La donna, trovata con 130 grammi di gioielli in oro e più di 1.500 euro in contanti, è stata arrestata per furti in case. Due suoi figli erano sull’auto che ha ucciso Cecilia De Astis.
Terminal 1 di Malpensa. Ore 10.30 circa. Nell’area partenze, tra i banchi 12 e 13 del check-in, uno straniero di 28 anni originario del Mali ma residente a Milano, che il 16 agosto aveva cercato di smarcarsi su un volo per l’Arabia Saudita con un passaporto falso, pantaloni beige, polo bianca, cappellino da baseball calato sulla fronte e mascherina Ffp2 sul volto, comincia a inveire contro il personale. Non ha biglietto né carta d’imbarco ed è senza bagaglio. Per gli addetti di scalo non è un passeggero. Ha in tasca solo un permesso di soggiorno che gli consente di restare in Italia fino al 2027 e una bottiglietta da mezzo litro piena di benzina. All’improvviso appicca fuoco a un rullo trasporta bagagli. La gomma s’incendia. Le fiamme si alzano di circa due metri. L’area si riempie di fumo nero. Poi, con un martello che nascondeva in uno zainetto si scaglia contro i monitor che segnalano gli arrivi e le partenze. Caos, panico, gente che scappa. Sembrano colpi di pistola, ma sono martellate picchiate con violenza sugli strumenti di metallo del desk numero 13 e contro i monitor che segnalano i voli in arrivo e in partenza. Le fiamme sono state domate in pochi minuti dai Vigili del fuoco.
«La presenza di fumo ha reso necessaria l’evacuazione del terminal per motivi di sicurezza», spiegano dal comando provinciale. L’aeroporto non si è fermato: voli regolari, nessun ferito. Il protagonista dell’assalto è stato affrontato da un addetto del personale di Sea, la società che gestisce il sistema aeroportuale milanese: dopo avergli chiesto inutilmente di mettere giù il martello ha atterrato lo straniero facendosi scudo con un estintore. In suo aiuto sono arrivati alcuni passeggeri e gli addetti alla sicurezza dell’aeroporto, che hanno recuperato il martello e mantenuto fermo l’aggressore fino all’arrivo degli agenti della Polaria.
Quando questi riescono a calmarlo salta fuori il suo passato: problemi di tipo psichiatrico, piccoli precedenti per episodi di disturbo della quiete pubblica, una denuncia dei carabinieri scattata martedì per il danneggiamento delle vetrine di un negozio del centro di Milano (aveva usato lo stesso martello) seguita da un ricovero per accertamenti al Niguarda (dal quale si è allontanato senza completare la procedura) e un contorto percorso da richiedente asilo. Con una posizione che appare come una fotografia del sistema italiano dell’accoglienza: da una parte le Commissioni territoriali che respingono la domanda, dall’altra i tribunali che convertono le decisioni.
La sua storia in Italia comincia nel 2015, quando entra dal confine con la Francia e chiede asilo. La protezione internazionale gli viene concessa, ma al suo rinnovo, nel 2019, la Commissione territoriale la boccia: non tutti i requisiti erano in regola. Lui presenta un ricorso. Nel frattempo, grazie alla sospensione del rigetto, è libero di circolare sul territorio nazionale. Ma ai controlli risulta sempre nell’hinterland milanese. E nel 2021 il Tribunale di Milano, pur riconoscendo l’assenza dei requisiti da rifugiato, ribalta la decisione, riconoscendogli la protezione sussidiaria e valutando il rischio di un grave pericolo (trattamenti inumani) se dovesse tornare nel proprio Paese d’origine. Per i giudici fino al 2027 può restare in Italia.
Dopo l’identificazione e gli accertamenti è stato portato in una camera di sicurezza a Varese. Oggi verrà processato per direttissima davanti al giudice monocratico del Tribunale di Busto Arsizio. L’ipotesi, per ora, è di danneggiamento aggravato dall’uso di materiale infiammabile. Ma sarà il pubblico ministero di turno a valutarla. Ai poliziotti non ha spiegato le ragioni del suo gesto. Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire con precisione i suoi movimenti e di dare un senso a un’azione che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. I video delle telecamere di sicurezza sono stati acquisiti per stabilire il tragitto sin dall’ingresso a Malpensa e poi fino al Terminal 1.
«Straniero, con permesso di protezione internazionale. Una delle risorse che ci pagheranno le pensioni, secondo la sinistra», commenta su X il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. Mentre il capogruppo della Lega in Regione Lombardia, Alessandro Corbetta, ne chiede subito l’espulsione: «Basta concessioni facili, chi rappresenta un rischio per la comunità va rimandato indietro subito e a chi di seconda generazione delinque va revocata la cittadinanza». Poi ha aggiunto: «Serve un piano per rimandare a casa delinquenti e clandestini, per difendere la Lombardia e l’Italia da potenziali terroristi, dalla violenza e dal degrado». E si è rivolto a Giorgia Meloni: «La premier ascolti di più la Lega, contro chi delinque e non si integra serve il pugno duro».
Resta il paradosso di un sistema che, tra rigetti, ricorsi e ribaltoni, lascia in Italia chi riesce a entrare in un aeroporto con un martello e una bottiglietta di benzina.
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