La Francia premia l’icona blasfema
Parigi 2024
Barbara Butch, la dj esponente Lgbt che impersonava Gesù nella discussa parodia dell’Ultima cena alle Olimpiadi, verrà insignita dall’Eliseo del titolo di cavaliere.

Tutti ricordiamo cosa accadde circa un anno fa, in occasione della «cerimonia» di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi. Era il 27 luglio e tra straordinari balli e spettacoli sulla Senna, animati da figure come Celine Dion e Lady Gaga, una performance blasfema mimò l’Ultima Cena di Leonardo (e di Gesù) ed il mondo intero se ne accorse e protestò. I vescovi francesi, in linea di massima piuttosto sobri e tolleranti verso le «mondanità» della cultura laica, emisero un comunicato, il giorno dopo l’apertura dei Giochi.

In esso, ribadivano la tradizionale stima della Chiesa per «i valori e i principi» veicolati dallo «sport e dall’olimpismo», come la ricerca di «unità e fraternità», ma anche il doveroso «rispetto per le convinzioni di tutti», senza cui non c’è «pace tra le nazioni e nei cuori». Con chiaro riferimento alla parodia blasfema dell’Ultima Cena, in cui un Gesù donna era attorniato da apostoli in versione drag queen, i vescovi osservano che «la cerimonia di apertura» ha incluso anche «scene di derisione e scherno nei confronti del cristianesimo», la qual cosa «deploriamo profondamente». Addirittura, l’episcopato ringrazia le «altre confessioni religiose» che ci hanno «espresso la loro solidarietà». Segno evidente che i prelati non esagerano quando notano che ci sono stati, visto che la cerimonia era in mondovisione, «cristiani di tutti i continenti» ad essere «feriti dall’eccessività e dalla provocazione di alcune scene», dovute alle «posizioni ideologiche di alcuni artisti».

Protagonista assoluta della derisione blasfema fu Barbara Butch che incarnava Gesù nel momento solenne dell’ultima cena coi discepoli. Fino ad allora semi-sconosciuta dj e attivista lesbica, la Butch era nota unicamente negli ambienti gay per aver ricevuto un premio nel 2021, come «personalità Lgbt dell’anno». Ad un anno dalla performance offensiva, che a suo tempo il direttore artistico Thomas Jolly cercò di negare, dicendo che si trattava di Dioniso e non di Cristo, la Butch ha ricevuto un nuovo premio. Che stavolta però, per la notorietà raggiunta a danno dei cristiani e delle persone che rispettano la religione (e l’arte), sa veramente di provocazione a freddo, dunque ancor più grave.

Infatti, come ci informa Boulevard Voltaire, il ministro della Cultura Rachida Dati ha fatto sapere di aver incluso la dj Barbara Butch tra coloro che saranno nominati «Cavalieri dell’Ordine delle Arti e delle Lettere». Il sito anticonformista si chiede ironicamente: «a quale titolo» questa nomina prestigiosa, normalmente attribuita a letterati, artisti, poeti e autori cult?

Il Cavalierato, secondo i suoi statuti, è una «decorazione onorifica» che premia «le persone che si sono distinte per la loro creatività nel campo artistico o letterario» o per il contributo che hanno dato «alla diffusione delle arti e delle lettere in Francia e nel mondo». Nei decenni scorsi hanno avuto il riconoscimento immense figure come Marc Chagall, Le Corbusier e André Maurois.

Nel caso della Butch, oltre alle soirées nelle discoteche parigine e l’attivismo lesbico, unito alla lotta contro la «grossofobia» c’è poco e nulla. A meno che, madame Dati, fedelissima ministra di Emmanuel Macron, non abbia voluto ricompensarla proprio per la «parata blasfema e provocatoria» che ha causato tanta rabbia nei cattolici francesi, in qualche modo declassati a cittadini di serie B, su cui infierire a piacimento.

La Butch, per ringraziare il governo «blasfemo» di Macron ha girato un breve video in cui ricorda proprio la triste performance che l’ha resa celebre, confermando la nostra lettura. Dice tutta contenta che «un anno fa» era all’apertura dei Giochi «per far ballare tutti durante la cerimonia delle Olimpiadi». «È stato davvero un dono» continua la novella Cavaliera di cappa e spada «poter stare con le persone della comunità Lgbt» da cui effettivamente era stati pescati anche gli altri attori per la triste parodia dell’Ultima Cena.

Secondo la dj militante poi, durante quella cerimonia e quei Giochi «non c’erano più barriere sociali, di genere, di origine sociale»: «Eravamo tutti lì, tutti uniti».

«Tutti» meno qualche milione di cattolici, di evangelici, di ortodossi, di credenti e di persone comunque infastidite (da Marine Le Pen a Giorgia Meloni, da Donald Trump a papa Francesco): fa ancora «tutti»?

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