Ambasciate vuote e fucili carichi. Putin a un passo dall’attacco a Kiev
  • Gli americani temono l’offensiva russa e hanno richiamato il personale diplomatico. L’Ue: «Diteci cosa sapete». Joe Biden pronto a inviare truppe, mentre la Nato dispiega navi e aerei da combattimento a Est.
  • Mercati in contrazione a causa del rischio di un conflitto: Mosca cede il 6%, soffrono anche Wall Street e le piazze europee. Il gas si impenna e fa registrare un +17%.

Lo speciale contiene due articoli

Forse anche ai confini orientali e nord orientali dell’Europa «andrà tutto bene» ma i segnali che arrivano in queste ore non sono molto rassicuranti e non si tratta di credere alla propaganda di una o dell’altra parte. Il vertice di Ginevra tenutosi venerdì scorso tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il Segretario di Stato americano Antony Blinken sulla crisi Ucraina che sembrava aver aperto alla possibilità di un possibile negoziato, seppur complicatissimo a distanza, viste le posizioni di Usa, Russia ed Europa così come gli interessi in contrasto anche all’interno degli stessi alleati del Patto Atlantico mostrano che la riunione tenutasi nella neutrale Svizzera non ha avuto un gran successo. Quello che sappiamo è che domenica scorsa durante un incontro tenutosi a Camp David il presidente americano Joe Biden ha discusso con i suoi consiglieri della possibilità di inviare un contingente che potrebbe essere tra 1.000 e 5.000 soldati ma che potrebbe diventare 10 volte quel numero se le cose dovessero peggiorare nel Baltico e nell’est Europa. In merito, una determina presidenziale potrebbe arrivare a breve. A proposito di questo, il portavoce presidenziale russo ha affermato che «l’esercito russo non può tollerare le crescenti attività della Nato vicino ai confini del paese e il presidente Putin adotterà le misure necessarie per difendere la sua sicurezza e i suoi interessi».

Al vertice di Camp David hanno partecipato, seppur da remoto, alti ufficiali delle forze armate americane oltre al segretario alla Difesa Lloyd Austin e il capo di Stato maggiore generale Mark Milley, segnale di come la situazione sia delicatissima. Ieri mattina invece la Nato in una nota ha fatto conoscere la sua posizione: «Gli alleati della Nato stanno mettendo le forze in allerta e stanno inviando navi e caccia in Europa dell’Est, per rinforzare la nostra capacità di deterrenza e difesa, mentre la Russia continua ad aumentare la propria presenza militare dentro e fuori dall’Ucraina». Nello specifico e per il momento, si tratta della Danimarca che ha inviato una fregata nel Mar Baltico e quattro caccia F-16 da schierare in Lituania; la Spagna che prevede di mandare navi alla Nato e sta anche valutando l’invio di caccia in Bulgaria; la Francia invece pronta a inviare truppe in Romania mentre l’Olanda invia due aerei da combattimento F-35 in Bulgaria e offre una nave ed equipaggiamento terrestre alla forza di risposta della Nato. La Gran Bretagna ha già inviato uomini e mezzi militari in Ucraina. E la Germania? La coalizione di governo alla sua prima crisi internazionale è già andata a sbattere mostrando tutte le sue contraddizioni e anche l’inesperienza di alcuni esponenti, come il neoministro degli Esteri, la verde Annalena Baerbock. Ma quanto accade è l’inizio di una escalation militare? Secondo il presidente dell’osservatorio sicurezza Eurispess, il generale Pasquale Preziosa, «predire il futuro nella complessità odierna è molto rischioso perché gli scenari stanno virando dal rischio verso l’incertezza. Comunque, la situazione oggi in Ucraina appare, sotto un profilo ormai storico, molto simile a quella dell’agosto 2008 in Georgia, con motivazioni politiche di fondo similari a quelle odierne con l’Ucraina. La Nato manca dei presupposti legali, legati all’articolo 5 del trattato Nato, che presuppone un attacco armato contro uno o più alleati per poter intervenire militarmente a supporto dell’Ucraina, così come nel caso della Georgia».

I russi però dicono che l’Ucraina sia una minaccia. Non è esagerato? «L’Ucraina non è nelle condizioni economiche, sociali e militari per poter rappresentare una minaccia per la Russia. L’Ucraina ha solo un Pil di 155 miliardi di dollari, mentre la Russia ha da 1,5 trilioni di dollari (1.000 volte più alto), è dotata di un grande arsenale nucleare e di armamenti ipersonici. Socialmente, l’Ucraina appare divisa tra una parte della popolazione pro Occidente e una parte pro Russia. Da tempo immemore ad Est del fiume Dnepr vi è una grande influenza russa, sia per ragioni economiche sia per ragioni etniche: perdere il rapporto con quelle regioni vuol dire perdere alcuni fondamenti del sistema economico russo».

Per tornare agli Stati Uniti, la sterzata di Biden arriva dopo che il presidente è stato accusato più volte di essere debole anche in politica estera – ad esempio con l’Iran – e che in questa crisi alla quale ha approcciato secondo la stampa americana «con una posizione troppo moderata, forse per non provocare reazioni scomposte del Cremlino», senza contare che il suo indice di popolarità – crollato dopo il ritiro dall’Afghanistan – non accenna a rialzarsi e lo stesso vale per la sua vice Kamala Harris. Diversità di vedute anche sulla partenza del personale diplomatico, che gli americani stanno evacuando (parzialmente) dall’ambasciata di Kiev, che per il momento resta aperta in quanto «le condizioni di sicurezza, in particolare lungo i confini dell’Ucraina, nella Crimea occupata dalla Russia e nell’Ucraina orientale controllata dalla Russia, sono imprevedibili e possono deteriorarsi con poco preavviso». Dimostrazioni, che a volte sono diventate violente, si verificano regolarmente in tutta l’Ucraina, inclusa Kiev. Lo stesso stanno per fare i britannici: un fatto che l’Ucraina ha bollato come «una decisione prematura ed eccessiva» e lo stesso pensa l’alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, che ha dichiarato: «Il segretario di Stato americano, Tony Blinken, ci spiegherà le ragioni dell’annuncio del ritiro del personale americano. Noi non faremo lo stesso perché non ne vediamo il motivo», aggiungendo che «i negoziati vanno avanti, non vedo perché ce ne dobbiamo andare. Il personale Ue resterà in Ucraina a meno che Blinken non ci dia ragioni per una scelta diversa».

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