Giù la maschera. Il fremito di eccitazione che percorre il mondo musulmano dopo le elezioni di Midterm è un segnale potente e rappresenta l’ufficializzazione di una tendenza da brivido: l’islam è salito sul taxi della sinistra radicale per conquistare l’Occidente in cambio di un pugno di voti. Lampi da giorno dopo.
Barack Obama sdogana il nuovo senatore democratico del Michigan Abdul El Sayed: «Parla come Roosevelt». L’imam della Grande moschea di Roma, Nader Akkad, sottolinea che «la sua elezione è un momento storico contro i pregiudizi». E per celebrare il trionfo così lontano ma così vicino, il padre fondatore delle comunità islamiche in Italia (Ucoii), Hamza Roberto Piccardo, posta su X la foto di un surf con la bandiera palestinese e commenta: «È l’onda lunga, il sangue dei martiri non è mai sprecato».
Venticinque anni dopo, l’11 settembre va in soffitta masticato dai topi dell’ideologia. E la saldatura è ufficiale: il progressismo e l’islamismo camminano a braccetto nelle piazze e nelle stanze del potere. «Habibi» sostituisce «Bro» anche a Manhattan. E per annusare i panni sporchi di casa nostra non è un caso che il 90% dei protagonisti dei saccheggi nella Maranza Week di Milano comunicasse in arabo.
Un minuto dopo essere stato eletto al Senato, El Sayed ha sbeffeggiato il cattolicissimo vicepresidente JD Vance con la frase: «Habibi, c’è una deliziosa ironia nel fatto che, per obbligo costituzionale, a gennaio sarai tu a dover far giurare me». Non è solo folclore, è politica, è religione. Il gruppo «The Squad» alla Camera Usa è composto da deputate musulmane come Ilhan Omar e Rashida Tlaib, tra le figure più a sinistra del Congresso.
La lunga marcia dell’alleanza tra islam e sinistra
È la lunga marcia che negli Stati Uniti come in Italia (dopo Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Olanda e Francia) i musulmani stanno affrontando avvalendosi dell’organizzazione e delle rivendicazioni sociali dei partiti di sinistra, del movimento pro Pal, dei collettivi universitari, dei centri sociali sulle Flotille, delle agenzie internazionali (perfino l’Onu con Francesca Albanese).
Da noi vanno aggiunti i sindaci a senso unico come Matteo Lepore a Bologna, portatori d’acqua obnubilati dal politicamente corretto. Salim El Koudri si lancia con l’auto contro la folla a Modena? Il sindaco dem non è preoccupato per l’atto di terrorismo ma «per la necessità di fare coesione sociale». Nasce una Camera arbitrale a Padova che non applica il Codice civile ma la sharia? Pd e Movimento 5 stelle non hanno niente in contrario. L’italianissimo Lorenzo Pacini (Pd) definito «il Mamdani di Milano» affronterà le primarie con l’obiettivo di realizzare una moschea. Nella città dove il sindaco uscente, Beppe Sala, non si è costituito parte civile contro i maranza che parlavano arabo. È il socialismo islamico, bellezze. Per diventare vincente l’alleanza islam-dem necessita di tre caratteristiche.
- Deve riproporre vecchi capisaldi dell’egualitarismo demagogico novecentesco: scuole, trasporti e pasti gratis, il disprezzo per i ricchi, il grande abbraccio ai migranti di ogni genere.
- Deve essere rappresentata da giovani manipolabili, destabilizzati dal declino del woke e travolti dal senso di colpa fra un sushi e un happy hour.
- Deve dissimulare la matrice religiosa sotto una patina di laicismo e di globalismo progressista.
Esempio dominante, il sindaco di New York, Zohran Mamdani. La moglie, Rama Duwaij, si mostra in minigonna e pose da Instagram a labbro turgido, con un messaggio esplicito: dimenticatevi i burqa, nessun estremismo, facciamo parte del sistema. Poi scandisce «Globalize intifada» e «From the river to the sea» nei cortei oro Pal, rigorosamente col velo.
Il modello britannico e il nuovo leader dei Verdi
L’ultimo Frankenstein è nato in Inghilterra, un esperimento rosso-coranico-ebraico messo in piedi da Zack Polanski, a 44 anni nuovo leader dei Verdi con l’85% dei voti. Incluso nella lista della rivista Time fra i 100 personaggi più influenti, come prima mossa ha nominato suo vice – lui ebreo – Mothin Alì, musulmano, noto per aver scandito su Tik Tok «Allahu Akhbar» dopo il 7 ottobre e per aver detto che gli israeliani massacrati «non erano vittime ma occupanti, colonialisti europei che se la sono cercata». La grande illusione sta funzionando, chi diffida viene accusato di islamofobia e le elezioni di Midterm confermano che il surf musulmano cavalca l’onda degli «utili idioti» per arrivare al traguardo. Per la Treccani dicesi utile idiota «chi in modo ingenuo sostiene una causa senza comprenderne gli scopi, finendo per favorire gli interessi di chi lo manipola».
L’«empatia suicida» dell’Occidente
Lo psicologo e saggista libanese Gad Saad la chiama «empatia suicida» dell’Occidente. È il titolo del suo ultimo libro e la spiega così. «Mentre ti ammiri nello specchio della purezza morale non critichi mai le altre religioni; accogli tutti gli immigrati clandestini; ti inventi che l’islamofobia è il vero flagello; lotti per i diritti dei criminali perché meritano non una seconda possibilità ma la 75ª; fai notare che i terroristi di Hamas stavano compiendo una nobile difesa dei loro diritti umani. Sei una brava persona. Stai per suicidarti o per diventare schiavo della sindrome di Stoccolma».
Povero Bin Laden, invece di abbattere le Torri gemelle avrebbe potuto sostenere i candidati giusti del progressismo mondiale; oggi sarebbe un padre nobile dell’Internazionale socialista islamica. E non avrebbe trascorso gli ultimi anni in un bunker polveroso a girare video amatoriali, braccato dai Navy Seals.
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