Carola e i socialisti cannoneggiano Tunisi
Carola Rackete (Ansa)
  • Sbarchi senza sosta sulle nostre coste. Dalla commissione Esteri dell’Unione chiedono di accelerare sull’attuazione del patto con il Paese nordafricano. Antonio Tajani: «Più flessibilità dall’Fmi con Saied». Ma la Rackete e il Pse vogliono rompere gli accordi.
  • Siamo invasi e l’Onu ci sgrida pure: il Comitato anti discriminazioni delle Nazioni Unite deplora il razzismo (inesistente).

Lo speciale contiene due articoli.

I cinque approdi delle ultime 24 ore, con 405 migranti mercoledì e 46 ieri, hanno portato la statistica del Viminale sugli sbarcati a quota 114.526. Una dura prova per il sistema d’accoglienza: tra rete Sai, quella attivata con i Comuni, e centri d’accoglienza ci sono già 136.632 ospiti. Erano 98.740 un anno fa. Le presenze più numerose si registrano nei centri d’accoglienza: 99.849; in 34.761 sono ospitati nel sistema Sai e 2.022 si trovano negli hotspot. Il flusso migratorio che dai porti tunisini e libici continua a pompare migranti verso le coste italiane sembra inarrestabile.

Da inizio anno a luglio gli attraversamenti irregolari nel Mediterraneo centrale sono più che raddoppiati (+115 per cento), registrando un totale di 89.034, certifica Frontex. E a più partenze corrispondono sempre più morti in mare: il cadavere di un uomo, in avanzato stato di decomposizione, è stato ripescato a largo di Lampedusa dai militari della Guardia di finanza e non è stato ancora possibile stabilire da quanto tempo fosse in acqua. Inoltre, le autorità italiane devono anche riarrestare i clandestini già espulsi: dopo i 22 tunisini arrestati tra Lampedusa e Porto Empedocle l’altro giorno, ne sono stati individuati altri otto, colpiti da decreti di respingimento o di espulsione. Fregandosene delle disposizioni delle autorità italiane, si sono rimessi su un barcone e sono salpati di nuovo. Sono finiti agli arresti domiciliari tra i 1.300 ospiti dell’hotspot di Lampedusa (ieri è stato disposto il trasferimento di mille persone, 500 delle quali sono partite per Reggio Calabria durante il pomeriggio con la nave militare Dattilo). Nel frattempo un terzo hotspot è stato attivato in provincia di Ragusa, nella zona industriale di Modica, e funzionerà in appoggio a quello di Pozzallo. È una struttura destinata ai minori non accompagnati. E già ospita i primi cento migranti approdati dalla Tunisia. Come gli ultimi 46 sbarcati, recuperati da una motovedetta della Guardia di finanza. Anche loro sono salpati dalla Tunisia e, precisamente, dal porto di Sfax, uno dei preferiti dalle organizzazioni di trafficanti di esseri umani. «Abbiamo concordato con le autorità della Tunisia di sviluppare un piano di attuazione del memorandum, avremo cinque tabelle che coprono i diversi pilastri in cui questo verrà discusso in dettaglio con l’obiettivo di garantire che ciò venga portato avanti il prima possibile, data la situazione preoccupante relativa alla migrazione ma anche in considerazione delle opportunità esistenti in altri settori», ha detto ieri il capo della direzione generale politiche di vicinato della Commissione europea, Geert Jan Koopman, intervenendo in commissione Affari esteri del Parlamento europeo. Koopman ha spiegato anche che si sta cercando di «accelerare questo processo».

Il vicepremier Antonio Tajani anche ieri, al suo arrivo alla riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a Toledo, ha ricordato l’importanza «di lavorare con la Tunisia». E ha aggiunto: «Ovviamente per l’Italia il memorandum è una buona opzione. Dobbiamo lavorare per la stabilità della Tunisia e dobbiamo investire più fondi per attuare l’accordo per fermare l’immigrazione illegale. La polizia tunisina sta facendo bene in questo periodo e noi siamo pronti a fare di più, abbiamo proposto anche la fornitura di nuove motovedette per la loro Guardia costiera. È importante che l’accordo tra Ue e la Tunisia venga subito attuato». Alla Verità risultano già 45.610 migranti recuperati dalle autorità tunisine in mare o nel momento in cui tentavano di salpare, mentre sono già 2.108 i barchini sequestrati (ieri sono stati sequestrati addirittura dei cantieri navali abusivi a Jebeniana). I risultati, insomma, cominciano a vedersi. Ma la spada di Damocle per la Tunisia è il Fondo monetario internazionale che ha subordinato lo sblocco di un finanziamento da 900 milioni di euro ad alcune riforme strutturali. «Per la stabilità della Tunisia», valuta Tajani, «serve più flessibilità da parte del Fondo monetario internazionale».

Martedì il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber aveva incontrato il premier tunisino Kais Saied a Cartagine. L’incontro, concentrato sul partenariato strategico e sulla stretta cooperazione tra la Tunisia e l’Unione europea, nonché sulla necessità di aumentare le opportunità di investimento in Tunisia, si è concluso con questa dichiarazione di Weber: «Quella della migrazione è una sfida comune di Ue e Tunisia, che dobbiamo affrontare insieme». Ieri però il leader del Ppe si è beccato i rimbrotti socialisti: «Non dobbiamo mai scendere a compromessi sui diritti umani», ha affermato il segretario generale esecutivo del Pse, Giacomo Filibeck. Il Pse sostiene che «in un’intervista pubblicata dal quotidiano statunitense Politico, il leader del Ppe avrebbe respinto le prove di maltrattamenti di migranti da parte delle autorità tunisine». E si è subito iscritta al fronte anti Tunisia anche la disobbediente Carola Rackete: «Le condizioni per i migranti in Italia sono peggiorate e trovo scandaloso che l’Ue abbia trattato con la Tunisia. Abbiamo visto cosa fanno le forze di sicurezza tunisine ai migranti nel deserto e come li abbandonano lì. Tutta l’Unione europea è coinvolta». Poi se l’è presa con Giorgia Meloni: «Quando il governo Meloni cerca di presentarsi come moderato a Bruxelles non dobbiamo crederci, è un governo di estrema destra e tutti devono esserne consapevoli».

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