Pronti a sbarcare in 70.000
  • I migranti arrivati da gennaio sono il doppio rispetto ai primi due mesi del 2020. In più, una sentenza del tribunale di Roma di fatto ha bloccato i rimpatri e il governo Conte ha esteso i permessi di soggiorno Due segnali di «porte aperte» agli irregolari
  • L’esperto di analisi strategica Gianandrea Gaiani: «A differenza di Spagna, Malta e Grecia, l’Italia tiene i porti aperti ai gommoni e alle navi delle Ong. Ed è rimasta l’unico approdo sicuro per chi gestisce i traffici internazionali di persone»

Lo speciale contiene due articoli

Oltre 20.000 sono bloccati alle porte dell’Unione europea, provenienti da Bosnia, Serbia e Macedonia, pronti a entrare in Friuli Venezia Giulia attraversando i sentieri carsici di montagna appena la neve si sarà sciolta e il cammino sarà più facile. Ma l’Europa deve fare i conti anche con l’esplosiva situazione delle isole greche, dove sono raccolte oltre 20.000 persone pronte a salpare verso le coste italiane. Sono stipate negli hotspot di Lesbo, Samos, Leros, Kos e Chios che hanno una capacità massima di poco più di 6.000 persone. Centri sovraffollati che rappresentano potenziali focolai di Covid.

È lo scenario che emerge dalle mappe dei flussi migratori disegnate dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite. A questo si aggiunge la situazione del Nord Africa, da dove non si sono mai interrotte le partenze alla volta delle coste meridionali italiane. Il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, dice che si attende, nei prossimi giorni, con le migliori condizioni meteorologiche, lo sbarco di oltre 5.000 migranti a settimana. In soli due giorni di bel tempo, a febbraio ne sono arrivati 1.200.

Guardiamo anche cosa dice il monitoraggio del ministero degli Interni. Dal 1° gennaio al 24 febbraio sono sbarcati 4.157 migranti, circa il doppio dello stesso periodo del 2020 (2.341) e 15 volte di più rispetto al 2019 (262). Lo scorso anno sono arrivati oltre 34.000 profughi, il triplo del 2019. Se rimarrà il ritmo di questi primi mesi, cioè doppio rispetto al 2020, dobbiamo aspettarci circa 70.000 migranti, tra sbarchi sulle isole e in Calabria e ingressi via terra dalla frontiera del Nord Est.

Oltre confine è passato il messaggio che in Italia si può arrivare senza rischiare l’espulsione. Il decreto Immigrazione concede ai migranti varie forme di permesso di soggiorno impedendo di fatto i rimpatri. A questo si aggiunge il pronunciamento del Tribunale di Roma che, accogliendo il ricorso presentato da un profugo afghano, entrato illegalmente nel territorio italiano l’estate scorsa e riportato in Slovenia, ha dichiarato illegittime le riammissioni. Questo mix di fattori è un incentivo ai trafficanti di migranti che sanno di poter contare in Italia su una normativa più favorevole. Chi paga il biglietto di viaggio per il nostro Paese è sicuro di non spendere i soldi invano. E sulla base di questa certezza che si moltiplicheranno gli arrivi.

Con questa situazione esplosiva si dovrà confrontare il governo di Mario Draghi, aggravata dalla pandemia. I centri di accoglienza e per le quarantene sono già al collasso. Nel discorso programmatico per la fiducia, il neo premier ha scelto sul tema dell’immigrazione un basso profilo limitandosi a sottolineare la responsabilità delle istituzioni europee. Nessuna indicazione in più è venuta finora. La conferma al Viminale di Luciana Lamorgese sembra indicare una continuità con il precedente governo. La battaglia adesso si gioca tutta dentro una maggioranza che ha inglobato anche parte della vecchia opposizione, molto polemica nei confronti delle politiche migratorie di Giuseppe Conte.

Il principale fronte di immigrazione è quello nel Mediterraneo centrale, che ha come punto di partenza soprattutto la Tunisia da dove è arrivato, nei primi due mesi dell’anno, il 13% del flusso (558 migranti). Malta ha fatto un accordo con Turchia e Libia per cui i barconi sono intercettati dalla Guardia costiera libica che li riporta indietro, la Grecia riporta i mezzi nelle acque turche, sicché l’Italia è diventata l’unico porto sicuro del Mediterraneo per chi gestisce i traffici illeciti di migranti.

Ha ripreso vigore la rotta dall’Algeria alla Sardegna, di cui si parla poco perché i numeri non sono quelli importanti degli arrivi in Sicilia. Mentre la Spagna sta effettuando rimpatri, si segnalano sbarchi a raffica sulla costa del Sulcis. A bordo di barchini, gli algerini sono balzati in testa tra le nazionalità dei migranti. Il flusso, costante in questi anni, ha avuto un aumento lo scorso anno quando da gennaio a marzo il loro numero (312) ha superato quello delle partenze dalla Costa d’Avorio (310). Sono cifre destinate ad aumentare. L’Algeria è una sorta di polveriera nel Mediterraneo. La disoccupazione viaggia da tempo sulla doppia cifra e quella giovanile si attesta al 27%. L’economia dipende essenzialmente dall’esportazione di idrocarburi, settore a bassa intensità di manodopera che non riesce ad assorbire i giovani. A questo si aggiunge la difficoltà di vivere in un Paese in progressiva islamizzazione. I migranti sono perlopiù giovani uomini a differenza dei nuclei familiari provenienti dalla Tunisia. In Sardegna sono spesso sbarchi fantasma, con mezzi di fortuna, di piccole dimensioni e difficili da monitorare.

Altra rotta calda è quella di provenienza dalla Turchia e che ha come approdo le coste ioniche della Calabria. Nonostante gli accordi tra Bruxelles e Ankara per trattenere i migranti in Anatolia, dalla Turchia si continua a partire. E non sono soltanto turchi. Molti vengono dall’Afghanistan, dall’Uzbekistan e dall’Iran con viaggi organizzati dalla malavita dell’Est Europa.

Dalla Turchia si snoda anche la rotta terrestre dei Balcani che ha nel confine italo-sloveno la porta d’ingresso in Europa. Gran parte dell’attività migratoria interessa Trieste, a pochi chilometri dal confine con la Slovenia, provincia messa sotto pressione da un flusso che si è andato intensificando negli anni. Qui vengono intercettati quasi quotidianamente gruppi anche di 50 persone che tentano di varcare il confine. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, aveva chiesto all’ex premier Conte «di chiudere tutti i valichi minori e intensificare i controlli di polizia in quelli principali». Non se n’è fatto nulla. Al tempo stesso, il ministro dell’Interno Lamorgese, confermata da Draghi, lanciava messaggi rassicuranti, dicendo che «la rotta balcanica sta andando abbastanza bene. Sono numeri che non corrispondono a quelli che abbiamo sul versante mediterraneo». Mentre il ministro minimizzava, nell’arco di dieci giorni entravano illegalmente quasi 300 migranti. Ora oltre 20.000 sono bloccati alle porte dell’Unione europea e attendono solo che la neve si sciolga per penetrare nel confine friulano.

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