Caro cardinal Parolin, sua Eccellenza, mi perdoni se mi prendo questa licenza e se oso indirizzarle questa cartolina di oggi, ma ci tenevo davvero molto a darle una notizia importante, di cui forse finora non s’era avveduto: il Papa è un Leone. Pare infatti si stia riprendendo alla grande dopo l’operazione: si è subito messo al lavoro, si è fatto fotografare mentre diceva messa, ha telefonato a Putin, è stato dimesso in anticipo sui tempi previsti e ieri ha pure recitato l’Angelus dal Vaticano.
L’altro giorno lei s’è affrettato a parlare della necessità di «rimodulare» il Pontificato. Ecco, può mettersi il cuore in pace: l’unica cosa da rimodulare, al massimo, sono le sue espressioni. O, peggio, le sue ambizioni. Lo so che è rimasto deluso durante l’ultimo conclave perché s’era illuso di poter essere lei il successore di papa Francesco. Era in testa nelle votazioni, fino all’ultimo. Poi lo Spirito Santo le ha giocato quel brutto scherzo: il cardinal Prevost l’ha scavalcata e si è messo, con il suo stile gentile ma fermo, a sistemare i guai della gestione bergogliana. Due cose che immaginiamo non le abbiano fatto un gran piacere.
Ma siccome noi siamo convinti come lei che lo Spirito Santo non sbagli mai, la invitiamo alla cautela. Non è bello, quando un Pontefice è stato appena operato, parlare subito della sua possibile «rimodulazione». Non si può commissariare un Papa. Al massimo si commissaria un Segretario di Stato.
La carriera diplomatica del cardinale Parolin
È strano, per altro, che un’uscita così poco avveduta sia venuta da lei, da sempre cresciuto nei palazzi felpati della diplomazia vaticana. Nato a Schiavon, in provincia di Vicenza, 71 anni (72 a gennaio), figlio di un negoziante di ferramenta e di una maestra elementare, rimasto orfano di papà all’età di dieci anni, un fratello magistrato e una sorella professoressa, ha sentito la vocazione giovanissimo all’età di 14 anni. Era il 1969: i ragazzi della sua età entravano in Lotta Continua, lei invece entrava in seminario. Due strade che vi hanno permesso, in ogni caso, di far carriera.
Prete nel 1980, vescovo nel 2009, cardinale nel 2014, dal 1983 è entrato nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, dove si formano i diplomatici della Santa Sede. È stato in Nigeria, in Messico, poi in Venezuela, ha sempre avuto incarichi delicati, comprese le difficili trattative con i Paesi asiatici. Nel 2013 papa Francesco l’ha nominata, ad appena 58 anni (praticamente un bébé per le usanze vaticane), segretario di Stato. È salita ai piani altissimi, insomma, pur senza godere dell’attico del suo predecessore, cardinal Tarcisio Bertone.
Il conclave e le ambizioni per il Pontificato
Così giovane e così potente s’era preparato alla perfezione per succedere al suo benefattore Bergoglio. E infatti, quando lui è morto nel 2025, lei è entrato in conclave che era praticamente Papa, dimenticando però che i vecchi saggi non sbagliano mai: al conclave chi entra Papa, esce cardinale.
Per altro una delle cose che l’ha danneggiata nella sua corsa al soglio pontificio è stata proprio una fake news sulla sua salute, anche se a lei nessuno ha mai chiesto di rimodulare nulla. Ora però forse dovrebbe rimodulare un po’ la sua ansia, magari fidandosi del suo motto episcopale. Che è «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?», mica «Chi ci separerà dal pontificato?». Se lo ricordi la prossima volta che si sente più leone di un vero Leone.
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