- Il presidente Usa Donald Trump paventa ancora l’addio al Patto Atlantico, ma i partner incassano senza preoccuparsi troppo. Giuseppe Conte riapre la polemica su Sigonella: «Nessuna base va concessa agli Usa». Guido Crosetto pronto a riferire in Aula.
- Appello congiunto di 15 Paesi Ue per fermare gli attacchi di Idf ed Hezbollah. Il ministro libanese Michel Menassa: «L’operazione di Tel Aviv indebolisce i nostri sforzi anti miliziani».
Lo speciale contiene due articoli
Donald Trump continua imperterrito a svolgere il ruolo di «picconatore» dell’Alleanza atlantica. Il presidente americano ha infatti annunciato nel pomeriggio di ieri (quindi durante la mattinata a Washington) che durante il discorso alla nazione previsto durante serata americana di ieri, avrebbe parlato del suo «disgusto» nei confronti della Nato per non aver aiutato gli Stati Uniti in Iran. Lo ha detto lo stesso presidente a Reuters, sottolineando di considerare «assolutamente» un possibile ritiro dall’alleanza da parte degli Stati Uniti.
Alla Nato la parola d’ordine dopo l’annuncio del tycoon è stata: «Mantenere la calma». Secondo quanto confidato da fonti alleate interpellate dall’Ansa, Trump non viene considerato infatti nuovo a quelle che vengono definite «provocazioni». Per questo, in un certo senso, la Nato ha sviluppato in questi ultimi mesi una sorta di tolleranza alle dichiarazioni forti. L’attitudine è di guardare ai fatti e, si sottolinea, sia l’opinione pubblica americana sia il congresso sono, in maggioranza, «favorevoli» all’alleanza transatlantica. Del resto, il presidente americano non può lasciare la Nato senza un via libera del Congresso. Inoltre, anche se il Parlamento statunitense approvasse l’uscita dall’alleanza transatlantica, il ritiro richiederebbe un anno sulla base delle norme della Nato. Come si legge sul sito del Congresso americano, «nel 2023, il Congresso ha promulgato una legge che proibisce al presidente di “sospendere, terminare, denunciare o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato del Nord Atlantico” – che ha istituito l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (Nato) – senza il consiglio e il consenso del Senato o un atto del Congresso». Al Senato servirebbe una maggioranza di due terzi mentre il Congresso dovrebbe approvare una legge nuova. La norma di tre anni fa fu adottata perché durante il primo mandato di Trump gli avvocati del dipartimento di Giustizia spingevano per far passare la tesi che il presidente aveva il potere esclusivo di ritirare il Paese dai trattati.
E anche a Bruxelles le esternazioni del presidente americano non hanno suscitato particolare allarme. Un portavoce della Commissione Ue nel corso del briefing con la stampa, ha risposto così ad una domanda sulla minaccia del tycoon: «In termini di sicurezza e difesa, ovviamente siamo impegnati a mantenere un forte legame transatlantico, che rimane cruciale per la nostra sicurezza. Insieme siamo più forti, e in questo la Nato è fondamentale».
Anche in governo tedesco sembra non aver preso molto sul serio la sparata di Trump: «Lo ha già fatto in passato», ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius. «Trattandosi di un fenomeno ricorrente, potete probabilmente giudicarne le conseguenze da soli», ha aggiunto.
Più articolata la posizione del Regno Unito, che non intende «scegliere» fra la storica «special relationship» con gli Usa e l’alleanza con i partner europei. A ribadirlo ieri è stato il premier britannico Keir Starmer, a margine dell’intervento in diretta tv da Downing Street con cui ha aggiornato la nazione sui contraccolpi della guerra in Medio Oriente innescata dall’attacco di un mese fa di Usa e Israele all’Iran.
Rispondendo ad alcune domande dei giornalisti che lo sollecitavano su questo tema, ha evitato qualunque riferimento diretto alle accuse del presidente americano, limitandosi a dire che il suo governo continua a ritenere vitale «per l’interesse nazionale» del Regno avere «una forte relazione sia con gli Usa sia con l’Europa». Quindi è tornato a difendere la Nato, presa di mira da Trump. E infine ha ribadito il ruolo solo «difensivo» attribuito al suo Paese nello scenario del conflitto mediorientale e il suo no a un coinvolgimento militare diretto contro l’Iran (al di là degli sforzi per creare una coalizione allargata impegnata a favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo un cessate il fuoco); non senza rimarcare ancora una volta il peso dei contraccolpi «energetici ed economici» destinati, stando alle sue parole, a continuare a colpire anche l’isola per un periodo di tempo non breve. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha invece reso noto di aver avuto un colloquio con Trump in cui i due hanno avuto «discussioni costruttive e scambi di idee su Nato, Ucraina ed Iran. Ci sono problemi da risolvere, in modo pragmatico», ha commentato Stubb.
Secondo il Financial Times, inoltre, il mese scorso il presidente Usa chiese alla Nato di aiutarlo a riaprire lo stretto, ma fu respinto dalle capitali europee. Tre funzionari a conoscenza delle discussioni hanno affermato che Trump rispose minacciando di interrompere le forniture di armi a Kiev.
Sullo sfondo delle ultime esternazioni del tycoon si intravede però anche la querelle scatenata dal divieto da parte del governo italiano all’utilizzo della base aerea di Sigonella nelle operazioni contro l’Iran.
Una scelta cavalcata dall’ambasciata iraniana a Roma che sul suo profilo X ha condiviso un post del ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando di «una scelta intelligente, fondata sul diritto internazionale e sulla tutela degli interessi e dell’indipendenza dell’Italia». Un portavoce del dipartimento della Guerra Usa ha però gettato acqua sul fuoco: «Gli accordi di cooperazione tra le forze armate italiane e statunitensi rimangono solidi».
Il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha però comunque provato a cavalcare l’onda: «Per me non solo Sigonella, ma nessuna base deve essere mai fornita, neppure per un supporto logistico, come sta facendo la Spagna. Nessun supporto diretto, indiretto e logistico per un’azione che va contro il diritto internazionale: l’ho ripetuto ieri durante l’incontro con l’inviato speciale di Trump», ha detto l’ex premier, facendo riferimento a un incontro – che forse doveva restare riservato – con Paolo Zappolli. Per la vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Augusta Montaruli, però, «spicca il silenzio assordante del leader del M5s su una contraddizione che ha dell’incredibile: come può, Conte, tentare di infiammare le piazze Pro-Pal la mattina e correre a pranzo con gli inviati speciali di Donald Trump il pomeriggio?
Intanto, Crosetto si è detto disponibile a riferire in Parlamento, così come richiesto da diversi gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. L’informativa sull’utilizzo delle basi militari Usa nel territorio italiano si potrebbe svolgere martedì prossimo.
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