- I fondatori di Lifeline sono finiti sotto inchiesta in patria per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma nel Mediterraneo circolano anche i vascelli dell’imprenditore Harald Höppner e della famiglia Buschheuer.
- Il ministro dell’Interno Matteo Salvini rifiuta l’ingresso a due imbarcazioni germaniche cariche di migranti che battono bandiera olandese. Un’associazione lo attacca via Twitter: «Fascista». Poi finge di scusarsi. Anche Danilo Toninelli dei 5 stelle sostiene la linea dura.
- Tv 2000, canale dei vescovi, trasmette una serie tv da dieci puntate realizzate in collaborazione con gli attivisti pro migranti.
Lo speciale contiene tre articoli
Mentre la nave Aquarius dovrebbe giungere oggi a Valencia, vi sono altre due imbarcazioni pronte a trasportare altre centinaia di migranti sulle coste siciliane. Si tratta di scafi battenti bandiera olandese, ma che operano per conto di due organizzazioni non governative dedite alla «ricerca e al soccorso in mare» di nazionalità tedesca. La prima, di proprietà della Ong Mission lifeline, è intervenuta nella notte tra il 15 e il 16 giugno in soccorso di 118 persone a bordo del mercantile Viking amber che sarebbe stato in difficoltà al largo delle coste libiche. La seconda, un peschereccio al lavoro su incarico di Sea eye, avrebbe caricato altre 120 persone salvandole dal naufragio.
Le condizioni meteorologiche avverse hanno impedito a quest’ultima di trasbordare i passeggeri su una nave più capiente appartenente a un’altra Ong tedesca, la Sea watch, che, a sua volta, trasporta già più di 230 persone e ha deciso di scortare il peschereccio in direzione Nord verso la Sicilia. Al tweet di Matteo Salvini, che ha ribadito come le navi delle Ong non saranno autorizzate ad attraccare nei porti italiani, Mission lifeline ha risposto di getto sempre via Twitter, bollando come «fascista» il ministro dell’Interno italiano, salvo poi scusarsi: «No, Matteo Salvini non è naturalmente un fascista. Ci è scivolato il mouse».
Ma chi sono e che cosa si dice in Germania di queste organizzazioni non governative più volte accusate di favorire l’immigrazione clandestina facilitando il lavoro agli scafisti? Cominciamo da Mission lifeline. L’Ong è stata fondata nel 2016 a Dresda da Axel Steier, sociologo e operatore di soccorso, con lo scopo di salvare i naufraghi nel Mediterraneo, ma anche di «abbattere la barriera dell’indifferenza» del cittadino medio tedesco e opporsi ai sostenitori di Pegida, movimento nato sempre a Dresda nel 2014, le cui iniziative hanno contribuito a catalizzare il successo di Alternative für Deutschland, partito di destra che è entrato per la prima volta nel Parlamento federale lo scorso autunno.
Come ha spiegato in un’intervista a Der Spiegel un anno fa, Steier vive la ricerca e il soccorso in mare come una vera e propria missione culturale, volta a creare anche in Germania Est un ambiente fertile per una «borghesia illuminata» che non abbia paura dello straniero, ma che soprattutto non gli sia indifferente. La contrapposizione con i militanti di Pegida è valsa a Mission lifeline anche una denuncia per «contrabbando». Proprio l’estate scorsa la Procura di Dresda, su segnalazione di alcuni cittadini, aprì un’inchiesta nei confronti di Steier e del suo vice, Sascha Pietsch, con l’accusa di favorire l’immigrazione clandestina. In realtà, fino ad allora, l’Ong non aveva ancora avviato le proprie operazioni nel Mediterraneo, ma stava raccogliendo le donazioni necessarie per incominciarle e l’inchiesta fu così archiviata qualche settimana più tardi.
Per attivare il proprio servizio di soccorso, l’Ong ha, infatti, acquistato per 200.000 euro dall’altra organizzazione non governativa, Sea watch, una piccola imbarcazione, ribattezzata anch’essa Lifeline. Oggi, sempre dal proprio account Twitter, l’organizzazione fa sapere di aver sempre collaborato con le autorità italiane nel pieno rispetto delle norme internazionali e di attendere quindi una risposta da Roma circa il porto nel quale far sbarcare i migranti.
Allo stato, Lifeline, che accoglie anche 14 donne, 4 bambini e un neonato, è ferma al largo del porto di Tripoli e attende quindi istruzioni. Il personale dell’Ong, però, cinguetta già in italiano e si appella ai nostri concittadini: «Cari italiani! Apprezziamo l’attenzione e il supporto morale! Come Ong, dipendiamo dalle donazioni. Ecco la nostra connessione all’account».
Strettamente collegata a Mission lifeline è anche la più famosa Sea watch, fondata nel 2015 a Berlino dall’attivista e imprenditore Harald Höppner. Cresciuto in una famiglia di medici a Prenzlauer Berg, il quartiere della sinistra intellettuale della capitale tedesca, Höppner è noto per aver paragonato gli odierni asilanti che fuggono dai propri Paesi d’origine ai profughi tedeschi che in passato scappavano dalla Ddr per rifugiarsi nella Germania occidentale. L’idea di fondare una organizzazione non governativa dedita al soccorso nel Mediterraneo nasce nel 2014, anche se lo scopo originario non era in realtà quello di trasportare direttamente i richiedenti asilo verso un porto sicuro, bensì di aiutarli inoltrando segnali di allarme, procurando giubbotti salvagente e offrendo sostegno medico nel corso di operazioni di salvataggio effettuate da Frontex.
Sea watch ha ricevuto diversi riconoscimenti per i propri interventi al largo delle coste libiche, l’ultimo dei quali nel 2017 da un giornale progressista danese. Infine, Sea eye è un’organizzazione umanitaria, nata nel 2015 per volontà della famiglia Buschheuer e con sede a Ratisbona, in Baviera. Il suo peschereccio, Seefuchs, è attualmente scortato dai colleghi di Sea watch e si trova al largo della Libia, a poche miglia nautiche da Lifeline. Sea eye aveva già suscitato diverse polemiche un anno fa quando si era scoperto che a bordo delle proprie imbarcazioni venivano ospitati ricchi tedeschi, desiderosi di fare una crociera nel Mediterraneo e nel frattempo pronti a dire di aver salvato qualche naufrago per lavarsi la coscienza.
Le Ong tedesche non sono nuove ad attività di questo tipo. Basti ricordare il caso di Jugend rettet, l’associazione umanitaria, la cui imbarcazione Iuventa fu sequestrata nel porto di Trapani nell’estate del 2017 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dopo la denuncia di due dipendenti di una società di sicurezza che avevano segnalato alcune anomalie nel soccorso in mare, ossia che le navi delle Ong si sarebbero avvicinate eccessivamente alle coste libiche durante le operazioni di recupero, fornendo supporto logistico agli scafisti.
Giovanni Boggero
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