrambi hanno riconosciuto unilateralmente lo Stato palestinese. Al contrario, l’Italia sarebbe considerata un interlocutore accettabile. In tal senso il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar parte oggi per una visita diplomatica di un solo giorno in Italia. Nel corso del viaggio Saar incontrerà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente del Senato Ignazio La Russa. Il ministro israeliano parteciperà inoltre alla Med Conference in programma a Napoli da ieri, sotto la presidenza di Tajani.
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