- La leghista Alessandra Locatelli chiede di vedere l’emiliano Stefano Bonaccini per parlare della questione Val d’Enza. Ma il presidente della Regione prova a usare la crisi come scudo: «Non è chiaro chi dovrà occuparsi del caso».
- Il Comune di Mirandola cerca di giustificare l’incarico dato a Nadia Bolognini quando già era agli arresti.
Lo speciale contiene due articoli.
Sarà pure che il governo pentaleghista è agli sgoccioli, ma il ministro della Famiglia, Alessandra Locatelli, non ha intenzione di mollare sul caso Bibbiano. Anzi, continua a fare il possibile affinché le verità sulla vicenda emergano il più rapidamente possibile. Ecco perché, nei giorni scorsi, ha chiesto un incontro al governatore dell’Emilia Romagna, ovvero Stefano Bonaccini del Partito democratico. Le notizie che continuano ad arrivare dalla regione rossa in merito agli affidi non sono per niente rassicuranti, e sembra pure che il «sistema Bibbiano» fosse operativo anche nel Modenese (e pure, stando all’ordinanza del Tribunale del riesame, in provincia di Parma).
Ecco perché la Locatelli si è rivolta a Bonaccini sollecitando «un incontro il prima possibile».
«Confido in un riscontro in tempi brevi», ha detto il ministro, «per un confronto che possa ulteriormente contribuire a fare chiarezza su quel “sistema” da cui continuano a emergere risvolti gravi e inquietanti».
Secondo il ministro, «ciò che distingue il caso di Bibbiano da altri casi di mala gestione dei minori è che lì c’è un meccanismo, un sistema appunto, che lì ha il suo cuore. Ed è quello che si vuole far passare sotto silenzio». Per la responsabile della Famiglia, questo sistema riguarda tutta la Regione Emilia Romagna. Evidentemente, dice, da quelle parti qualcosa «non sta funzionando bene».
Per la Locatelli, in Emilia «sono stati dati degli incarichi a persone sbagliate che avevano già dei procedimenti in corso, non sono state fatte le dovute verifiche e i politici locali non si sono resi conto di quello che stavano facendo. Ci sono quindi responsabilità politiche alle quali nessuno si può sottrarre».
La risposta di Bonaccini è arrivata a stretto giro, ma non è delle migliori. «Nessun problema a incontrare il ministro della Famiglia sulla vicenda di Bibbiano», ha detto il governatore. «Non appena sarà chiaro chi avrà pieno titolo a occuparsene». Una risposta coraggiosa, non c’è che dire. E infatti il ministro replica per le rime.
«Forse il Pd non sa che cosa sia il rispetto per il lavoro e la democrazia. Noi siamo abituati a lavorare fino all’ultimo, non abbiamo certo intenzione di fermarci, saremo operativi fino all’ultimo istante, e non sarà certo Bonaccini a decidere i tempi», dice la Locatelli. «Il governatore dice di essere pienamente disponibile a un incontro. Però non abbiamo ricevuto risposta, non ci ha indicato una data. Spero che non stia aspettando l’arrivo di un nuovo ministro, magari uno del Pd a lui più favorevole». In effetti, la sensazione è che, con la scusa della crisi politica, qualcuno stia provando a far passare il caso Bibbiano in cavalleria. In ogni caso, crisi o non crisi, in Emilia la Locatelli andrà lo stesso a settembre, anche per dare seguito agli impegni presi con i cittadini nelle scorse settimane, in occasione della sua prima discesa nella regione rossa.
Nel frattempo, al ministero della Famiglia continuano ad arrivare segnalazioni a valanga. Su 179 richieste giunte nell’ultimo mese, «circa tre quarti riguardano le case famiglia e il sistema degli affidi per i minori». Spiega il ministro: «Stiamo approfondendo tutte le segnalazioni. Arrivano tutte da parte da mamme e papà a cui sono stati portati via i bambini in modo non trasparente o irregolare. Ci sono casi di bimbi che si trovano presso strutture e i genitori non possono vederli o riportarli a casa. Poi ci sono padri e madri che denunciano lungaggini dei processi che non consentono di cambiare la loro posizione. I casi più urgenti li stiamo trattando, in linea col protocollo di intesa siglato lo scorso luglio, interessando direttamente le Prefetture competenti».
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