- Il governo di Fayez Al Serraj ricatta Roma sfruttando i missili di Khalifa Haftar. Avvenire incolpa Matteo Salvini, come se fosse stato lui a sparare.
- Carola Rackete andrà in tribunale martedì. Marco Castoldi, in arte Morgan col Viminale: «Fateli lavorare, non rompete i c…».
- Pescatore condannato: come la Sea Watch, urtò una motovedetta. La Cassazione: «Era nave da guerra».
Lo speciale contiene tre articoli.
Il bombardamento che ha causato oltre 100 vittime in un centro di accoglienza e detenzione di migranti a Tripoli era sospetto fin dall’inizio. Le forze del Colonnello Khalifa Haftar hanno da subito ammesso la paternità, sostenendo di aver sbagliato: erano convinti si trattasse di mercenari. Ciò che da subito si è però reso palese è l’uso politico altrettanto spregiudicato che ne ha fatto il capo del governo della Cirenaica. Il vero obiettivo è colpire la leadership italiana, anzi le scelte di gestione dei flussi migratori targate Matteo Salvini. Ora il colonnello Haftar è uscito allo scoperto, anche se per bocca di un suo sottoposto: «Lanciamo un appello al mondo intero e all’Unione europea a porre fine alla politiche razziste del ministro dell’Interno italiano» che «in collaborazione con l’incostituzionale consiglio presidenziale» di Fayez Al Serraj sono «la ragione principale dell’accumulo di migranti nella regione occidentale della Libia», ha affermato il generale Mohamed Al Manfour, comandante delle forze aeree dell’Esercito nazionale libico. Secondo Al Manfour, le politiche di Salvini hanno causato il «rimpatrio forzato di migranti in Libia», facendoli tornare «ancora una volta nelle mani degli stessi trafficanti di esseri umani da cui sono fuggiti» e ricollocandoli «tra carri armati e depositi di munizioni in quello che altro non è che una palese violazione delle regole basilari dei diritti umani e dei valori umani». Al netto del paradosso sottostante, (forze armate che bombardano civili e accusano il governo italiano di essere razzista), il tentativo in atto mira a indebolire l’attività leghista per cercare di aprire un varco diplomatico e spingere Roma ad abbandonare il governo di Tripoli, sostenuto fin dai tempi di Marco Minnniti al Viminale. Gli uomini della Cirenaica conoscono bene l’Italia le dinamiche che la riguardano. Sanno che accusare Salvini di razzismo basta a coagulare tutte le forze anti Lega. E così le accuse degli uomini di Haftar sfondano il muro immaginario del Mediterraneo, arrivano fino all’aula del Parlamento e sulle pagine dei giornali. A cominciare da Avvenire, che ieri ha dedicato l’apertura al tema e, in pratica ha ribaltato la frittata. Se si bombardano i centri per migranti, la Libia è un porto insicuro. Solo Salvini sostiene il contrario. Di conseguenza i porti vanno riaperti. la condanna di Avvenire è tutta diretta al leader leghista. Quasi nulla nei confronti di Haftar, nonostante chiunque possa valutare l’uso spregiudicato che fa delle bombe. La cieca opposizione politica a Salvini tiene però bordone ad Haftar, senza che Avvenire partecipi alla distribuzione delle cedole. Il colonnello della Cirenaica desidera prendere il potere e conquistare la cassa, in mano al fondo sovrano di Tripoli. Lo fa con la forza, ma in Libia non esistono mezze misure. La sinistra italiana che beneficio avrà da tutto ciò?
La domanda è retorica perché la risposta è una sola: farsi usare dai leader libici e schiantarsi contro il muro del buon senso (e quello delle prossime elezioni). Chi invece ha le idee chiare sono i rappresentanti delle Ong, forti di un argomento in più per sostenere che la Libia non potrà mai essere un porto sicuro. Ma ancor più delle Ong, chi ha capito di dover cogliere al volo l’opportunità scaturita dal bombardamento è il governo di Tripoli. Il ministro dell’Interno della Libia, Fathi Bashagha, ha dichiarato che di avere il compito di proteggere i civili, ma che colpire i centri di detenzione in cui sono rinchiusi i migranti va oltre ogni capacità di offrire protezione: «Il governo di accordo nazionale è obbligato a proteggere tutti i civili, ma gli attacchi verso i centri di detenzione dei migranti da parte dei caccia F16 sono al di là della capacità governativa di proteggerli», ha dichiarato Bashagha ai media locali. Gli stessi quotidiani hanno riferito l’intenzione del governo di accordo nazionale di chiudere i centri di detenzione e liberare tutti i migranti che vi sono detenuti. Almeno 8.000 persone, secondo le stime dell’Unhcr, che si troverebbero improvvisamente libere di imbarcarsi verso l’Italia. Il governo di Al Serraj teme che la Lega – e il nostro governo in generale – possa aprire un dialogo diretto con Haftar. Salvini sa che senza porti sicuri il decreto Sicurezza bis salterebbe per aria. Con la minaccia di liberare migliaia di immigrati, Al Serraj manda il suo personale pizzino: non trattate con la Cirenaica, Tripoli deve rimanere l’unico interlocutore.
La sinistra non comprende che c’è una partita a scacchi in atto, osserva il dito e ignora addirittura che esista la luna. Fare da sponda ai due governi libici in un momento come questo significa usare i migranti e – moralmente – essere complici. Soprattutto significa rendere ancora più complicato per l’Italia prendere una posizione precisa nel perimetro internazionale. Ieri la Turchia ha condannato apertamente le mosse di Haftar.
Quest’ultimo ha chiesto agli Emirati Arabi di tornare a sostenerlo e – a quanto risulta – avrebbe ricevuto una porta in faccia. Significa che l’alleanza filo Cirenaica si sta spezzando. Bisognerebbe discutere su come agire d’imperio sulla Libia e chiedere anche alla Francia e agli Stati Uniti di svelare le carte. Se invece ci lasciamo trascinare dalle strategie altrui, saremo sempre vittima del Mediterraneo e mai promotori di un rilancio.
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