- Lettera inedita di Benedetto sulle sue dimissioni e sulla «rabbia» per il caos nella Chiesa. Episcopato Usa: indagine su Theodore McCarrick.
- La bizzarra tesi degli esperti dell’Istruzione britannica: annacquare le fedi con nozioni di secolarismo per educare alle diversità.
Lo speciale contiene due articoli
Il Papa emerito è «in grande preoccupazione per la Chiesa», titolava ieri il tabloid tedesco Bild. Il riferimento è alle ultime righe di una lettera spedita da Benedetto XVI a un cardinale tedesco nel novembre 2017, un porporato che lo aveva criticato a proposito della rinuncia al papato del febbraio 2013. Con ogni probabilità la lettera di Ratzigner citata dalla Bild è stata indirizzata a Walter Brandmüller, presidente emerito del pontificio comitato di scienze storiche, e uno dei quattro cardinali che hanno inviato a papa Francesco i famosi dubia in merito all’esortazione Amoris laetitia. Nel luglio 2016, infatti, Brandmüller aveva criticato in uno studio le dimissioni di Benedetto XVI. «La rinuncia del Papa è possibile e si è fatta», concludeva il porporato, «ma è da sperare che non succeda mai più».
Nelle poche righe rese pubbliche dal tabloid tedesco ieri mattina, Benedetto XVI confessa di «capire il profondo dolore» provato da «molti vescovi», tuttavia sembra stigmatizzare l’arrabbiatura di questo cardinale preoccupato per la situazione nella Chiesa: «Per alcune persone e, mi sembra, anche per lei, il dolore si è trasformato in una rabbia che non riguarda più le mie dimissioni, ma sempre più la mia persona e il mio papato in toto». Ratzinger teme che così il suo pontificato sia «svalutato» e «confuso col dispiacere per la situazione odierna della Chiesa». E riprende il cardinale dicendogli che «se lei conosce un modo migliore [che dimettersi] e pertanto pensa di poter giudicare la via che ho scelto, la prego di dirmelo».
Poi la frase finale: «Piuttosto preghiamo, come ha fatto a conclusione della sua lettera, che il Signore venga in aiuto della Sua Chiesa». La Bild interpreta questo richiamo conclusivo come una conferma del fatto che il Papa emerito condivida una preoccupazione rispetto a quanto lamentato dal cardinale sulla situazione di confusione nella Chiesa. Ma per uscire dalle congetture, occorrerebbe leggere tutta la lettera.
Nel novembre 2017 la nuova ondata di scandali per gli abusi sessuali del clero e il memoriale dell’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Mario Viganò erano ancora lontani, ma la confusione per alcuni era già presente. «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione», avrebbe detto pochi mesi dopo (gennaio 2017) il defunto cardinale Carlo Caffarra, un altro dei quattro porporati firmatari dei dubia, concedendo un’intervista al Foglio. Il Papa emerito non è mai entrato nel dibattito, fedele alla scelta di ritirarsi e svolgere un ruolo di preghiera speciale per la Chiesa. Tuttavia basta leggere il suo magistero (e il suo lavoro da prefetto dell’ex Sant’Uffizio) per rendersi conto che su certe questioni emerse nella discussione durante il sinodo sulla famiglia potrebbe aver avvertito anche lui una certa confusione.
Sul memoriale Viganò, il Papa emerito non si pronuncerà, né ora né mai. Lo sappiamo per bocca del suo segretario personale, monsignor Georg Gänswein. Di certo, come tutti i fedeli, Ratzinger avrà sofferto leggendo quell’atto di denuncia, anche perché lui conosce bene – avendolo commissionato – il contenuto del famoso dossier segreto dei tre cardinali che nel 2012 indagarono e registrarono la mala gestione del potere curiale nonché, si dice, la presenza di una lobby gay in Vaticano, quella stessa lobby che aleggia sui fatti ricostruiti da Viganò.
È di ieri la notizia che il Comitato amministrativo dei vescovi americani ha deciso di intraprendere una serie di misure per affrontare la crisi degli abusi, tra cui una «indagine approfondita sulla situazione che riguarda l’arcivescovo McCarrick, comprese le sue presunte aggressioni a minori, preti e seminaristi, nonché ogni risposta a tali accuse». Proprio intorno all’ex cardinale di Washington si sviluppa tutto il memoriale Viganò, ed è significativo che i vescovi statunitensi proseguano nell’intento di indagare, affidando il compito a «esperti laici in settori pertinenti, come le forze dell’ordine e i servizi sociali». Per di più l’indicazione arriva dopo che il presidente della Conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, è stato ricevuto dal Papa.
Di tutt’altro avviso, invece, il vescovo argentino Víctor Manuel Fernández, vicinissimo a Francesco, al quale probabilmente ha fatto da ghostwriter per diversi documenti. Intervistato mercoledì dall’istituto brasiliano Humanitas Unisinos, Fernández ha definito «sorprendente» il fatto che «ci siano vescovi che non cercano di prendere le distanze da qualcuno», ovvero monsignor Viganò, «che è fuori di sé. Si vede che ci sono ossessioni ideologiche più potenti del buon senso».
Intanto si attendono ancora i «chiarimenti» promessi dal Vaticano sul memoriale dell’ex nunzio. Nel frattempo, chi ha fede può seguire l’invito alla preghiera di Benedetto XVI.
Lorenzo Bertocchi
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