I contagi nelle strutture dei migranti lasciati liberi di diffondere il virus
Di giorno in giorno aumenta il numero di quanti varcano irregolarmente i confini italiani e, in misura più che proporzionale, quello degli stranieri infetti. Che spesso non rispettano la quarantena e fuggono.

È un bollettino drammatico. Di giorno in giorno aumenta il numero dei migranti che varcano irregolarmente i confini italiani e, in misura più che proporzionale, quello degli stranieri infetti. Arrivano già malati da Paesi in cui l’assistenza sanitaria non esiste, si contagiano attraversando di nascosto nazioni africane o balcaniche dove la pandemia non ha un freno. E si ammalano anche nelle strutture dove vengono ammassati per fare la quarantena, a volte senza neppure che i positivi vengano separati dai negativi, come accade al centro di prima accoglienza sull’isola di Lampedusa.

Ma il coronavirus si diffonde anche dove questa separazione è prevista. Accade a Treviso, nell’ex caserma Serena di Casier, un paese alle porte del capoluogo della Marca. I migranti irregolari ospitati sono 284 ma vi si trovano anche 25 operatori sanitari: in tutto fanno 309 persone. Una settimana fa i positivi ai controlli medici erano 130, attorno al 40%. Ora sono balzati a 244, compresi 11 operatori sanitari. Quasi il doppio. I negativi sono soltanto 47 e 18 tamponi sono da riprocessare. I risultati dello screening, fa sapere l’Aulss 2 di Treviso, «non comporteranno alcuna modifica nella struttura, dove tutti i migranti resteranno in quarantena».

I numeri preoccupano ovunque. In Sicilia l’altro giorno sono stati registrati 30 nuovi casi di contagio, di cui 13 migranti sbarcati sull’isola e sottoposti a controlli. Ieri sono risultati positivi altri 12 irregolari provenienti da Lampedusa, trasferiti su una nave per la quarantena, e altri 8 nel Ragusano. Questi ultimi erano stati mandati a Bari e poi rispediti a Pozzallo: «Una gestione incredibile», ha protestato l’assessore alla Sanità, Ruggero Razza. «Questo caos è frutto delle indecisioni di chi a Roma sarebbe chiamato a decidere, ma che a oggi non ha ancora definito un protocollo sanitario per la gestione dei migranti».

Anche a Matera, in Basilicata, nel centro di accoglienza di Ferrandina allestito all’hotel Old West, sono stati scoperti 20 nuovi positivi al coronavirus tra i migranti arrivati nei giorni scorsi dalla Sicilia, dove erano stati sottoposti a un primo tampone risultato negativo. La situazione è convulsa perché da Ferrandina sono scappati 25 dei 100 irregolari trasferiti da Lampedusa e qualcuno di loro potrebbe essere positivo. I migranti dopo lo sbarco vengono sottoposti a una quarantena fiduciaria: vuol dire che le autorità non dispongono un piantonamento delle strutture. Se vengono ripresi, possono essere multati per mancato rispetto delle misure di protezione sanitarie ma sanzionarli è inutile visto che non hanno soldi.

I dati del ministero dell’Interno sono preoccupanti. Dall’inizio dell’anno gli sbarchi sono stati 14.832: una media di 68 ogni giorno. In tutto l’anno scorso erano stati 4.039, cioè 11 al giorno, e 18.890 nel 2018, ultimo anno di grave crisi, che significa 52 al dì. Il 2020 si avvia a battere ogni record. Nei primi 4 giorni di agosto siamo già a quota 814, contro i 1.268 dell’intero mese del 2019 e i 1.531 dell’agosto 2018. E questi numeri non conteggiano l’altro flusso imponente, quello che arriva in Friuli Venezia Giulia dopo avere attraversato i Balcani: fino a giugno si erano registrati 9.300 ingressi dalla Slovenia contro 6.950 sbarcati.

Le località che ospitano le migliaia di disperati sono al collasso. Crescono le proteste a Lampedusa perché molti irregolari riescono a lasciare l’hotspot attraverso buchi nelle recinzioni per non rispettare la quarantena: dappertutto c’è sporcizia, ammassi di rifiuti, cumuli di materassi. Una situazione igienico sanitaria fuori controllo. Peggiore è la situazione in Friuli Venezia Giulia, dove pakistani, afgani, bangladesi arrivano non più a piedi attraverso i boschi, ma a bordo di camion che si liberano del loro carico umano nei centri abitati, lontano dalle zone di confine dove le autorità potrebbero fermarli e rimpatriarli.

L’altro giorno, per caso, due ragazzini afgani sono stati trovati in Piemonte da un autotrasportatore bulgaro diretto in Francia: si era fermato in una stazione di servizio e aveva dato un’occhiata al rimorchio. Ma il maggior numero di arrivi avviene su camion che fanno la spola tra Udine e la Slovenia: partono di notte, attraversano qualche valico minore, arrivano in periferia del capoluogo friulano, abbandonano i disperati e fanno dietrofront verso il confine.

«Il Friuli Venezia Giulia non può permettersi altri ingressi clandestini: si mette a rischio la salute dei cittadini», ha detto ieri il governatore Massimiliano Fedriga. «Circa l’80% dei contagiati ha avuto rapporti con l’estero». Gli ha fatto eco il collega veneto Luca Zaia: «È chiaro che il virus entra da fuori e qualcuno ce lo porta», ha detto commentando l’aumento dei casi in regione e sottolineando che anche «le vacanze all’estero sono un elemento di rischio». Ma i pericoli maggiori vengono dalle strutture dove si concentrano i migranti: «L’ex caserma Serena, con l’80% di contagiati, e gli altri centri simili, da Oderzo a Jesolo, devono essere chiusi perché è evidente che il gestore non sa garantire la sicurezza sanitaria».

Proteste anche da Matteo Salvini in un comizio a Fabriano trasmesso su Facebook: «Noi stiamo con la mascherina, nel bar si entra uno alla volta, a messa si va a 3 metri di distanza, sotto l’ombrellone occhio a quello di fianco, c’è lo stato di emergenza, ma si trovano migranti positivi ovunque. Non puoi tenere sotto sequestro gli italiani e poi far sbarcare migliaia di persone che vanno in giro a fare quello che vogliono».

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