Sbarchi, ok alla struttura di missione. Dialogo con l’Ue per aiutare la Tunisia
Antonio Tajani (Imagoeconomica)
  • Vertice tra Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Matteo Salvini e Alfredo Mantovano con l’obiettivo di contrastare gli arrivi. E collaborare con i Balcani e con i Paesi del Nord Africa. Sullo sfondo il ripristino di missioni militari congiunte a Tunisi.
  • La Geo Barents interviene senza coordinarsi con La Valletta e li prende a bordo Molto probabile l’approdo in Italia, che nel 2023 ha già accolto oltre 28.000 immigrati.

Lo speciale contiene due articoli

Riunione serale tra i ministri competenti sul tema immigrazione. Presenti il titolare degli Esteri, Antonio Tajani, quello dell’Interno, Matteo Piantedosi, il viceministro leghista Matteo Salvini e l’autorità delegata per la sicurezza nazionale, Alfredo Mantovano. Nel gergo dell’editoria chiameremmo il risultato dell’incontro di ieri il numero zero della rivista. I ministri, a quanto risulta alla Verità, hanno convenuto l’avvio di una Struttura di missione che man mano andrà riempiendosi con deleghe e attività da affidare agli sherpa in missione in Europa. Ma soprattutto avrà il compito di sostenere in diversi modi la stabilità della Tunisia, evitando di fatto che il governo in carica collassi su sé stesso, causando nei fatti una guerra civile. Al momento non risulta un testo redatto da capo a piedi, ma una serie di punti programmatici non troppo distanti dalle anticipazioni pubblicate lunedì dal Corriere della Sera. Idee programmatiche per contrastare gli arrivi di centinaia di migliaia di migranti previsti per i prossimi mesi, ma anche per coinvolgere subito alcuni Paesi europei nella gestione dei flussi, sostenere quelli in difficoltà nel Nord Africa e rinforzare gli accordi già esistenti con altri partner.

«Secondo il piano di Viminale e Farnesina è fondamentale stipulare patti con i Paesi di provenienza dei profughi», scrive il quotidiano di Via Solferino. A fine marzo erano operativi quelli con Costa d’Avorio, Guinea, Pakistan, Bangladesh, Tunisia, Egitto, Camerun, Siria, Mali, Burkina Faso. Ma il governo lavora anche a misure per ridurre per quanto possibile i fattori di attrazione per l’Italia, fra l’altro alla base delle attività delle organizzazioni criminali. Dopo aver limitato con un decreto l’attività delle Ong, «adesso si punta», prosegue il Corriere, «a rendere più complesse le procedure per la protezione speciale, anche se su questo la Consulta aveva già bocciato le norme contenute nei pacchetti sicurezza. Concretizzare le intese – già esistenti – con Tunisia, Costa d’Avorio, Egitto e Gambia, affinché accolgano i connazionali giunti sulle coste italiane, ma irregolari e quindi espulsi». È un altro punto importante, perché prevede il coinvolgimento anche di Niger, Guinea, Mali, Camerun, Burkina Faso, Bangladesh e Pakistan.

È chiaro che in questo momento l’elemento e il perno più delicato non sta in Libia ma in Tunisia. La Costituzione del 2014 è stata emendata nel 2022 e non prevede per l’attuale presidente Kais Saied possa essere sostituito. Le voci di una sua grave malattia – che sia traballante è comunque un dato di fatto, vista la frequente permanenza in ospedale – sono finite nel mirino dei servizi locali che minacciano denunce e detenzioni per chi le diffonda. Certo, l’Italia dovrà capire che fare al di là delle pressioni su Bruxelles e sul Fondo monetario internazionale perché sottoscriva il prestito da meno di 2 miliardi. Vale la pena ricordare che in base ad accordi tra la Repubblica di Tunisi e la nostra risalenti agli anni Novanta, nel 2019, quando in via XX settembre sedeva Emanuela Trenta, il ministero della Difesa avviò una missione bilaterale di sostegno all’esercito di Tunisi. Obiettivo: fornire supporto alla costituzione di tre comandi regionali per la gestione delle attività di controllo del territorio. La missione traeva origine da una richiesta della Tunisia alla Nato di assistenza nella costituzione di un comando di livello brigata (Joint Headquarters, Jhq) nell’ambito delle attività di cooperazione per la sicurezza della Nato, previste tra i compiti essenziali dell’Alleanza come definiti nel concetto strategico del 2010. Nel 2019 il nostro Paese inviò solo 15 militari. Altrettanti nel 2020. Poi tutto si è fermato. Potrebbe essere l’occasione per ripristinare i rapporti. Certo, lo schema della missioni è veramente legato a concetti degli anni Novanta. Ma nulla esclude che dentro la medesima cornice si possa rimettere piede in Tunisia e puntellarla. Vedremo che verrà deciso e quali fondi si troveranno. Certo, anche per una tale mossa servirà l’ok degli Stati Uniti e un ulteriore confronto con la Francia di Emmanuel Macron. Per il resto, il governo sonda altre strade più sottili da percorrere.

Non sappiamo se i rimpatri volontari potranno mai prendere piede, in tal caso servirebbe chiedere la collaborazione dell’Onu in modo da coinvolgere i Paesi di transito per il rientro in quelli d’origine, agevolando progetti di lavoro e di sostegno familiare.

Infine, sul fronte europeo – ed è il senso degli incontri del ministro Tajani, con altri sei ministri dei Paesi balcanici – il piano prevederà il rafforzamento delle relazioni, soprattutto con Croazia e Slovenia, per ridurre gli ingressi via terra, con la stabilizzazione dell’area dal punto di vista economico e politico per frenare i trafficanti, ma allo stesso tempo l’influenza russa.

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