immigrati violenti liberi
L'ingresso del Cpr di Via Corelli a Milano (Ansa)

Sos sicurezza. Nelle ultime 48 ore due episodi di cronaca hanno, nuovamente, riacceso i riflettori sul problema della sicurezza dei cittadini e sulla punibilità di chi delinque. Nel primo caso, un uomo ha incassato numerose denunce ma tutto ciò non dimostrerebbe, per i giudici, la sua pericolosità sociale. Nel secondo caso, un altro uomo ha ucciso la figlia di soli 4 anni e adesso è scomparso dalla residenza sanitaria per disabili (Rsd) che lo ospitava.

Scompare il bengalese che uccise la figlia

Partiamo da questa ultima vicenda. Da ieri notte non ha fatto più ritorno nella residenza sanitaria per disabili (Rsd) di Castiglion Fiorentino, un uomo di 45 anni di origini bengalesi che nel 2020 uccise la figlia di 4 anni e ferì il figlio e poi riuscì a fuggire trovando riparo dai vicini di casa a Levane, nell’Aretino. Successivamente l’uomo cercò di togliersi la vita gettandosi in un pozzo. Dallo scorso gennaio, il bengalese si trovava in una Rsd, dove era stato trasferito da una Rems, strutture sanitarie che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari, a Empoli.

L’omicidio avvenne a Levane il 21 aprile 2020. Ma nel febbraio 2022 è stato assolto perché incapace di intendere e volere. Nei suoi confronti era stata disposta l’applicazione di una misura di sicurezza: 10 anni in una Rems perché l’uomo fu ritenuto socialmente pericoloso. Nei mesi scorsi era stato trasferito nella struttura sanitaria dove doveva seguire un percorso riabilitativo. Ma da ieri non si hanno più notizie. Della sua scomparsa è stato informato il suo amministratore di sostegno, l’avvocato del foro di Arezzo Nicola Gambino, assieme alle autorità competenti ed è scattato il protocollo per le persone scomparse. Le ricerche sono in corso da Castiglion Fiorentino al Valdarno. Lo stanno cercando le forze dell’ordine e i vigili del fuoco con droni e unità cinofila.

Il marocchino liberato dal Cpr di Milano

Ma un altro episodio che si è verificato in questi giorni sta destando molta preoccupazione nell’opinione pubblica. Il tribunale di Milano non ha convalidato il trattenimento nel Cpr di via Corelli di un cittadino marocchino richiedente protezione internazionale e ha disposto la cessazione immediata della misura adottata dalla questura di Brescia. L’uomo era stato denunciato più volte. Ma, secondo il giudice Elena Masetti Zannini, le denunce richiamate nel provvedimento amministrativo (una per rissa nel 2022 e una per occupazione di un immobile nel 2024) non sono sufficienti a dimostrare una pericolosità sociale attuale, anche perché l’uomo non risulta avere riportato condanne penali. Secondo quanto riportato nell’ordinanza del giudice, non può quindi ritenersi che l’uomo sia «dedito alla commissione di reati», contro la sicurezza o la tranquillità pubblica. Una simile valutazione richiede, infatti, «una attività criminogena costante e ripetuta nel tempo».

Perché il tribunale ha disposto la scarcerazione

Il tribunale ha escluso pure che il rischio di fuga potesse essere desunto automaticamente dalla mancanza del passaporto, dall’uso di generalità differenti o dal mancato rispetto di precedenti ordini di espulsione. La verifica, richiamando alcune sentenze della Cassazione, deve essere effettuata «caso per caso» tenendo conto dei legami familiari e sociali costruiti in Italia. Il cittadino marocchino, arrivato nel 2022, ha dichiarato di avere lavorato come muratore e di essere rimasto in Italia per mantenere e vedere la figlia, nata nel 2024. La difesa ha prodotto anche una dichiarazione di ospitalità. Ma per il giudice, inoltre, la questura non ha indicato quali elementi della domanda di protezione internazionale potessero essere acquisiti soltanto mantenendo il richiedente nel Cpr. Il tribunale ha quindi concluso che non sussistono «i requisiti previsti dalla legge per il trattenimento».

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