• Dopo il tweet sugli «adoratori della Pasqua», gli americani denunciano la censura verso le vittime cattoliche. Registi, intellettuali e anche l’autore del libro «L’Opzione Benedetto»: «La rimozione è stata intenzionale».
  • A Colombo solo l’ultimo caso di auto bavaglio dell’informazione: vietato parlare di massacri in nome di Allah.

Lo speciale contiene due articoli.

Poco meno di 700. Sono tante le parole spese su Open dal giornalista e debunker David Puente per tentare di spiegare il perché l’ex presidente Barack Obama e la ex first lady Hillary Clinton abbiano utilizzato la locuzione «Easter worshippers» (traducibile come «adoratori della Pasqua») in luogo del termine «cristiani», che sarebbe stato più logico aspettarsi per indicare le vittime degli attentati terroristici in Sri Lanka. Leggermente meno prolisso l’altro cacciatore di bufale per eccellenza, Paolo Attivissimo, che nel post pubblicato sul blog Disinformatico ne ha vergate appena un centinaio in meno.

Non ci sono solo Puente e Attivissimo: all’indomani degli attentati di matrice jihadista che hanno causato, stando agli ultimi bilanci, 321 morti e oltre 500 feriti, un ristretto nugolo di connazionali si è adoperato per difendere la discutibile terminologia utilizzata nei tweet di cordoglio postati a seguito della strage. Tra i membri di questo singolare club troviamo, tra gli altri, Luigi Marattin, capogruppo Pd in Commissione Bilancio alla Camera («A criticare Obama per il suo tweet in inglese, gente che capisce a malapena l’italiano. Segno dei tempi»), e Christian Rocca, ex Il Sole 24 Ore oggi editorialista per La Stampa. Quest’ultimo se la prende con don Mauro Leonardi, reo di aver definito sul blog che tiene per Agi «sconcertanti» i tweet di Obama e della Clinton (Rocca, rivolgendosi al direttore della testata Riccardo Luna arriverà persino a invocare la cancellazione del contenuto) e con i colleghi del Tg2, Luca Salerno e Luciano Ghelfi, colpevoli anch’essi di aver rimproverato gli ex inquilini della Casa Bianca di non aver chiamato le cose con il proprio nome.

Ma basta dare uno sguardo ai commenti in risposta ai tweet incriminati per capire che la polemica va ben oltre la semplice questione filologica. Centinaia tra personaggi pubblici, professionisti e persone comuni, nella maggior parte dei casi madrelingua, hanno duramente bacchettato sui social Barack Obama e Hillary Clinton per aver maliziosamente omesso una definizione ritenuta evidentemente scomoda. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che, a differenza di quanto sostengono i nostri commentatori, la questione non può essere derubricata a semplice misunderstaning. Nel suo editoriale pubblicato su The Daily Wire, testata di ispirazione conservatrice diretta da Ben Shapiro, il popolare blogger Matt Walsh afferma senza mezzi termini che l’uso della locuzione «adoratori della Pasqua» è da ritenersi senz’altro «intenzionale» e che, a differenza della strage di Christchurch (due sparatorie in luoghi di preghiera islamici nel corso delle quali il 15 marzo scorso furono uccise 50 persone) «numerosi politici democratici hanno scelto di rilasciare dichiarazioni nelle quali omettono volutamente ogni riferimento diretto alla fede delle vittime». Charlie Kirk, fondatore del think tank Turning point Usa, ha scritto su Twitter: «Non ho idea di cosa siano gli “adoratori della Pasqua”. Io li definisco cristiani». Blaire White, youtuber americana con oltre 500.000 follower, in risposta a Hillary Clinton scrive che «proprio come non sei mai stata in grado di pronunciare la parola “islam” dopo la strage di Orlando, ora non sei capace di dire “cristiani” dopo che 200 giacciono a terra morti. Adoratori della Pasqua? Ciao, ragazza».

La diatriba, originatasi inizialmente in ambito conservatore, ha ben presto varcato i confini della polemica politica. Rispondendo a Barack Obama, l’imprenditore e regista Dennis Michael Lynch ha twittato: «Che ne dici di chiamare (gli attentatori, ndr) assassini… Estremisti islamici. Sarebbe giusto chiamarli assassini. Ignorarli non li manderà via. E comunque, non è un peccato usare il termine “cristiani” quando ci si riferisce alle vittime».

L’attivista Mohamad Tawhidi, presidente dell’associazione islamica dell’Australia del Sud, ha pubblicato due diversi tweet nei quali confronta la differente reazione di Obama e della Clinton in occasione dei fatti di Christchurch e dello Sri Lanka. Nel primo caso, quando si tratta di esprimere la propria solidarietà alla comunità colpita, entrambi utilizzano senza farsi molti problemi l’aggettivo «musulmano». «Trova le differenze», chiosa sarcastico Tawhidi, ricevendo per il suo intervento la bellezza di oltre 20.000 retweet. Nella discussione interviene anche lo scrittore americano Rod Dreher, autore del libro L’Opzione Benedetto, definito dal New York Times il «testo religioso più importante del decennio»: «La controversia sugli “adoratori della Pasqua” non mi fa impazzire, ma trovo singolare il fatto che alcuni importanti esponenti democratici abbiano utilizzato questa strana definizione quando invece il termine “cristiani” sarebbe risultato più ovvio. Perché? È come se qualcuno dall’ufficio comunicazione abbia suggerito loro: “Non usate la parola cristiani”».

Roba da far venire l’emicrania ai debunker de’ noantri.


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