Il cardinale Donald Wuerl dal 2004 era a conoscenza delle accuse di cattiva condotta sessuale dell’ex cardinale Theodore McCarrick. È la notizia frutto di un’inchiesta condotta dalla statunitense Catholic news agency, confermata direttamente dalla diocesi di Pittsburgh. Viene attestato anche che il vescovo Wuerl inoltrò la relazione al nunzio apostolico a Washington, che allora era monsignor Gabriel Montalvo. Il fatto è stato confermato anche da un portavoce della diocesi di Washington che ha specificato come tale accusa era parte di una denuncia presentata dall’ex sacerdote Robert Ciolek.
La notizia rivela quindi le gravi omissioni e le mezze verità, per non dire mezze bugie, che, invece, il cardinale Wuerl ha dichiarato in più occasioni dopo che McCarrick era stato escluso dal collegio cardinalizio nel giugno scorso. In una lettera del 21 giugno 2018 si era detto «scioccato e rattristato» per le tristi vicende che riguardavano il suo predecessore come pastore della capitale degli Stati Uniti. Perché Wuerl è subentrato a McCarrick a Washington nel 2006 e i due sono sempre stati molto vicini. In quella stessa lettera del giugno scorso, Wuerl aveva specificato che «nessuna rivendicazione – credibile o meno – è stata fatta contro il cardinale McCarrick durante il suo periodo qui a Washington». Certo, a Washington. Ma il cardinale, guarda caso, si era dimenticato di menzionare Pittsburgh.
Ad aggravare la cosa c’è un’altra dichiarazione che Wuerl ha rilasciato al Catholic Standard il 31 luglio 2018. Riferendosi a «numerose storie o post su blog che hanno ripetuto voci o allusioni» che da tempo riguardano l’arcivescovo McCarrick, Wuerl diceva di aver visto «lo scorso mese alcuni di questi nuovi report pubblicati. Ma nei miei anni qui a Washington e anche prima, non li avevo sentiti». Oggi sappiamo che non è così.
Wuerl, finito nell’occhio del ciclone anche con il rapporto del Gran giurì di Pennsylvania, dove viene citato per non aver agito correttamente nella gestione di alcuni casi di abuso, ha visto accettate le sue dimissioni da papa Francesco il 12 ottobre 2018, dopo che il Papa stesso lo aveva confermato a Washington nonostante avesse oltrepassato i canonici 75 anni (età pensionabile per i vescovi). La situazione per Wuerl si era fatta però irrespirabile, subendo anche una forte contestazione di una parte del clero e dei fedeli laici, ma le dimissioni non hanno di certo avuto l’aria di una punizione, tanto che Francesco le ha accompagnate con una lettera e lo ha nominato amministratore apostolico della diocesi fino alla nomina del successore. Il Papa in quella lettera ha ricordato che il porporato, pur possedendo «elementi sufficienti» per «giustificare» il suo agire, e «distinguere tra ciò che significa coprire delitti o non occuparsi dei problemi, e commettere qualche errore», ha mostrato la sua «nobiltà» scegliendo di «non usare questa via di difesa».
La notizia che Wuerl fosse a conoscenza delle accuse rivolte a McCarrick dal 2004, alza però una coltre di nebbia sulla trasparenza del cardinale che, peraltro, si è sempre presentato come uno dei paladini della «tolleranza zero» nel campo degli abusi. Il fatto offre inoltre un’altra conferma alle affermazioni contenute nel memoriale dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò pubblicato dalla Verità nell’agosto scorso. «Le sue recenti dichiarazioni in cui afferma di non aver nulla saputo», scriveva Viganò a proposito di Wuerl, «anche se all’inizio furbescamente riferite ai risarcimenti alle due vittime, sono assolutamente risibili. Il cardinale mente spudoratamente e per di più induce a mentire anche il suo cancelliere, monsignor Antonicelli».
Alla luce dei fatti emersi dalla diocesi di Pittsburgh viene da sorridere rileggendo certe dichiarazioni rilasciate da Wuerl sul memoriale Viganò. «La testimonianza di Viganò, in particolare nella parte che mi riguarda, non è fedele ai fatti», diceva il cardinale Wuerl alla rivista dei gesuiti America. Può darsi che non tutto quello scritto da Viganò sia vero nei dettagli che lo riguardano, ma Wuerl a questo punto ha perso la sua credibilità. Il cardinale tramite la diocesi di Washington rimanda al mittente le accuse di aver mentito, per cui in una dichiarazione rilasciata il 10 gennaio e riportata da Catholic news agency, si dice che «il cardinale Wuerl ha cercato di essere accurato nell’affrontare le domande sull’arcivescovo McCarrick. Le sue affermazioni in precedenza si riferivano a richieste di abusi sessuali su un minore da parte dell’arcivescovo McCarrick, così come le voci su tale comportamento. Il cardinale sostiene queste affermazioni, che non erano destinate a essere imprecise».
C’è un fatto che resta. Wuerl sapeva dal 2004 che McCarrick aveva ricevuto accuse su di una condotta di abusi. Un altro tassello nel puzzle per ritenere sempre più veritiero il fatto che tanti all’interno della Chiesa sapessero della condotta sessuale impropria dell’ex cardinale. Anche la Santa Sede, almeno dal 2000, come è stato appurato dalla lettera che il padre domenicano Bonifacio Ramsey fece pervenire all’allora nunzio Montalvo. Il quale la inoltrò a Roma, mentre McCarrick saliva le gerarchie e diventava cardinale arcivescovo di Washington.
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