Funzionario denuncia la banda dei visti falsi
Ansa
  • Continua l’inchiesta di «Fuori dal coro»: ora un alto dirigente di ambasciata avrebbe deciso di recarsi dai magistrati con in mano documenti compromettenti. Negli uffici in cui operavano i corrotti si potevano pagare fino a 4.000 euro solo per essere ricevuti.
  • Multa e fermo di 20 giorni per la Sea-Eye attraccata a Vibo Valentia con 48 persone.

Lo speciale contiene due articoli

«Se prendi in giro le istituzioni, se sprechi i soldi del contribuente e se personalizzi un tuo potere, lo fai nel tuo interesse personale e non nell’interesse dello Stato…». È solo uno dei virgolettati che un alto funzionario diplomatico italiano ha rilasciato a Tommaso Mattei, il giornalista di Fuori dal coro – la trasmissione condotta da Mario Giordano su Rete 4 -, che da un mese ha scoperchiato il business dei funzionari corrotti nelle nostre ambasciate. Sono quelli che si fanno dare dei soldi per rilasciare visti, in modo da far entrare in Italia immigrati in modo illegale. All’interno di un’ambasciata italiana Mattei ha scoperto che una funzionaria corrotta vendeva falsi permessi. Probabilmente non è neppure l’unica. Perché potrebbe essere una modalità molto nota in diverse ambasciate, in tutto il mondo. Potrebbero essere decine i funzionari che gestiscono in prima persona queste pratiche, per poi rivendere questi lasciapassare in cambio di mazzette. Già nelle precedenti puntate, la trasmissione Fuori dal coro aveva svelato l’esistenza di un’organizzazione che fa entrare in Italia migranti in modo illegale comprando i documenti fondamentali per l’espatrio proprio da questi funzionari.

Un trafficante di esseri umani era arrivato a svelare di essere disposto a sborsare tra i 5.000 e i 10.000 euro. D’altra parte, spiegava «basta avere il visto». Nelle immagini della nuova puntata, si possono sentire le parole di uno degli uomini legati a questa organizzazione. È lui a chiedere 50 visti «per portare 50 persone dal Pakistan all’Italia». E il complice della trasmissione gli dice che «per tutte quelle persone siamo intorno ai 20.000 euro». Ci vorranno due mesi ma l’affare andrà in porto. Nelle testimonianze raccolte da Fuori dal coro, però, questa volta c’è anche chi avrebbe deciso di denunciare. È un altro funzionario di ambasciata a rivelare a Mattei di avere in mano documenti compromettenti. «Ho intenzione di recarmi dal magistrato perché gente che ci ha creato problemi in questi anni ne dovrà rispondere». Ma come entrano in contatto i funzionari delle ambasciate con l’organizzazione che favorisce l’immigrazione clandestina? Mattei ha scoperto l’esistenza di apposite agenzie, grazie a una donna che si era rivolta a uno di questi centri per far entrare in Italia uno suo parente da un Paese del Sud-Est asiatico. La donna entra nell’agenzia e c chiede di avere un appuntamento all’ambasciata italiana. Non è semplice averlo, le spiega subito una donna. Ma c’è una procedura con cui potrebbero velocizzare la situazione. Basta pagare 150 euro per averlo. La telecamera nascosta coglie il momento di passaggio dei soldi solo per avere un posto in agenda. Ma in più la segretaria dell’agenzia spiega che, oltre al tempo per fissarlo, poi ci sarà da pagare anche per il visto. A questo punto la trasmissione svela i volti dei titolari di questa agenzia, l’italiano Elio Bonfadini e il pakistano Arshad Mohammad. Prendono soldi per ottenere appuntamenti all’ambasciata italiana in Pakistan che poi rilascia i visti. Mentre li intervista, i due si contraddicono più volte senza dare risposte. La situazione sembra ancora più pesante. Un’altra, persona, questa volta a volto scoperto, spiega che alcune persone arrivano a pagare fino a 4.000 euro solo per avere un appuntamento in ambasciata. «Il problema visti è un business» rivela un addetto alla sicurezza americana e italiana. «In tante ambasciate sono stati rubati i visti e non i soldi. Questo la dice lunga…». Come noto, già alcune inchieste giudiziarie hanno messo nel mirino le ambasciate di Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan. Anche il ministero degli Esteri avevano inviato ispettori per il sospetto di un giro di visti irregolari. Non è un caso se Bangladesh e Pakistan sono i Paesi d’origine da cui arrivano più migranti in Italia. Peccato che spesso sui passaporti compaiano etichette contraffatte. Come accaduto poche settimane fa all’aeroporto di Pisa. Un pakistano di 24 anni proveniente da Dubai è stato bloccato. Le forze dell’ordine hanno scoperto che la numerazione del visto corrispondeva ad un altro visto rilasciato ad altra persona. Si è così scoperto che la vignetta riproducente il visto contraffatto apparteneva ad una serie oggetto di furto presso l’ambasciata italiana di Islamabad avvenuto proprio nel 2021, quando il ministro degli Esteri era Luigi Di Maio. Dall’ambasciata sparirono misteriosamente ben 1.000 visti Schengen da un plico sigillato che ne conteneva 4.000 (tutti contrassegnati da numeri di serie). Il plico era stato poi depositato nella cassaforte dell’ufficio amministrativo-contabile e lì era rimasto custodito in attesa dell’esaurimento degli adesivi per il visto già in dotazione all’ambasciata. La prima segnalazione era arrivata già 2021, dalle Maldive avevano segnalato la presenza di un visto italiano «sospetto» sul passaporto di un altro cittadino pakistano. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva disposto controlli nell’ambasciate di Pakistan, Sri Lanka e Bangladesh già in agosto. Ma ulteriori ispezioni sono previste anche in altre regioni, come in America Latina.

Dopo i servizi di Fuori dal coro si è tornato a parlare anche dell’omicidio di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano ucciso in Congo nel febbraio del 2022 su cui la procura di Roma sta continuando a indagare. Forse Attanasio aveva scoperto un giro di corruzione interno all’ambasciata. I mandanti del suo omicidio sono funzionari diplomatici corrotti?

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