Punte per strada durante la Festa della musica. Gli esami dovranno dimostrare se dentro ci fossero sonniferi o stupefacenti dello stupro. È la nuova versione della Taharrush gamea che abbiamo già visto a Capodanno.
Su X, un account ironizzava: «Usa e Israele bombardano l’Iran, la Francia organizza la Festa della musica. Ma il bilancio peggiore ce l’ha quest’ultima». La freddura è cinica e ovviamente sottostima la gravità dei fatti mediorientali, ma i numeri di quella che doveva essere una piacevole serata di concerti all’aperto per famiglie fanno comunque spavento: 371 persone interrogate dalla polizia, 305 arresti, 13 membri delle forze dell’ordine feriti, 14 partecipanti all’evento feriti gravi, 1.500 feriti lievi, 51 veicoli bruciati. E poi cronache di vandalismi, furti, risse, stupri, accoltellamenti, saccheggi, scontri con la polizia…
Anche se in Francia l’omertà sui dettagli etnici è blindata dalla legge, la Rete è piena di video che non lasciano molto spazio all’immaginazione circa l’identità dei teppisti in azione. Come dice Bouli, un altro account X che fa impazzire i progressisti francesi: «Tout le monde sait». Tutti lo sanno.
C’è però un aspetto ulteriormente inquietante: secondo il ministero dell’Interno transalpino, 145 donne si sarebbe rivolte ai servizi di sicurezza denunciando delle punture di siringa avvenute durante la serata. Colpi mordi e fuggi avvenuti in mezzo alla folla, di cui ci si rende conto quando l’autore è già lontano o comunque non identificabile. Attacchi magari assestati in gruppo, sul modello della taharrush gamea, la molestia collettiva diventata tristemente nota in questi ultimi anni. Alcune delle vittime si sarebbero sottoposte anche a esami tossicologici per vedere che nessuna sostanza nociva sia stata iniettata nel loro corpo a loro insaputa. Lo spettro è ovviamente quello della droga dello stupro o altri narcotici atti a inibire le difese delle vittime.
L’elemento che getta una luce ancora più sinistra sulla serata è dato dal fatto che esisterebbe (ma il condizionale è d’obbligo) un appello rilanciato sui social nei giorni precedenti che inviterebbe a «pungere» le donne. Un messaggio di allerta rispetto a tale pericolo è stato rilanciato dall’influencer femminista Abrège sœur e tramite lei ha avuto una diffusione virale. Giova tuttavia precisare che nessuno, per ora, è stato in grado di ritrovare questo appello. Anche l’idea che le «punture» servissero per iniettare sostanze, magari narcotici al fine poi di abusare delle vittime, andrà confrontata con l’esito degli esami tossicologici. L’emergenza non è tuttavia derubricabile a mero caso di psicosi collettiva: non solo sul Web circolano un sacco di immagini delle presunte punture, ma sono stati individuati anche dei sospettati, alcuni colti sul fatto. Sarebbero in 12 le persone ascoltate dalla polizia relativamente a questo specifico reato. Ad Angoulême, per esempio, quattro persone sono sospettate di aver punto una cinquantina di vittime, secondo fonti di polizia riportate dai media.
Girando per i siti locali francesi si ha una idea della dimensione del fenomeno. A Rouen 19 persone sarebbero state colpite, c’è stato anche un fermato, poi rilasciato; a Roanne, nella Loira, ci sono stati due casi; nel dipartimento bretone della Morbihan, ci sarebbero altre due vittime; a Limonges, le forze dell’ordine riferiscono di 15 casi e quattro denunce, con testimoni che riferiscono di aver visto gruppi di ragazzi mascherati che colpivano le persone sulla schiena o sui glutei, anche se finora non c’è alcun sospettato. A Chambéry cinque donne hanno lamentato punture, fermato un uomo che parlava arabo e che si è qualificato come dottore. A Montpellier un altro episodio sospetto, un clandestino del Bangladesh sarebbe stato fermato. A Metz, sono stati registrati tra i 16 e i 20 casi. Due i fermati, uno colto in flagrante e l’altro riconosciuto da una delle vittime. I due sono stati poi liberati in attesa dell’evolversi delle indagini. E così via.
Certo, la vicenda ha ancora contorni sfumati. Va chiarita, innanzitutto, la presenza o meno di sostanze iniettate nelle vittime. Ma, in caso contrario, c’è da chiedersi a quale fine pungere qualcuno con una siringa e perché proprio le donne. La risposta a questa domanda potrebbe semplicemente non esserci, quanto meno non sul terreno razionale: la caccia alla donna armati di siringa potrebbe essere una specie di «gioco» nichilista, una challenge distruttiva tra tante altre, una follia da branco di cui vantarsi sui social.
Va detto che la pratica non è nuova. Nel 2022, in Francia, ci fu un’ondata di «punture selvagge», come furono definite dai media. A ottobre di quell’anno si registrarono nel 2.100 denunce regolarmente depositate. Casi furono segnalati a Parigi, Grenoble, Nantes, Lione, Béziers, Rennes, Tolosa e Strasburgo, sempre nell’ambito di momenti di convivialità serale, e anche quell’anno prendendo particolarmente di mira la Festa della musica. All’epoca, in almeno due casi sarebbero state trovate tracce di Ghb, la famigerata «droga dello stupro», a Roanne e nei Pirenei centrali. Nel 2023 la moda sembrava quasi archiviata, con poco più di un centinaio di casi. Nel gennaio di quest’anno, due casi sono stati segnalati a un concerto del rapper Kaaris. La moda verrebbe dal Regno Unito: tra settembre e novembre 2021 ci furono 274 casi.
Il mondo femminista francese, comunque, si è allertato anticipatamente, chiedendo l’allestimento di alcuni «safe space», mentre nei giorni immediatamente precedenti alla Festa della musica l’app The Sorority – applicazione salvavita per le donne vittima di violenza – è stata scaricata 15.000 volte. C’è da chiedersi, tuttavia, se la creazione di «spazi sicuri» per sole donne in previsione di una banale festa estiva non sia già una sconfitta. Anche perché chi richiede questo genere di misure, in genere si rifiuta di guardare alle vere ragioni per cui il Paese intero sembra non essere più un «luogo sicuro».
La Francia è da tempo nel pieno di una violenta crisi del legame sociale, dovuta soprattutto all’immissione di milioni di persone che non si sentono francesi e che anzi vedono la società transalpina come facile preda per ogni istinto primordiale, venale, sessuale o «goliardico» che sia. Di tutto questo, le donne francesi sono vittime predestinate, data la cultura violentemente misogina di questi caid in tuta e marsupio.
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