Israele propone un porto ma i velisti insistono: «Vogliamo violare il blocco»
(Getty Images)
  • Altre barche si uniscono alla Flotilla, che rifiuta ogni soluzione diversa dalla prova di forza. Ma anche Frontex, tirata in ballo, avverte: «Non potremo difendervi».
  • La leader del Pd fa un taglia e cuci delle parole di Mattarella, fingendo di sposarne il monito. La realtà è che non può far scendere i due dem imbarcati né accettare l’aiuto del governo. E alla fine spera nell’Ue.

Lo speciale contiene due articoli.

Ostinati. Un aggettivo che piace molto alla segretaria dem Elly Schlein e che ben si può attribuire ai partecipanti della Global Sumud Flotilla. Un’organizzazione cui fanno parte moltissime anime, ma solo quelle più estremiste sembrerebbero dettar legge. Sì perché a nulla sono serviti gli appelli alla responsabilità arrivati da quasi tutte le forze politiche e soprattutto dal capo dello Stato Sergio Mattarella, loro non hanno nessuna intenzione di mollare. Si dirigono, ostinatamente appunto, verso la costa della Striscia di Gaza. Obiettivo: «violare il blocco».

«Nonostante i sabotaggi la missione continua. L’attenzione deve essere rivolta a Gaza, dove solo all’alba di oggi sono state uccise altre 44 persone». Così la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla sottolineando che la componente italiana è ancora presente sulle barche. «La delegazione italiana presente a bordo è composta da circa 50 persone di cui circa 40 sono rimaste a bordo e le rimanenti hanno legittimamente deciso di tornare in Italia per proseguire l’attività insieme all’equipaggio di terra. Tra di loro la portavoce Maria Elena Delia, come è stato già comunicato». Delia che ieri ha anche intrattenuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «La missione non è fine a se stessa», spiegano da Arci, presente nella missione con la barca Karma, «il vero obiettivo è rompere l’assedio e fermare il genocidio in corso». Intanto anche Frontex ha avvertito gli attivisti di non poter fare nulla in caso di attacchi: «Frontex è un’organizzazione civile il cui compito principale è supportare i Paesi dell’Ue nella gestione delle frontiere. Non siamo un’organizzazione militare, quindi non possiamo svolgere compiti militari, come la scorta di navi per la protezione in mare. Inoltre, le navi che partecipano alle operazioni Frontex non sono equipaggiate per questo scopo». Lo ha spiegato un portavoce come risposta a una sessantina di eurodeputati di The Left, Greens, S&D e Non iscritti che avevano inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per chiedere un intervento urgente di Frontex per la Global Flotilla. In questo momento le imbarcazioni hanno lasciato Creta in direzione Sud per evitare una tormenta: «abbiamo avuto un altro problema con una barca e abbiamo dovuto ricollocare circa 30 persone» ha spiegato un attivista della delegazione italiana che si trova a bordo.

La situazione è seria ma la missione prosegue. Tanto che ci sono altre barche a vela in partenza da Catania.

Una flotta con a bordo giornalisti internazionali e medici professionisti salperà il primo ottobre per Gaza. È stato annunciato in una conferenza stampa a Catania da Freedom Flotilla Coalition: «È un’iniziativa senza precedenti perché per due anni Israele ha negato a tutti i giornalisti stranieri di entrare a Gaza, creando uno dei blackout di stampa più severi nella storia recente. Le nostre sono azioni dirette e non violente. Le flotte cercano di fare il lavoro che i governi non hanno fatto. A tutti quelli che stanno guardando da casa diciamo: ’fate qualcosa di più’. Lo sapete che dovete». Il loro appello. La seconda flotta si chiama Thousand Madleens to Gaza. In tutto si tratta di una decina di barche, due al porticciolo di San Giovanni Li Cuti e le altre in rada. La flotta, spiegano gli organizzatori delle due nuove flottiglie, partirà per «sfidare il blocco illegale imposto da Israele a Gaza ed esporre i sistemi che rendono possibili i suoi crimini di guerra. Navigheremo perché le potenze mondiali consentono l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele. Navigheremo per romperlo, per smascherare i sistemi che sostengono i crimini di guerra di Israele, e per affermare i diritti del popolo palestinese». Queste nuove missioni sono del tutto simboliche, perché le navi che stanno per arrivare a Gaza non aspetteranno le nuove flotte, come chiarito appunto dagli organizzatori. «Navighiamo al loro fianco ma non aspetteranno che ci uniamo a loro in mare». Insomma, proseguono i soliti toni da assemblea studentesca.

Intanto prosegue il pressing del presidente della Cei, il cardinal Matteo Zuppi, affinché la Flotilla accetti la mediazione che vorrebbe far convergere le imbarcazioni della Global Sumud su Cipro dove il Patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa le accoglierebbe come garante. Si spinge per l’attivazione del Corridor for Gaza Amalthea, un sistema di aiuti che nasce da un accordo tra Cipro, Israele, Emirati Arabi, Unione europea, Stati Uniti e Unops (Onu). È un corridoio «collaudato, sicuro» spiegano fonti vicine alla mediazione, la cui attivazione potrebbe innanzitutto garantire l’incolumità degli attivisti, quindi assicurare l’arrivo gli aiuti alla popolazione e rassicurare anche Israele, che teme un accordo sottobanco della Flotilla con Hamas. «L’oggettiva preoccupazione» dicono le fonti coinvolte nella mediazione, è per l’incolumità dei membri dell’equipaggio, Israele venendo a contatto con loro potrebbe tentare un blitz per prendere il comando delle imbarcazioni magari senza «sparare» ma con azioni di dissuasione.

Il ministero della Difesa israeliano avrebbe inoltre trasmesso a quello italiano, affinché la facesse arrivare al coordinamento della missione, una proposta per far sbarcare gli aiuti umanitari in un porto israeliano. Difficile tuttavia che gli attivisti accettino, sancendo anche simbolicamente l’ineludibilità di un passaggio con le autorità israeliane per aiutare Gaza.

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