Il Marocco aveva avvisato del pericolo di Ceuta
Ansa

Rabat aveva avvisato il governo di Pedro Sánchez giorni prima dell’invasione via mare di Ceuta, che la decisione della Corte Suprema spagnola di inizio luglio «indeboliva un elemento cruciale della cooperazione in materia di migrazione». Madrid era al corrente del rischio imminente, l’ha confermato un alto funzionario marocchino durante un incontro con un gruppo di agenzie di stampa internazionali.

«Quello che è successo l’8 luglio è che un giudice spagnolo ha disattivato il deterrente. C’è stato un cambio di paradigma», ha affermato il dirigente del ministero degli Esteri che opera sotto la guida della dinastia alawita. Ha spiegato che la politica migratoria marocchina si basa su due pilastri: una componente preventiva, fondata sull’apparato di sicurezza, e una componente dissuasiva che si è indebolita dopo la sentenza della Corte suprema, dal momento che rende più difficili i rimpatri.

Il funzionario ha insistito sul fatto che la gestione della migrazione è «una responsabilità condivisa», che «il Marocco si assume le sue responsabilità», che la cooperazione in materia di migrazione tra i due Paesi «è una storia di successo e viene considerata un esempio», ma ha anche aggiunto che l’impatto della sentenza spagnola è stato molto forte, amplificato dai social media e dalle organizzazioni che si occupano di tratta di esseri umani.

La Moncloa continua a negare di avere ricevuto informazioni dal Centro nazionale di intelligence (Cni) o da altri servizi segreti. L’ha ribadito ieri il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, ammettendo però che era stato segnalato «un possibile aumento» del numero di attraversamenti via mare verso la città autonoma, e che questa volta avrebbero potuto essere «incoraggiati» dalla sentenza della Corte suprema.

Come aveva reagito la Spagna? Rafforzando la Guardia civil a Ceuta, ha detto il ministro, quando invece sono le stesse forze dell’ordine nell’exclave sulla costa africana ad aver denunciato una presenza insufficiente di agenti. Per reggere l’urto di decine di migliaia di persone che varcano il confine, occorrevano misure di sicurezza eccezionali. E se davvero sono già 70.000 i marocchini rispediti al loro Paese, almeno 2.500 sono ancora a nell’exclave.

Foto e video del Faro de Ceuta mostrano le scogliere di Recinto e Sarchal tappezzate di baracche messe in piedi da marocchini che non se ne vanno. El Español mostra giovani che si lavano e bivaccano nel cimitero musulmano trasformato in «gabinetto», scrive. Un migrante ha tentato di aggredire con un machete un agente della Polizia nazionale, al 112 è stato denunciato lo stupro di una donna, da parte di un clandestino che si muoveva in gruppo.

Gli abitanti hanno paura, si rendono conto che l’emergenza durerà a lungo e ci sono anche 862 minori non accompagnati ai quali provvedere. Madrid ha promesso per loro 25 milioni di euro, però mancano strutture, personale.

Molti negozi rimangono chiusi e gli addetti al settore turistico lamentano la cancellazione di tutte le prenotazioni. La feria patronale, prevista dall’1 all’8 agosto è stata annullata però la santa patrona, la Vergine d’Africa, oggi sfilerà in processione per le vie della città. La Confraternita ha dichiarato: «Che le strade di Ceuta siano di nuovo piene di fede, devozione e affetto per la Vergine». Vedremo come reagiranno i musulmani irregolari.

Giornali locali danno notizia di nuovi messaggi, scritti principalmente in darija, che stanno circolando sui social invitando a far parte di gruppi di incontro per radunarsi nella zona di Castillejos e tentare di attraversare nuovamente il confine il prossimo 15 agosto.

Intanto, sta raggiungendo la cifra di cento morti il bilancio della crisi migratoria ignorata dal governo spagnolo. Se ne contano 75, ripescati dalle acque nelle quali cercavano di raggiungere l’exclave, più 11 cadaveri rinvenuti lungo la costa marocchina. Il premier Sánchez, dalla tenuta La Mareta, a Lanzarote, dove è in vacanza con la famiglia, nemmeno si degna di ricordare quei migranti che hanno perso la vita, mentre la Moncloa fingeva di ignorare che migliaia di marocchini si stavano avvicinando al confine con Ceuta.

Che fossero 50.000, 60.000 o 72.000 le persone entrate in Spagna a nuoto (Madrid continua a dare i numeri a riguardo e ha licenziato il responsabile della comunicazione del dipartimento di sicurezza nazionale, per aver pubblicato sul sito ufficiale del ministero dell’Interno i dati relativi al massiccio afflusso di migranti nella città autonoma); o addirittura 100.000 quelle in movimento verso il confine settentrionale del Paese, di fatto era una marea umana che non poteva passare inosservata.

Sánchez interrompe l’ascolto della sua playlist di Spotify solo per postare su X: «Costernato di fronte alla conferma di un nuovo femminicidio di una donna in Cantabria […] Nemmeno un passo indietro di fronte alla violenza machista. Unità e fermezza». Sui defunti in mare, un silenzio tombale. Eppure, come aveva ricordato Il Tempo, al Consiglio europeo dello scorso 18 giugno, in una riunione a porte chiuse Giorgia Meloni e l’omologa danese Mette Frederiksen avevano criticato il premier spagnolo per la regolarizzazione di oltre 600.000 clandestini.

Quella maxi sanatoria mette a rischio l’intera Ue, avvisavano. Poi c’era stata anche la sentenza del Tribunale supremo spagnolo, che esclude le «devoluciones en caliente», i respingimenti immediati, se i migranti raggiungono Ceuta e Melilla a nuoto. Ce n’era abbastanza, per prevedere tensioni alle porte d’ingresso nella Ue dal Continente africano.

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