Il giallo del Boeing caduto a Teheran subito dopo l’attacco alle basi Usa
Ansa
  • A 5 ore dalla ritorsione, un velivolo ucraino si schianta appena decollato. Per le autorità «è esploso un motore». Ma le scatole nere vengono sequestrate. I dubbi sullo spazio aereo rimasto aperto e il ruolo dell’artiglieria.
  • Pioggia di missili (ma annunciata). Colpiti due siti per vendicare Qassem Soleimani: «80 terroristi americani uccisi». In realtà nessuna vittima statunitense. E Baghdad svela di essere stata avvisata prima del raid.

Lo speciale comprende due articoli.

Un aereo a 8.000 piedi, 300 miglia orarie. Un’esplosione. Detriti precipitati su un’area piuttosto ampia fuori Teheran. L’unica certezza è legate al numero delle vittime: 176, 167 passeggeri e nove membri dell’equipaggio. Nessuno è sopravvissuto: 82 erano iraniani, 11 di nazionalità ucraina, 63 canadesi, 10 svedesi, quattro afgani, tre tedeschi e tre britannici.

Com’è accaduto? Sarà difficile saperlo visto che il capo dell’aviazione civile iraniana Ali Abedzadeh ha comunicato che Teheran non consegnerà a Boeing le scatole nere del 737-800 della Ukraine Airlines che ieri, decollato dall’aeroporto internazionale Imam Khomeini alle 6.12 locali, ha perso il contatto alle 6.14 precipitando in una zona agricola nella periferia della capitale iraniana.

L’Agenzia federale statunitense per l’aviazione ha vietato a tutti i voli commerciali di entrare nello spazio aereo iraniano e iracheno dopo il lancio di missili contro le basi militari Usa avvenuto verso l’1.20 ora locale, cioè cinque ore prima del disastro aereo. L’Agenzia ha sottolineato il «rischio» di «possibili errori di calcolo e di identificazione» in caso di lancio di missili. Diversi vettori non americani, inoltre, hanno dirottato i loro voli mercoledì per evitare l’Iraq e l’Iran. Non entreranno nello spazio aereo di Iran e Iraq neanche Qantas, Malaysia Airlines, Singapore Airlines, Air France e Lufthansa.

Quindi, quali sono le ragioni del disastro? L’incidente, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero dei Trasporti iraniano, Qassem Biniaz, all’agenzia Irna, si sarebbe verificato a causa di un motore che ha preso fuoco, senza che il pilota sia riuscito a riprendere il controllo. Nessun attacco missilistico, quindi, per Teheran.

Tuttavia, se inizialmente l’ambasciata ucraina in Iran aveva dichiarato che a causare lo schianto sarebbe stato un guasto a un motore, escludendo l’ipotesi terrorismo e anche quella del missile, in seguito però Kiev ha ritirato questa dichiarazione. Nessuno pista è esclusa, così il presidente Volodimyr Zelensky ha ordinato un’inchiesta. Ritrattando la posizione iniziale, nel pomeriggio l’ambasciata ucraina in Iran ha precisato come «tutte le informazioni sulla sciagura avvenuta nei pressi di Teheran saranno fornite da una commissione ufficiale».

Il Boeing 737-800 non è stato contrassegnato per problemi durante le ultime verifiche della Boeing: il mezzo coinvolto era stato consegnato nel 2016 e ha sempre passato i controlli di routine. I dubbi circa le responsabilità iraniane, invece, sono diversi. Ne evidenziamo due. Il primo riguarda lo stato dello spazio aereo civile: lasciarlo aperto in un contesto di guerra, con le difese attive per timore di una risposta statunitense, è stato un clamoroso errore da parte dell’Iran. Un atto che mette a repentaglio per prima cosa la vita dei suoi cittadini. Il secondo riguarda i datati sistemi antiaerei iraniani, basati sui missili Sayyad di fabbricazione sovietica, ammodernati dalla Cina e rivenduti all’Iran depotenziati in termini di sistemi per fissare la superiorità di Pechino su Teheran.

Le possibilità sono due: un’altra esplosione del motore Cfm56 montato sul Boeing 737 dopo quella che ha coinvolto un aeroplano nel 2018 (e sarebbe piuttosto clamoroso) o un missile della contraerea iraniana che potrebbe aver «letto» l’aereo di linea come oggetto in movimento da abbattere (ecco a cosa sarebbe servito chiudere lo spazio aereo). Quest’ultima è la tesi dell’emittente televisiva Al Hadath, che fa parte del gruppo della saudita Al Arabiya, secondo cui il Boeing sarebbe stato colpito per errore da un missile sparato dai Guardiani della rivoluzione iraniana, i Pasdaran, ossia l’organizzazione la cui unità d’élite era guidata dal generale Qassem Soleimani, il comandante ucciso la settimana scorsa da un raid statunitense e in nome del quale poche ore prima Teheran aveva aperto il fuoco contro le basi irachene che ospitano militari statunitensi.

A gettare ombre su Teheran è anche l’Ops group, un team di esperti di aviazione, che ha scritto: «Invitiamo a partire dall’assunto che si è trattato di un abbattimento», simile al caso del Volo Malaysia Airlines 17 abbattuto da un missile terra-aria nel 2014. Gli esperti hanno pubblicato alcune foto del luogo dell’incidente che spiegando che «si vedono evidenti fori da proiettile nella fusoliera e su un’ala».

Ma c’è una terza ipotesi. Ad annoverarla è Zeev Sarig, ex direttore dell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, in Israele, uno dei più sicuro al mondo. Secondo lui il disastro potrebbe essere stato causato da un esplosivo a bordo.

C’è da augurarsi che l’Iran collabori alle indagini. Anche soltanto per stemperare le voci secondo cui il bilancio della reazione di Teheran all’uccisione di Soleimani sarebbe di 56 (se non di più) morti durante i funerali del generale Pasdaran più i 176 del disastro aereo.


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