Presso il «Santuario Reale Madonna delle Grazie» di Racconigi, in provincia di Cuneo (ma in diocesi di Torino), esiste una vivace e fiorente devozione verso san Giuda, l’apostolo e cugino di Gesù il quale, per l’infausta omonimia con il traditore, è rimasto sempre un po’ in ombra nella cristianità.
Il Santuario ha una storia lunga e interessante, poiché sorge sul luogo di una «apparizione mariana» del 1400 che fu seguita da alcuni «voti» pronunciati dal popolo e dai governanti piemontesi per combattere e debellare l’epidemia di peste e la siccità.
L’edificio attuale, che assomiglia al Pantheon di Roma, fu voluto dal re Carlo Alberto di Savoia, che lo fece realizzare dall’architetto Ernesto Melano, stanziando la somma di 100.000 lire dell’epoca. Venne quindi consacrato nel 1838, alla presenza della coppia reale, dall’arcivescovo di Torino, monsignor Luigi Franzoni.
«In Italia», spiega il responsabile della comunicazione del Santuario Alberto Acquaviva, «è difficile trovare una chiesa» in cui con così tanto zelo e pietà, si venera la santità di «questo apostolo» dimenticato, la cui vita del resto è tanto affascinante, quanto ignota ai più.
La storia di San Giuda: da pescatore ad evangelizzatore della Persia
Secondo la tradizione infatti, san Giuda, di professione agricoltore – un’eccezione tra gli apostoli dediti alla pesca – era detto Taddeo «dal siriano Thad» che significa «amabile» e il suo bel soprannome si è diffuso in certe zone d’Europa, specie la Polonia e la Germania.
Assieme a Simone lo zelota, evangelizzò la Mesopotamia e la Persia, e finì i suoi giorni, attorno al 70 d.C. come martire della fede, nell’antico borgo persiano di Suamyr. La cittadina, che si trova nell’attuale Iran è a poca distanza dalla regione dell’Azerbaijan in cui una chiesa, metà di pellegrinaggi e dedicata al santo, è ora patrimonio dell’umanità.
Il corpo dell’apostolo, che è anche autore di una Epistola che fa parte del Nuovo Testamento, e che viene invocato come santa Rita per risolvere le «cause impossibili» riposa a Roma, presso la basilica di san Pietro.
Nel santuario di Racconigi la devozione all’apostolo è sostenuta dalla presenza di un’antica statua lignea del Taddeo che richiama pellegrini e fedeli dall’Italia e dal mondo intero, e da una lampada votiva che illumina l’immagine del santo. In occasione della festa liturgica di san Giuda, che si tiene il 28 ottobre di ogni anno, il Santuario ospiterà delle messe votive ogni giorno, a mo’ di triduo, a partire da domenica 25 e sempre alle ore 16.30, precedute dal Rosario alle 16.
La celebrazione solenne e la venerazione della reliquia
Mercoledì 28, giorno della solennità, la celebrazione eucaristica è prevista per le 17.30, e tutta la giornata il tempio resterà aperto per la venerazione della reliquia di san Giuda. Miracoli o meno, sono tantissime le «grazie ricevute» dai fedeli che hanno pregato l’apostolo nel «suo» santuario piemontese, come è attestato dall’immenso «Libro d’oro» che di anno in anno si ispessisce di nuove pagine di fede, di devozione e di riconoscenza.
Celebrerà le sante messe il parroco di Racconigi, don Maurilio Scavino che ricorderà ed omaggerà la figura di monsignor Gian Franco Troja, recentemente scomparso, che fu un illustre ed impegnato rettore del santuario, oltre che promotore della devozione a san Giuda, per oltre 50 anni.
Chissà se la riscoperta dei santi e delle sante, che sono le più autentiche radici cristiane d’Italia e d’Europa, non sarà il pegno della rinascita futura, e il farmaco necessario per guarire dall’attuale nichilismo valoriale imperante.
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