Dalla Sicilia alla Sardegna le Ong si scatenano: sbarcati centinaia di migranti
  • In 72 ore 88 algerini fermati non lontano da Cagliari, mentre una quarantina di tunisini approdava tra Licata e le isole Pelagie. In arrivo la Ocean Viking con 118 ospiti a bordo.
  • Con una consultazione spontanea, i cittadini di Lampedusa chiedono lo stop agli arrivi e la realizzazione di un ospedale.

Lo speciale contiene due articoli.

Non c’è tregua per le coste italiane, che continuano a essere invase da centinaia di migranti. Nelle ultime 72 ore la situazione è completamente sfuggita di mano, soprattutto nei litorali di Sardegna e Sicilia. D’altronde non potrebbe essere diversamente, visto che con la stagione estiva anche le condizioni climatiche sono più favorevoli per chi gestisce la tratta di esseri umani.

A testimonianza del fatto che gli sbarchi sono fuori controllo, gli ultimi dati ufficiali rilasciati dal ministero dell’Interno, per essere più precisi il dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Dal Viminale fanno sapere che fino al 26 giugno sono sbarcati 6.576 clandestini. Il confronto con l’anno precedente, quando all’esecutivo sedeva la maggioranza gialloblù, è impietoso: nel 2019 nello stesso periodo erano arrivate in Italia 2.508 persone. Tra i picchi di sbarchi, del mese non ancora concluso, bisogna segnalare quelli del 25 e del 21, quando sono giunti complessivamente 434 migranti. Anche a maggio, continuando nel paragone con un anno fa, gli arrivi sono stati ben più numerosi: 1.654 rispetto ai 782 del 2019. La maggior parte di queste persone proviene dal Bangladesh (1.198) e dalla Tunisia (1.188). Sul podio anche la Costa d’Avorio (777).

Numeri che non potevano passare inosservati, soprattutto agli occhi del leader del Carroccio, Matteo Salvini: «Differenza tra governo con la Lega e governo attuale, periodo 1 gennaio-26 giugno: sbarchi aumentati del 162% (e sono inclusi i tre mesi di lockdown!). Le chiacchiere stanno a zero, parlano i dati ufficiali». «Sabato 4 e domenica 5 luglio in oltre 1.000 piazze italiane», ha scritto l’ex ministro dell’Interno, «aspetto anche la vostra firma per dire stop sanatorie, stop abolizione decreti Sicurezza, stop clandestini».

Nell’ultima manciata di giorni, come detto, la situazione è stata molto critica in Sardegna, specialmente nella parte meridionale della Regione. Sabato i primi 19 algerini sono stati trovati mentre si stavano per allontanare della spiaggia di Porto Pino, nel Comune di Sant’Anna Arresi. Poi altre 55 persone, anch’esse di cittadinanza algerina, sono state rintracciate tra Domus De Maria e Teulada (entrambe nella provincia del Sud Sardegna). Alcune ore dopo una motovedetta della Guardia di finanza ha intercettato al largo di Capo Teulada un barchino di legno di 5 metri con a bordo 14 migranti, che sono stati fatti sbarcare al porto di Sant’Antioco. Le ricerche hanno impegnato i carabinieri sino all’alba. Dopo le visite mediche, sono stati tutti trasferiti al centro di prima accoglienza di Monastir, dove il personale dell’ufficio stranieri della questura si è occupato delle operazioni di identificazione. E nella struttura di accoglienza trascorreranno la quarantena.

Fine settimana di sbarchi anche nelle coste siciliane. I primi 15 sono arrivati su una spiaggia nei pressi di Licata (Agrigento). Lo scafista che li ha fatti entrare in Italia è stato arrestato dalla Guardia costiera, mentre continuano le ricerche per individuare le altre persone che si trovavano a bordo del barchino. Domenica è stata la volta di 29 tunisini che sono stati, invece, soccorsi nelle acque antistanti Lampedusa. I migranti sono stati trasbordati sulle motovedette e portati sulla terraferma. Poi sono stati accompagnati all’hotspot dell’isola. Una struttura al collasso, dato che poco dopo 80 ospiti sono stati trasferiti dall’area di accoglienza di contrada Imbriacola e spostati a Porto Empedocle, a bordo di un traghetto di linea.

Eppure la marea carica di persone non accenna ad arrestarsi. Ieri l’ennesimo post su Twitter, la piattaforma prediletta delle Ong, di Mediterranea saving humans, dal suo account ha annunciato: «Questa mattina alle 6.20 la Mare Jonio ha soccorso 43 persone, tra cui donne e minori, a circa 40 miglia a Nord di Zuara (Libia ndr). Erano a bordo di un’imbarcazione piena d’acqua e sovraccarica, a rischio di affondare». E ancora, con un po’ di retorica, «adesso sono sani e salvi sulla nostra nave. Benvenuti».

Ma non è finita qui, perché sulle nostre coste potrebbe sbarcare anche un’altra delle navi delle Ong. Ci riferiamo alla Ocean Viking della francese Sos Mediterranee che, sempre nella giornata di ieri, ha scritto sui social: «Ocean Viking è in stand by tra Malta e Italia da domenica mattina. Finora, non abbiamo ricevuto risposta dalle autorità marittime alle due richieste di Pos (porto sicuro, ndr) per far sbarcare 118 persone soccorse il 25/6». Un messaggio chiaro e mirato allo scopo di mettere pressione alle autorità che dovranno dare l’assenso all’ingresso.

In questo coro di annunci social non poteva mancare il messaggio della Sea Watch. Il post è dir poco sorprendente, perché fa sapere ai più distratti che la flotta della Ong tedesca non è composta solo da navi, ma anche da aerei (al momento due) utilizzati per intercettare i migranti dall’alto. «Il nuovo aereo di Sea Watch decolla oggi per la sua prima missione. Mentre Moonbird si ferma per manutenzione, Seabird ci permette di continuare a individuare imbarcazioni in pericolo, prestare assistenza e documentare violazioni di diritti umani nel Mediterraneo».


Da non perdere

I «buoni» tifano per gli espatri in Ruanda
Cronache dell'invasione

I «buoni» tifano per gli espatri in Ruanda

Dopo aver strillato contro il modello Albania del governo, la sinistra deve fare i conti con la volontà europea di spedire gli irregolari in Paesi terzi. Alcuni Stati, tra cui le «venerate» Danimarca e Olanda, valutano i trasferimenti nel territorio africano o in Uzbekistan.