Il governo si occupa dei migranti, ma dimentica le aziende italiane in Libia
  • Mentre viene rinnovato il memorandum d’intesa con Tripoli, molte aziende impegnate nel settore oil & gas rischiano di perdere appalti per centinaia di milioni di euro. Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, lancia l’allarme. «Il ministro Luigi Di Maio non ha ancora risposto alle nostre richieste. I bandi di gara della Noc possono finire in mani straniere».
  • Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese difende alla Camera i rapporti bilaterali con la Libia, Intanto in Germania il partito La Sinistra attacca i servizi segreti tedeschi: interrogano i migranti in Italia senza averne competenze.

Lo speciale contiene due articoli


Da un lato il rinnovo automatico del memorandum d’intesa con l’Italia sul fronte immigrazione, dall’altro il rischio che le nostre piccole imprese perdano i prossimi appalti nel settore oil & gas a scapito di quelle straniere. Il caos Libia, con una guerra civile in corso e il rischio di una nuova ondata di migranti verso le coste dell’Italia, inizia a preoccupare le molte aziende di casa nostra ancora impegnate sul territorio. Se Eni, presente dal 1959, fa storia a sé – e come sostenne in televisione l’ex premier Matteo Renzi è un pezzo fondamentale dei nostri servizi segreti –, ci sono decine di piccole e medie imprese che lavorano in Libia negli impianti petroliferi. Partecipano a gare per appalti e subappalti per la creazione di raffinerie, centri di stoccaggio, costruzione di gasdotti e oleodotti. Spesso sono in consorzio con altre aziende straniere. Molte di queste sono iscritte a Federpetroli, la federazione internazionale del settore petrolifero. Le accompagna e le rappresenta ai tavoli istituzionali, sia italiani sia esteri. A quanto risulta alla Verità, la Noc (National Oil Corporation) libica avrebbe già pronti nuovi appalti per esplorazione e costruzione sul territorio libico, per centinaia di milioni di euro.

Se ne è discusso di recente a Malta. Ma proprio in questo momento il governo italiano latita con Federpetroli Italia. Michele Marsiglia, il presidente, chiede da mesi un incontro con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ma la data non è stata ancora fissata. Come Marsiglia ha più volte ribadito: «L’impegno di Federpetroli Italia è quello di continuare ad investire in Libia, oggi più di ieri. Ad oggi la compagnia petrolifera di Stato libica Noc (National Oil Corporation) veste una giacca che viene tirata a destra e a sinistra. Vediamo una Noc che fatica a mettere in atto le proprie politiche energetiche, ma che allo stesso tempo inonda il mercato di gare e bandi». Secondo Marsiglia, però, servirebbe un affiancamento da parte del governo, «perché questi appalti rischiano di finire ad aziende straniere se non c’è uno stato italiano più forte nella zona». Il governo, in pratica, continua a prestare attenzione alle nostre coste e all’emergenza migranti, meno all’indotto petrolifero, che se pur in condizioni difficili, continua a esserci. Le forze di Khalifa Haftar continuano con operazioni di disturbo verso Tripoli.

L’obiettivo del generale della Cirenaica, come dichiarato in una recente intervista all’agenzia russa Novosti, è quella di liberare la Capitale. Ma allo stesso tempo Haftar ha mostrato interesse anche per la questioni petrolifere, spiegando che il tema del petrolio è un settore sensibile. Ha un disperato bisogno di ristrutturazione, riorganizzazione e sottomissione al controllo, è regolato dalla National Oil Company». Secondo l’agenzia African Intelligence il primo ministro libico Fayez Sarraj , che ha perso credibilità sulla scena internazionale, sta puntando tutto sulla cooperazione con l’Italia e l’Ue nella lotta alla migrazione clandestina. Per l’agenzia, ritenuta vicino a ambienti di intelligence francese, il memorandum offre supporto tecnico e finanziario alle guardie costiere libiche per circa 800 milioni di euro con l’obiettivo di ridurre il flusso di migranti. E’ il risultato degli incontri di questi ultimi 15 giorni del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che il 23 ottobre ha incontrato anche il ministro dell’Interno Fathi Bachaga. Sempre secondo l’agenzia, anche Haftar trarrebbe vantaggi dal traffico di essere umani: rappresenterebbe anche per il generale una fonte di entrate.

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