Per i vigili bolognesi corsi di antirazzismo. Musulmani e sinti salgono in cattedra
ANSA
  • Il Comune avvia un progetto di un anno per spiegare l’importanza della tolleranza nelle operazioni di polizia. Fra i docenti, invece, una serie di figure tipiche della Bologna «accogliente», fra cui ci piace segnalare sin da subito il numero uno dell’associazione sinti italiani di Bologna, Luigi Chiesi.
  • Dei 298 lavoratori del centro siciliano, solo 120 sono stati richiamati dopo il cambio gestione. Proteste da parte dei sindacati.

Lo speciale contiene due articoli

Quali sono le caratteristiche necessarie per essere un buon vigile urbano? La conoscenza di leggi e regolamenti, l’onestà, il buon senso. Il Comune di Bologna, tuttavia, ritiene che ci sia un’altra competenza fondamentale: l’antirazzismo. Come scovare i divieti di sosta o combattere la microcriminalità se non si conoscono a menadito tutte le sfaccettature della fantastica convivenza multiculturale?

I vigili urbani felsinei, quindi, dovranno andare a scuola di tolleranza. Fra i docenti, invece, una serie di figure tipiche della Bologna «accogliente», fra cui ci piace segnalare sin da subito il numero uno dell’associazione sinti italiani di Bologna, Luigi Chiesi. Sì, avete capito bene: le forze dell’ordine prenderanno lezioni dal capo dei nomadi. Il quale, personalmente, sarà sicuramente un esempio di probità, ma certo ad orecchie non del tutto formattate dalla retorica buonista la cosa continua a sembrare piuttosto strana.

Stiamo ai fatti: il Comune ha affidato all’associazione Eos, al modico prezzo di 5000 euro, un progetto della durata di un anno, nel cui ambito si terranno laboratori e seminari per dirigenti e funzionari della polizia municipale di Bologna. L’argomento è appunto l’antirazzismo. Si comincia nel corso di questo mese, si finisce a settembre 2019.

Il progetto della onlus fissa una serie di obiettivi, come quello di «riconoscere l’importanza dell’agire di polizia sulla base del rispetto dei diritti umani» o di «comprendere la rilevanza dell’agire non discriminatorio per il rispetto delle persone a rischio, dello scopo di favorire la coesione sociale, di soluzione dei conflitti e della polizia municipale».

I vigili urbani saranno tenuti a riflettere su temi come il «peso di stereotipi e pregiudizi e il peso del sistema di discriminazione istituzionale», ma anche sul arispetto dei diritti umani in polizia e degli obblighi etici e professionali di non discriminare all’interno e all’esterno della polizia e di promuovere le pari opportunità». Si parlerà poi di «come alcune comunità percepiscono ruolo e funzione dei servizi di polizia, e viceversa». Insomma, i vigili urbani saranno chiamati a rivedere il proprio operato sulla base di come la comunità magrebina o quella rom vedono le divise. Ne vedremo delle belle.

Veniamo ora ai docenti. C’è il già citato Chiesi. In un’intervista rilasciata nel 2015 e reperibile on line, l’esponente della comunità sinti cercava di fare chiarezza sugli «stereotipi» che gravano sul suo popolo.

Alla domanda sui furti che vedono spesso i nomadi protagonisti, Chiesi rispondeva: «Beh, anche tra i sinti, come in tutti i popoli, ci sono i ladri, ci sono i disonesti, ci sono quelli che vivono di espedienti… Dipende dalle esigenze, se uno è povero e rischia di morire di fame va a rubare». Beh, non è che sia così ovvio, veramente. Ma andiamo avanti. Alla domanda sul perché spesso i nomadi non mandano i figli a scuola, il rappresentante della comunità replicava: «Molti bambini rom e sinti vanno a scuola, ma dipende anche dalla realtà che spesso i sinti si trovano a vivere a scuola, una realtà fatta di discriminazione». Insomma, loro vorrebbero proprio mandare i figli a scuola, ma per colpa delle discriminazioni razziste, poi alla fine talvolta non lo fanno. Chissà se saranno questi i temi delle lezioni che Chiesi terrà ai vigili urbani…

In cattedra salirà anche anche il presidente dell’Ucoii e della comunità islamica bolognese, Yassine Lafram. I lettori della Verità hanno già incontrato questo nome lo scorso agosto, quando su queste colonne raccontammo di come il Comune di Bologna, da anni, dia in affitto un immobile alla comunità islamica cittadina con uno sconto del 91,3% (4.000 euro all’anno invece di 46.000).

Non solo: la giunta ha deliberato che i musulmani possano godere per 99 anni del diritto di superficie del terreno su cui sorge il loro centro, smettendo di pagare anche il poco di affitto che versano ora, con in più la possibilità di svolgere nuovi interventi di edilizia su una superficie di 7.000 metri cubi. Ritenendo che tutto questo fosse ancora poco, il Comune di Bologna, per non essere tacciato forse di islamofobia, ha deciso anche di mettere dare agli esponenti della comunità musulmana cittadina il compito di rendere edotti i vigili urbani locali della necessità di un approccio più dialogante con i fedeli dell’islam.

E con i buddisti? A loro possiamo fare la multa anche se parcheggiano nei posti appositi? E gli induisti? I cristiani ortodossi? Gli hare krishna? E i poveri atei, possono forse essere insultati dalle forze dell’ordine? Per non parlare dei cattolici. Lo si capisce bene, questo è un piano inclinato da cui non si riesce a risalire. I pubblici ufficiali, molto semplicemente dovrebbero trattare tutti allo stesso modo. Per esempio punendo chi non manda i figli a scuola, di qualsiasi etnia egli sia. Nonostante le «discriminazioni».

Adriano Scianca

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