• Un altro scandalo rischia di agitare le acque della politica mondiale, ancora più grande di quello che ha travolto Facebook Secondo un’inchiesta della Bild, due partiti (Fdp e Cdu) avrebbero pagato le Poste tedesche per la profilazione dei clienti.
  • Pure la app dei gay viola la privacy dei suoi iscritti: Grindr ha condiviso con altre due aziende informazioni personali e dati su test Hiv.

Lo speciale contiene due articoli

Non ha fatto nemmeno in tempo a placarsi la tempesta provocata da Cambridge Analytica, la società accusata di aver venduto i dati di cinquanta milioni di utenti raccolti tramite Facebook per fini elettorali, che un altro caso rischia di agitare le acque della politica mondiale. Uno scandalo che a giudicare dai numeri in ballo assume proporzioni addirittura maggiori rispetto a quello che ha coinvolto la società di consulenza britannica e il social network fondato da Mark Zuckerberg. Stavolta ci troviamo sull’altra sponda dell’Atlantico, in Germania precisamente. Secondo un’inchiesta condotta dall’importante quotidiano Bild, il partito Liberale democratico (Fdp) e l’Unione cristiano democratica (Cdu), la formazione politica di cui fa parte la cancelliera Angela Merkel, avrebbero pagato il colosso Deutsche post per ottenere una montagna di dati da utilizzare in campagna elettorale.

La compravendita di dati, spiegano i giornalisti di Bild, si basa sugli sconfinati archivi delle poste tedesche. Deutsche post è leader nel settore delle spedizioni e della logistica, e vanta un giro d’affari di oltre 60 miliardi di euro e mezzo milione di dipendenti. Ancora oggi il governo possiede una partecipazione che sfiora il 25% del capitale totale. Stando a quanto pubblicizzato dalla stessa azienda nei volantini pubblicitari, i database aziendali contengono i dati relativi a quasi nove famiglie tedesche su dieci. Si tratta come è facilmente intuibile di informazioni riguardanti l’indirizzo di residenza, ma anche la «capacità di risparmio, comportamento bancario, genere, età, istruzione, situazione abitativa, struttura familiare, ambiente di vita e proprietà delle automobili». Nel complesso un miliardo di informazioni relative a 34 milioni di famiglie. Una vera e propria miniera di dati, che il gruppo gestisce attraverso il software Microdialog di proprietà della controllata Deutsche post direkt. Mentre quest’ultima smentisce ogni addebito, Cdu e Fdp confermano al quotidiano tedesco che la compravendita c’è stata.

I dati forniti in realtà sono anonimi e ufficialmente il loro utilizzo per fini statistici è permesso dalla legislazione tedesca. Grazie al data mining, ovvero l’utilizzo di metodologie che permettono di estrarre informazioni utili a partire da una grande quantità di informazioni (big data), è tuttavia possibile profilare con precisione elevata gli utenti (in questo caso gli elettori) ai quali ci si vuole rivolgere. È un business dal quale traggono profitto tutti gli attori coinvolti. Nel caso della società che si occupa della raccolta dei dati, la loro vendita permette di incamerare profitti da capogiro. Solo nel 2016, infatti, da quest’attività Deutsche post ha guadagnato 2,1 miliardi di euro. Chi compra le informazioni, dunque i partiti politici, è in grado invece di ottimizzare gli sforzi delle costosissime campagne elettorali. Nella pratica l’Fpd avrebbe sfruttato i dati per inviare la inviare pubblicità mirata, mentre la Cdu per organizzare il porta a porta.

Una tecnica che potrebbe sembrare obsoleta quella di bussare alle case, ma che negli ultimi anni è tornata in auge in Europa così come negli Stati Uniti. Tutto merito dei nuovi guru della marketing, che evidenziano come questo metodo favorisca il rapporto umano e la comunicazione diretta. Non è, però, solo questione di buoni sentimenti. Quando si tratta di spostare i flussi elettorali è importante comprendere esattamente quali leve sia necessario muovere per ottenere i risultati migliori. Per questo motivo, al fine di tenere traccia delle attività svolte nel corso del door to door, gli attivisti della Cdu si sono avvalsi di Connect17, una app per monitare i colloqui con i potenziali elettori. Una faccina felice per le conversazioni con esito positivo, una triste per quelle negative. Poi tutta una serie di domande da inviare al quartier generale. Per i volontari una chiacchierata andata a buon fine significava cento punti in più nella classifica del contest degli attivisti. Per la Cdu, informazioni preziose da incrociare con altri dati relativi alla posizione geografica, al censo, al livello culturale e così via.

È il microtargeting, quella speciale tecnica di marketing che permette di scovare gruppi molto ristretti di consenso potenziale. Che una volta individuati vengono poi «martellati» con messaggi mirati. La legge tedesca in realtà vieta la raccolta di dati personali senza consenso, ma dal momento che il livello di profilazione ottenuto grazie alla combinazione delle informazioni è talmente preciso, il fatto che le informazioni utilizzate siano anonime passa in secondo piano. La posizione geografica permette, ad esempio, di calibrare efficacemente le campagne di marketing di Facebook in modo che gli annunci vengano mostrati solo agli iscritti di una determinata zona. Identico principio vale per la fascia d’età, il livello di istruzione, gli interessi culturali. Nel momento in cui si combinano questi fattori generici con informazioni personali, come le abitudini finanziarie o i dati sul patrimonio, il target diventa accuratissimo. È quello che hanno fatto i due grandi partiti tedeschi, sfruttando la potenza di fuoco offerta da Deutsche post. Per la cronaca, alle elezioni che si sono svolte nel settembre 2017, la Cdu ha ottenuto 200 seggi, mentre l’Fdp ne ha guadagnati 80. Complessivamente si tratta del 40% dei posti a sedere del Bundestag. Tanto perché sia chiaro che quando si parla di dati, a prescindere da Facebook e Mark Zuckerberg, a finire sul menù siamo sempre noi.


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