Le nostre imprese si schierano nella battaglia per la natalità
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  • Ieri il primo appuntamento del tavolo voluto dal ministro Fontana: 58 realtà piccole e grandi si sono riunite per condividere buone pratiche a favore dei lavoratori che vogliono dei bimbi.
  • Piccoli italiani crescono e perdono il desiderio di diventare genitori. Un rapporto del ministero della Salute mostra che il 78% degli adolescenti intende fare figli. Ma quando i ragazzi diventano adulti cambiano idea: la maggioranza preferisce non riprodursi.

Lo speciale contiene due articoli.

Una sessantina (58, per la precisione) piccole, grandi e grandissime imprese italiane si sono schierate a favore della natalità. Ieri mattina, a Palazzo Chigi, i rappresentanti di queste realtà produttive hanno partecipato alla prima riunione del «Tavolo nazionale di promozione del welfare aziendale» ideato e presieduto dal ministro della Famiglia Lorenzo Fontana.

C’erano colossi come Eni, Enel, Ferrovie dello Stato, Nestlé, Poste Italiane, Lottomatica, Tim, Unicredit, Ubi Banca, Sodexo, Snam, Ferrero, Esselunga, Mellin e molti altri. Tutti riuniti per condividere esperienze e buone pratiche al fine di «adottare soluzioni positive a favore della famiglia e della natalità».

Queste aziende hanno risposto all’avviso di manifestazione di interesse diffuso dal ministero il 23 novembre scorso, e si può dire che già il loro numero sia un ottimo segno. Parliamo di società che danno lavoro a migliaia e migliaia di persone, e che possono davvero contribuire a combattere il micidiale calo demografico che affligge il nostro Paese. Come dimostra lo «Studio nazionale fertilità» realizzato dal ministero della Salute (di cui parliamo nell’articolo qui a fianco), le ragioni per cui la maggioranza degli italiani rifiuta di avere figli «sono legate principalmente a fattori economici e lavorativi e all’assenza di sostegno alle famiglie con figli». Bene, con l’apporto diretto delle imprese è possibile che si riesca a modificare la situazione, promuovendo la «conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura della famiglia» nonché il sostegno alla natalità e alla maternità.

Non sono trovate propagandistiche. Anzi, i numeri mostrano che l’impegno a favore delle famiglie funziona. Nei mesi scorsi, Fontana ha studiato da vicino, tra gli altri, il caso della Mellin. Un’azienda che presenta «un tasso di natalità interno del +7,5% (contro il -3% del dato nazionale); crescita del tasso di donne manager passato dal 40% al 45% in sei anni (con il 42% delle mamme promosse a ruolo dirigenziale o quadro successivamente al ritorno dal congedo per maternità); raddoppio dei giorni di paternità dal 2011 a oggi (con il 100% dei papà che usufruisce dei giorni di paternità)».

Un tasso di natalità con il segno più davanti è un risultato incredibile. Dimostra che qualcosa si può fare per aiutare i genitori che lavorano e per spingere i lavoratori ad avere bambini. Eni, per esempio, mette a disposizione per 12 mesi all’anno un asilo aziendale che ospita circa 170 bambini. L’obiettivo del tavolo istituito da Fontana è esattamente questo: mettere insieme tutte le strategie elaborate dalle varie aziende, esaminarle e fare in modo che si diffondano il più possibile.

«Abbiamo un calo demografico purtroppo devastante», ha detto il ministro, «e questo, di qui a pochi anni, si ripercuoterà sul sistema sociale italiano e sull’economia. Ecco perché questo tavolo. Ascolteremo le idee delle aziende alcune del delle quali hanno messo in campo ottime prassi di welfare familiare. Se gli italiani sono aiutati c’è voglia di avere bambini. Ci sarà un bando che verrà scritto in base alle proposte e alla sintesi che riusciremo a fare con tutte le aziende – oggi ce ne sono quasi 60 tra le più importanti in Italia – ma terremo conto anche delle piccole aziende e dei lavoratori autonomi».

Ora le varie aziende che si sono incontrate ieri invieranno al ministero le loro proposte. Già ieri alcune hanno illustrato alla platea le iniziative già in atto. Una volta raccolte tutte le proposte, il ministero produrrà un bando aperto per sostenere le varie realtà che intendono battersi per la natalità e per sostenere i dipendenti.

I denari a disposizione per questo progetto saranno parecchi: «Grazie al Fondo famiglia che quest’anno il governo ha deciso di destinare al ministero per la Famiglia», ha detto Fontana, verrà messa sul piatto «una cifra che oscilla tra i 50 e gli 80 milioni di euro».

È un primo passo, senz’altro. Ma è una risposta concreta alla larga maggioranza di italiani che decide di non avere figli a causa dell’insicurezza economica e dei problemi sul posto di lavoro. Lo Stato ha la possibilità di fare molto a questo fine, ma l’impegno pubblico – con tutta probabilità – non è sufficiente. Ecco perché è necessario coinvolgere pure le aziende, e invitarle a preservare un bene prezioso. Senza figli e senza famiglie, dopo tutto, anche il mercato e l’intero sistema capitalistico sono destinati ad andare a rotoli.


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