• Ogni giorno 267 richieste di separazioni, spese fino a 60.000 euro. Un matrimonio rotto è un dramma affettivo. Ma anche economico.
  • L’avvocato esperta di diritto di famiglia Annamaria Bernardini de Pace: «Va riorganizzata tutta la vita degli ex coniugi e dei loro figli, se ci sono. E in caso di litigi, consulenti e perizie fanno lievitare il totale».
  • Il consulente finanziario Vincenzo Cuscito: «Meglio mettere da parte soldi finché le cose vanno bene».
  • Il racconto di un padre che tra suocera e legali ha rischiato di perdere casa e lavoro.

Lo speciale contiene quattro articoli.

Ogni cinque minuti in Italia una coppia decide di separarsi. Ci sono in media 267 richieste al giorno. Considerando che il costo medio di un procedimento legale è di 60.000 euro, attorno ai divorzi ruota un giro d’affari potenziale di circa 16 milioni di euro al giorno. Va detto che non tutte le separazioni si trasformano in divorzi, spesso proprio per una questione economica, nonostante la riforma del 2014 abbia reso l’iter più agevole. Ma il business, anche se in misura ridotta, rimane.

Il fallimento di un matrimonio è un evento doloroso dal punto di vista psicologico, ma anche per il bilancio familiare. Sono sempre più frequenti le situazioni di persone, soprattutto uomini, che con la separazione piombano nella povertà per gli assegni mensili di mantenimento da versare all’ex coniuge ma soprattutto per le spese legate alla causa di separazione. Alcuni addirittura finiscono alle mense della Caritas dopo essersi indebitati all’inverosimile. Non parliamo di casi limite, ma del cosiddetto ceto medio: impiegati o piccoli e medi professionisti che all’improvviso si trovano sul lastrico.

I procedimenti legali, anche quelli che partono con il piede giusto, cioè con la coppia che cerca di limitare i danni economici, sembrano fatti apposta per spillare quanti più soldi possibile tra atti burocratici, consulenze obbligatorie dello psicologo, udienze giudiziarie, ricerche documentali oltre alla parcella dell’avvocato. È un cammino tortuoso che può diventare in salita in qualsiasi momento. Basta una richiesta più alta di quanto la controparte si aspettasse per innescare un braccio di ferro che moltiplica le spese e allunga i tempi. Non mancano poi i risvolti penali se scattano accuse di violenza anche infondate. L’accusato per difendersi deve affidarsi a un legale diverso da quello della causa civile, spesso più costoso.

Se la causa si incanala nel binario sbagliato le cifre si moltiplicano e si fa presto a dover ipotecare beni o a cadere nelle mani degli usurai. Uno studio di Moneyfarm, società di gestione del risparmio, ha analizzato le spese minime che comporta un divorzio. Tra il 2010 e il 2019 le separazioni sono aumentate dell’11% (da 88.191 a 97.474). La Calabria (+66%) è la regione con il primato dell’incremento, seguita da Abruzzo (+45%) e Molise (+34%), mentre nel Lazio c’è stato un calo del 9%. Nonostante l’opinione comune, il lockdown del 2020 non ha fatto aumentare il numero di crisi coniugali: sia le separazioni (-18%) che i divorzi (-22%) sono diminuiti. I numeri 2021 si prospettano simili al 2019. Un divorzio può costare da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 60.000 euro per coppia, a seconda del livello di accordo e consensualità nell’iter. Molto dipende dai tempi delle procedure che sono diversi.

Le separazioni possono avvenire in modo consensuale o giudiziale, con notevoli differenze in termini di tempi e di costi. Nella giudiziale, la coppia non riesce a trovare un accordo o un consenso sulla separazione, e si finisce che un coniuge cita l’altro in giudizio. Gli argomenti tipici sui quali bisogna trovarsi in accordo sono l’assegno di mantenimento, l’affidamento dei figli e il loro collocamento, nonché altri aspetti patrimoniali. Occorre inoltre considerare i costi legali legati ad avvocati e spese processuali.

In Italia, l’85% delle separazioni avvenute nel 2020 sono state consensuali. In questo caso, i tempi sono solitamente rapidi, con le pratiche che si risolvono nel giro di tre mesi, e addirittura in soli cinque giorni lavorativi se ci si affida allo strumento della negoziazione assistita prevista dall’ordinamento italiano. In questo modo, i costi per separarsi tramite negoziazione assistita sono abbastanza trascurabili: si tratta di pagare oneri fissi e bolli per una cifra che si aggira attorno a qualche decina di euro. Nel caso invece sia previsto il supporto di un avvocato, le cifre possono oscillare tra i 1.000 e i 3.000 euro. Sono guai per il portafoglio se non si riesce a trovare un accordo: è il caso del 15% delle richieste avanzate nel 2020. I tempi si allungano vertiginosamente: ci vogliono, in media, tra due e quattro anni, ma non sono esclusi prolungamenti fino a 7-8 anni in base alla complessità del caso. Di conseguenza, anche i costi lievitano da 3.000 a 10.000 euro.

Fin qui la separazione. Ma il divorzio moltiplica l’onere. Per legge può avvenire trascorsi sei mesi da una separazione consensuale o 12 mesi da una separazione giudiziale. In questo caso, oltre ai costi già sostenuti per la separazione (come abbiamo visto, tra 1.000 e 10.000 euro a coniuge), se ne aggiungono altri. Nel 2020, il 72% dei divorzi è stato consensuale. Questa procedura permette – come con la separazione – di sbrigare le pratiche in tre mesi attraverso il tribunale o in soli cinque giorni con la negoziazione assistita. I costi si aggirano tra 1.500 e 3.000 euro per ciascun coniuge. Se si ricorre al procedimento giudiziale, i tempi si protraggono oltre i due anni in funzione della litigiosità. La complessità del caso incide anche in maniera gravosa sui costi: la spesa va da 3.000 fino a 20.000 euro per coniuge. Il prezzo più alto, però, si paga in caso di disaccordo totale: non solo la causa complessiva (separazione e divorzio) potrebbe arrivare a 10 anni, ma le spese potrebbero aumentare fino a ulteriori 7.000 euro per perizie e investigatori privati.

Considerando quindi i costi sostenuti dal singolo coniuge, la separazione e il successivo divorzio possono costare da 5.000 euro (il minimo se si opta per la via consensuale senza la negoziazione assistita) a un massimo di 60.000 euro a coppia. Se si scelgono legali di fama, ciò avrà un effetto moltiplicatore sui soldi da sborsare. Se ci sono in ballo grandi patrimoni, l’onere aumenta sensibilmente anche nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, perché la divisione dei beni è più complicata e scatena contenziosi infiniti.

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