Hub che sono luoghi di deterrenza in Paesi terzi. Le due strutture per migranti di Nouakchott e Nouadhibou in Mauritania, inaugurate lo scorso ottobre alla presenza di agenti della Policía nacional di Spagna e costruite con finanziamenti europei dall’agenzia pubblica Fiap, legata al ministero degli Esteri spagnolo, formalmente sarebbero destinate alla «prima accoglienza temporanea», per un massimo di 72 ore, ma inchieste giornalistiche spagnole le hanno definite «centri di detenzione» sotto la supervisione di Madrid, come documentava ieri La Verità.
Anche un lungo reportage del País, nel maggio 2024, evidenziava come l’unico obiettivo dei centri fosse impedire l’arrivo alle Isole Canarie e in acque europee, senza alcuna attenzione per le condizioni e le aspettative dei migranti. Il premier, Pedro Sánchez, che tanto ha criticato e condanna il «modello Meloni» in Albania, recentemente «promosso» dal parere non vincolante dell’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, ha impegnato fondi e messo a disposizione forze di polizia per fermare le partenze verso la Spagna con metodi certo non ortodossi.
«Secondo un rapporto di Amnesty International, le autorità mauritane arrestano i migranti e li abbandonano al confine con il Mali dal 2006. Non agiscono da sole: le forze di sicurezza spagnole collaborano con loro da un decennio nel controllo dei flussi migratori», scriveva il quotidiano. Nel luglio dello scorso anno, sempre El País riportava le dichiarazioni del deputato Khally Diallo del Freud, il Fronte Repubblicano per l’unità e la democrazia: «I diritti umani vengono calpestati in Mauritania per compiacere la Spagna e l’Ue […] le condizioni di detenzione nei centri istituiti dal governo mauritano sono spaventose». Aggiungeva che le autorità mauritane «utilizzano fondi europei e spagnoli per detenere ed espellere i migranti dai propri confini». Gli hub a Nouakchott e Nouadhibou rientravano nel progetto Partenariat Opérationnel Conjoint pour la Mauritanie (Poc Mauritanie), che dal dicembre 2021 al 30 settembre 2025 doveva gestire la migrazione irregolare di quel Paese, con 4,5 milioni di euro di fondi euro.
Destinati ad accogliere 118 persone (45 a Nouadhibou e 73 a Nouakchott) furono costruiti sul modello dei Cate, i Centri di accoglienza delle Isole Canarie, con il supporto della Fondazione per l’internazionalizzazione delle amministrazioni pubbliche (Fiap), l’ente spagnolo che gestisce i progetti di cooperazione tecnica finanziati dal ministero degli Affari esteri, e quelli finanziati dall’Unione europea. Un’inchiesta di El Salto del novembre 2025 ha rivelato che almeno due agenti della polizia nazionale spagnola si recavano settimanalmente nei centri di Nouakchott e Nouadhibou per prelevare «impronte digitali e scattare fotografie ai detenuti».
Denunciava El Español: «I dati biometrici raccolti in questi centri non sono meramente statistici. Confluiscono in un sistema di classificazione e restituzione. Trasformano i corpi in file. Convertono le traiettorie migratorie in strumenti di tracciamento per le forze dell’ordine». A ottobre 2024, dopo il Consiglio Ue, il premier spagnolo affermava: «Sui migranti abbiamo una posizione basata sull’umanità» e sosteneva: «Siamo per una visione più ampia, a favore della collaborazione con i Paesi d’origine».
Non è quello che sta accadendo nei due centri in Mauritania, stando a testimonianze che arrivano da più parti. «In soli dieci giorni, 1.076 migranti sono stati soccorsi nelle acque mauritane», dichiarava a giugno all’agenzia France-Presse Ahmed Moulaye, direttore della lotta all’immigrazione clandestina nella Guardia costiera mauritana. Assicurava che erano stati trasferiti a Nouakchott e Nouadhibou per la registrazione e per verificare se rientravano nella categoria delle persone vulnerabili, o se avevano diritto alla protezione internazionale. «Coloro che vengono ritenuti idonei alla protezione possono chiedere asilo, mentre gli altri vengono deportati», riferiva due mesi fa il media digitale arabo Middle East. Aggiungeva: «Secondo quanto riportato dai media locali, decine di migliaia di migranti sono stati espulsi nel corso del 2025». Con la collaborazione attiva di Madrid.
«Ciò che accade in questi centri di detenzione non è sconosciuto alle autorità spagnole. Giornalisti inviati sul posto hanno identificato agenti spagnoli che visitavano queste strutture a Nouakchott e Nouadhibou. In questi centri, le autorità compilano liste di detenuti che saranno successivamente deportati e le condividono con la polizia», riferiva El País. Un documento interno dell’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel 2023 affermava: «Delle 305 persone che hanno denunciato di essere state vittime di molteplici violazioni dei diritti umani, tutte erano state espulse dalla Mauritania. Diverse hanno riferito di essere state fermate da pattuglie congiunte delle autorità mauritane e spagnole prima della loro espulsione».
El País, che non è certo un quotidiano di destra, dichiarava che «il ministero dell’Interno spagnolo non ha né confermato né smentito di essere a conoscenza delle espulsioni nel deserto, né dell’utilizzo di veicoli acquistati con fondi spagnoli in queste operazioni; non ha inoltre risposto in merito al ruolo degli agenti spagnoli nei centri».
Il premier Sánchez critica l’Italia per voler gestire in Stati extra Ue migranti irregolari privi di diritto alla permanenza in Europa, però sostiene da tempo con fondi, mezzi e assieme alla Commissione europea (che ha stanziato 210 milioni di euro), il «contenimento anticipato» dei migranti in un Paese terzo. Bella ipocrisia. Con quanto rispetto per le popolazioni in movimento verso l’Europa, sono le stesse associazioni umanitarie ad avanzare molti dubbi.
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