La ’ndrangheta sapeva prima giorno e luogo degli sbarchi per il mercato delle sepolture
Ansa
  • Secondo gli investigatori gli indagati «ricevevano soffiate in vista delle gare pubbliche per le tumulazioni». Sospetti sui dipendenti comunali che suggerivano le offerte da fare.
  • Era l’estate 2017 del boom di arrivi. Ong scatenate sotto il naso del Pd. Con il Viminale in mano al dem Minniti, le coste di Crotone, Vibo e Reggio accolsero migliaia di profughi Save the children la faceva da padrona, mentre l’Europa prometteva redistribuzioni fantasma (come oggi).

Lo speciale comprende due articoli.

Le informazioni che arrivavano alla cosca erano di prima mano: pochi giorni dopo il 2 luglio 2017 ci sarebbe stato uno sbarco di migranti nel porto di Vibo Marina con «18 cadaveri». E siccome, grazie all’influenza della ‘ndrangheta, al Comune di Vibo Valentia la sepoltura delle salme dei migranti era diventata cosa loro, gli uomini del clan si stavano già sfregando le mani. Orazio Lo Bianco, che a Vibo Valentia appellano tutti U’ Tignusu, il tignoso, è il titolare dell’impresa di pompe funebri in odore di ‘ndrangheta che, come svelato ieri dalla Verità, riusciva a gestire in regime di monopolio il servizio di sepoltura degli immigrati giunti morti in porto. «Sto tornando, che ero a Cosenza», dice al collega Leonardo, «(…) mi è arrivata una voce… penso che c’è uno sbarco con 18 morti». Il rientro da Cosenza e il numero preciso di cadaveri non lasciano dubbi sulla precisione di quella informazione finita in una intercettazione captata dagli investigatori che si sono occupati dell’inchiesta ribattezzata Rinascita. Anche perché l’opinione pubblica, di quello sbarco, non era stata informata. Si trattava quindi di una soffiata partita dalla nave in arrivo? E in quel periodo sulle coste del Vibonese erano arrivati diversi sbarchi fantasma. In questo caso gli unici a fornire l’informazione potevano essere gli scafisti trafficanti di esseri umani. Ma erano arrivate anche alcune navi delle Ong. E sarebbe ancora più inquietante se ad avvisare l’uomo di rispetto di Vibo Valentia fossero stati attivisti delle organizzazioni non governative.

Ultima ipotesi possibile: Lo Bianco ha ottenuto quell’informazione da chi, tra le autorità, stava aspettando lo sbarco. Ed è su questo punto, infatti, che si è concentrata l’attività investigativa: «Nella circostanza», scrivono i magistrati della Procura antimafia di Catanzaro, «Lo Bianco riferiva di aver appreso in via informale che a distanza di circa due giorni si sarebbe verificato un nuovo sbarco di migranti, nel quale, da voci ufficiose, erano previsti 18 cadaveri. Pertanto, si deduce che l’odierno indagato era in grado di apprendere tali notizie prima che il Comune indicesse la gara per assegnare quei servizi». Durante la telefonata, proprio perché quell’informazione ceduta al collega era da maneggiare con cautela, U’ Tignusu gli chiede di mantenere il più stretto riserbo: «Ti voglio dire io, se tu parli, quelli si presentano al Comune… capito… e ci viene più difficile la gara».

L’obiettivo era evitare che le ditte concorrenti si interessassero a quel bando. E 18 salme, a 750 euro l’una, come da indicazioni ricevute dal funzionario del Comune in precedenti occasioni, avrebbero fruttato in un sol giorno 13.500 euro. Le uniche spese da sostenere erano quelle dello zinco per sigillare i corpi nei loculi, visto che, come hanno scoperto i carabinieri, i migranti venivano sepolti senza bara (contro ogni regolamento di polizia mortuaria), e il compenso per un operaio da impiegare per il servizio. Orazio, infatti, chiede al collega: «Eh.. ma tu gli operai ce li hai?». La risposta: «Tu falli arrivare… io un rumeno ce l’ho…». E subito dopo la chiacchierata sulla capacità di garantire il servizio funerario per quel consistente numero di cadaveri, parte la spartizione delle salme: «Lo Bianco», annotano gli investigatori, «ipotizzava di concedere al proprio interlocutore il servizio su cinque salme, in quanto il primo si sarebbe aggiudicato la gara d’appalto unitamente ad altre due ditte». Un altro aspetto tutto da approfondire, perché, per dirla come i magistrati calabresi, «appare evidente come l’indagato fosse consapevole dell’esito della gara indetta dal Comune ancora prima dell’ufficialità dello sbarco e del numero di cadaveri presenti tra i migranti, avvalorando l’ipotesi di turbativa d’asta». Agli investigatori è bastato fare qualche salto indietro tra le pagine delle intercettazioni per riannodare i fili: il 18 aprile 2017 U’ Tignusu riceve una chiamata da Rita Milano, una dipendente comunale assegnata al Settore servizi sociali, la quale gli comunicava che nel corso dell’ultimo sbarco era stato recuperato un cadavere.

Lo Bianco è pronto. E assicura che a breve avrebbe presentato un preventivo per il servizio funerario pari a 900 euro. Ma la donna gli indica con precisione la somma da riportare sul preventivo: 750 euro Iva compresa. E precisa di aver appreso che la cifra prevista dall’ufficio di Ragioneria era quella. E se in un primo momento agli investigatori era sembrato che quelle informazioni rivelate dalla dipendente comunale erano volte a far aggiudicare la gara all’indagato, a discapito di altri partecipanti, dalla documentazione acquisita è emerso che il servizio era stato affidato a Lo Bianco con procedura d’urgenza e, pertanto, a trattativa diretta. L’informazione sull’arrivo delle 18 salme di luglio, invece, porta a escludere la possibilità che la soffiata sia arrivata dagli uffici comunali. Il telefono di Lo Bianco era costantemente intercettato e non ci sono negli atti raccolti dalla Procura altre telefonate di dipendenti comunali. Se fosse stata la funzionaria a fornirgli quella notizia, avrebbe con probabilità molto elevata usato la stessa disinvoltura della chiamata nella quale gli chiedeva il preventivo. Si tratta quindi di una comunicazione che Lo Bianco ha ottenuto in via riservata. Probabilmente incontrando il suo informatore di persona.

Aspetti inquietanti di un’inchiesta che ha svelato l’assoluta mancanza di umanità delle cosche, anche nel caso dei loro «addetti». Un pentito chiave per la maxi retata , infatti, ha svelato il destino di Filippo Gangitano, killer e picciotto dei Lo Bianco, ucciso nel 2002. Il motivo? «Era fedele, però era gay».

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