• Il trilogo ha fissato l’agenda: il 6 giugno inizierà l’ultimo negoziato. Ursula Von der Leyen vuole concludere la discussione prima delle Europee per far passare un testo che provocherà un balzo dell’inflazione.
  • Stangata in arrivo su tutte le famiglie con la riforma del mercato degli Ets. Per la benzina rincaro di 23 centesimi al litro.

Lo speciale contiene due articoli

Incardinato il trilogo sulle future normative con cui l’Ue imporrà la casa green. Terminata la prima riunione con cui i rappresentanti di Consiglio, Parlamento e Commissione definiscono l’agenda e la stesura del testo definitivo, in grado di raccogliere i tre iter legislativi. Al momento la decisione è quella di fissare per il 6 giugno l’avvio dei cosiddetti negoziati per inserire le eventuali deroghe o modificare il calendario di applicazione degli interventi di adeguamento ambientale dell’enorme mole di immobili del Vecchio continente. In realtà, sarà molto difficile ribaltare il testo che gli sherpa stanno mettendo in «bella». Tanto più che l’input che arriva dalla Commissione è quello di stringere il più possibile i tempi e chiudere la partita sulla casa prima che arrivi la primavera del 2024. Prima, insomma, che inizia la campagna elettorale per le europee.

Gli obiettivi rimangono quelli dichiarati nelle precedenti bozze, cioè il raggiungimento, nella scala A1-G, della classe energetica E entro il 2030 e, quindi, della D al 2033 (il che, si calcola a Bruxelles, interesserebbe una forbice tra i 3,1 e i 3,7 milioni di immobili in Italia). Ma dopo una serie di distinguo bipartisan registratisi negli ultimi due mesi, «tra le deroghe previste dall’articolo 9 della direttiva spunta un ampio principio di flessibilità valido almeno fino al 2037 e che potrà coprire fino al 22% dell’edilizia residenziale». Fuori dagli obblighi di intervento di ristrutturazione, oltre al mattone classificato come «storico», ci sarebbero le seconde case e le abitazioni con metratura inferiore ai 50 metri. Il tema però è che per l’Ue il concetto di seconda casa non corrisponde tecnicamente alla nostra definizione fiscale. Le norme Ue considereranno tali solo le case abitate per meno di quattro mesi all’anno e quindi, nel complesso, «causa» di un consumo energetico pari al 25% di quello che sarebbe il consumo a pieno regime. Chi sarà titolato a certificare l’uso effettivo? Ci sarà l’inversione dell’onere della prova? Molto probabilmente spetterà poi ai singoli Stati intervenire in concreto. Così come competerà ai singoli Paesi membri trovare il modo di rendere realizzabili gli obblighi di adeguamento. Cosa non da poco. Chi non potrà permettersi la spesa come potrà essere aiutato? La domanda è molto retorica per due motivi. Uno legato all’esperienza tutta italiana del Superbonus e l’altro al tentativo di Bruxelles di creare una riserva di fondi per le categorie più povere facendo pagare un prezzo più alto nelle bollette di casa.

Lo schema incentivi a pioggia che andava sotto il nome di Superbonus è fallito. O meglio, è stato stoppato per evitare che il deficit fosse caricato sull’anno corrente facendo saltare il banco. Ma se non è stato possibile gestire una idea sicuramente positiva per il rilancio del Pil, che cosa succederà quando il Paese si troverà a dover fronteggiare l’obbligo della transizione verso le case green? Anche depurato dalle truffe e dalla bolla finanziaria, il bilancio del nostro Paese non sembra in grado di gestire 60 miliardi di minori introiti salvo rischiare di andare gambe all’aria.

Le norme Ue sugli immobili costerebbero 1.400 miliardi in dieci anni. Significa che almeno 140 miliardi ogni anno dovrebbero essere messi in cantiere. Gli italiani non hanno la disponibilità di denaro per pagarsi tutte queste ristrutturazioni e i futuri governi non potranno erogare incentivi così ampi. D’altro canto le modifiche alle normative degli Ets impongono anche a inquilini o affittuari l’obbligo di compensare le emissioni pagando un extra in bolletta. Per Bruxelles questo servirebbe a creare un fondo da 80 miliardi all’anno destinato ad ammodernare le case. Una cifra ridicola se si pensa che solo l’Italia ne spenderà quasi il doppio da sola. È chiaro che la normativa sulla casa green e quella sugli Ets vanno a formare una tenaglia sulla proprietà privata, ma soprattutto una nuova leva inflattiva destinata a far alzare ulteriormente l’inflazione. Il combinato disposto dell’applicazione delle imposte sulla CO2 a un perimetro ben più esteso di quello delle aziende e la necessità di aprire cantieri in tempi ristretti vedranno i listini dell’energia e delle materie prime riaccendersi. Ogni volta che si crea un collo di bottiglia, si esercita una frizione sui prezzi. Tutto sommato un concetto espresso dai vertici delle autorità finanziarie del Vecchio continente e non solo. Un esempio su tutti da Stoccolma. «La nostra priorità è rendere l’Europa più verde. Ci sono diversi dossier legislativi che sono ora in fase di negoziati al trilogo e il nostro obiettivo è arrivare a un accordo durante la presidenza», ha detto il premier svedese Ulf Kristersson lo scorso febbraio. «Tra questi, la direttiva sull’energia rinnovabile e la direttiva sull’efficientamento energetico». Il fatto che poi arrivai la Spagna alla presidenza di turno, pur troppo, non cambierà le carte in tavola. La transizione ecologica spinta trova due alleati per noi pericolosi. La Bce e l’inflazione. E la Banca centrale è dichiaratamente disposta a usare la leva monetaria per cambiare l’economia.

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