Mentre la retorica progressista continua a cullarsi nel racconto rassicurante di un’integrazione senza scossoni, i dati ufficiali del Viminale offrono un bagno di realtà che non lascia spazio alle interpretazioni di comodo. L’ultimo report sull’Indice della criminalità scatta una fotografia nitida e spietata delle nostre città: nel 2025, ben 292.820 segnalazioni relative a persone denunciate, arrestate o fermate dalle forze dell’ordine hanno riguardato cittadini stranieri.

Criminalità, il 35,1% dei denunciati e arrestati è straniero

Si tratta del 35,1% del totale nazionale, un dato in leggera e costante crescita rispetto al 34,7% registrato nel 2024, mentre, sul fronte opposto, il totale complessivo delle denunce in Italia registra finalmente una flessione dell’1,8% rispetto al 2024.

Per comprendere l’enormità di questa percentuale, basta un semplice confronto demografico: gli immigrati regolari residenti in Italia rappresentano il 9,4% della popolazione complessiva. Siamo di fronte a una sovra rappresentazione statistica macroscopica, che smentisce qualsiasi narrazione edulcorata.

Andando a guardare dentro i faldoni della giustizia, si scopre che la criminalità straniera colonizza specifiche fattispecie di reato, specialmente quelle che devastano la quotidianità dei cittadini e la sicurezza delle nostre strade.

Nel settore degli stupefacenti, l’incidenza degli stranieri sul totale dei segnalati sfiora il 40%, il che significa che quasi quattro spacciatori o trafficanti su dieci intercettati dalle forze dell’ordine non sono italiani.

Scippi, rapine e borseggi: gli stranieri superano il 70% nei furti

Per reati diffusissimi come i furti e le rapine si arriva a toccare la quota del 50%, ovvero la metà esatta dei reati predatori denunciati a livello nazionale. Il quadro diventa ancora più fosco se si analizzano i cosiddetti reati di strada: i cittadini stranieri intercettati dalle forze di polizia sono il 58,9% degli autori di furti con strappo (i cosiddetti scippi), il 59,1% dei responsabili di rapine in pubblica via e addirittura il 71,2% dei colpevoli di borseggio.

In pratica, quasi tre borseggiatori su quattro che agiscono sui nostri mezzi pubblici o nelle stazioni sono stranieri. Al contrario, la loro presenza crolla drasticamente nelle rapine in banca (5,4%) o negli uffici postali (2,4%), a dimostrazione di una criminalità spicciola ma pervasiva, che non assalta i grandi caveau ma preferisce bersagliare i passanti, i pendolari e le fasce più vulnerabili della cittadinanza, distruggendo la percezione di sicurezza e la vivibilità dei quartieri.

Anche sul fronte dei reati contro la persona i numeri non mentono: la quota di stranieri denunciati o arrestati sale al 43,4% per le violenze sessuali, si attesta al 38,8% per le lesioni dolose e tocca il 26,2% per le minacce.

Milano, Roma, Torino e Bologna concentrano un quarto delle denunce

Questa galassia di illegalità si concentra visibilmente nelle grandi aree metropolitane e in specifici distretti produttivi. Città come Milano, Roma, Torino e Bologna, da sole, catalizzano un quarto (il 25%) dell’intero dato nazionale delle denunce a carico di stranieri.

Ma il record assoluto spetta a Prato, dove la percentuale di immigrati sul totale dei soggetti denunciati o arrestati raggiunge la sbalorditiva cifra del 60%. A confermare questo stato di perenne emergenza urbana basta incrociare i consuntivi del Viminale sulle operazioni straordinarie.

Nello specifico, il tradizionale report del Viminale pubblicato il 15 agosto – che rappresenta il bilancio annuale consolidato del ministero dell’Interno sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica in Italia – aveva già evidenziato i risultati delle massicce attività di controllo del territorio. Nelle cosiddette «zone rosse», su un totale di ben 2.336.902 persone controllate, l’incidenza degli stranieri è stata del 44,1%, pari a 1.029.670 soggetti: in termini pratici, significa che più di 4 persone fermate e controllate su 10 non erano cittadini italiani.

I conseguenti provvedimenti di allontanamento da queste aree calde hanno riguardato per il 73,2% soggetti stranieri (9.429 persone su 12.876 totali), una cifra schiacciante che rappresenta quasi i tre quarti di tutti i provvedimenti eseguiti dalle forze dell’ordine.

Zone rosse e controlli ad alto impatto, stranieri in testa agli allontanamenti

Questi soggetti sono stati colpiti da ordini di espulsione o fogli di via per reati specifici: nel 39% dei casi per illeciti contro il patrimonio, nel 33% per violazioni in materia di stupefacenti e nel 28% per reati contro la persona.

Inoltre, nell’ambito di 4.172 operazioni straordinarie «ad alto impatto» condotte in modo mirato nei quartieri a rischio, a fronte di 2.373 arresti complessivi, ben 1.927, l’81,2%, hanno coinvolto stranieri, poi espulsi dal territorio nazionale: più di 4 arrestati su 5, a riprova di come il binomio tra irregolarità e reato sia il fulcro delle attività di polizia.

Per non cadere in un grossolano errore di analisi, è fondamentale tracciare una linea di demarcazione tra immigrazione regolare e irregolare. La maggioranza di quel 9,4% di stranieri che risiede regolarmente in Italia mostra tassi di criminalità assolutamente in linea con quelli dei cittadini italiani.

Il vero buco nero è rappresentato dall’immigrazione clandestina ed irregolare, ma il comparto politico progressista preferisce girarsi dall’altra parte. L’ipocrisia delle opposizioni di sinistra ha ormai raggiunto vette di autentico equilibrismo, pretendendo che l’allarme sicurezza sia solo una percezione distorta, un’invenzione della destra per racimolare voti.

Peccato che i dati del Viminale dicano esattamente il contrario, con buona pace della politica dei «ponti e non muri». La matematica, del resto, non è un’opinione razzista.

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