chiesa immigrazione
Papa Benedetto XVI mentre firma l'enciclica «Caritas in Veritate nel 2009 (Getty Images)

Molti pensano che il primo a decidere che siamo in troppi sul pianeta terra sia stato Malthus a fine del XVIII secolo. No, è stato un cristiano: Tertulliano, teologo e apologeta cristiano del terzo secolo d.C., quando la popolazione stimata nel mondo conosciuto arrivava a circa 200 milioni (solo l’impero romano ne aveva circa 60 milioni). Nel trattato De Anima, scriveva che «siamo di peso al mondo e a stento ci bastano le risorse…» . Forse perché Tertulliano viveva a Cartagine e aveva studiato a Roma, città popolate molto densamente e forse pensava che tutto il mondo fosse così.

Più recentemente, dai nostri anni ‘70 fino a circa 15 anni fa, gli occidentali dotti, scientisti, materialisti e razionalisti malthusiani, ci spiegavano che eravamo in troppi sul pianeta e bisognava frenare la natalità.

Ora lo stesso genere di sapienti ci dice che, in Occidente, siamo troppo pochi e tra poco nessuno ci pagherà le pensioni: bisogna perciò diventare immigrazionisti per poter essere «abbastanza» . Prima antinatalisti e ora immigrazionisti.

Immigrazione e fede, la svolta della Chiesa da Giovanni Paolo II a oggi

Il buon cristiano Tertulliano a parte, la Chiesa fino al 2013 era estremamente prudente nel valutare l’opportunità delle immigrazioni. Basterebbe leggere l’Enciclica Laborem Exercens di Giovanni Paolo II o la Caritas in Veritate di Benedetto XVI

La Chiesa romana invita, invece, ad «accogliere, proteggere, promuovere e integrare» gli immigrati. Perché parte integrante del futuro. Poiché solo circa il 12% di immigrati in Italia si professa cattolico, se l’immigrazione provoca sincretismo religioso, come si può conciliare con l’affermazione dei valori non negoziabili? A me pare un po’ una contraddizione.

Si potrebbe accogliere l’invito del cardinale Müller: convertirli. Ma apparentemente molti ritengono che i valori non negoziabili si siano trasformati nel famoso «muro» che allontanerebbe la Chiesa dal mondo rendendone difficile la sopravvivenza.

Da evangelizzazione a testimonianza, il rischio del relativismo secondo Benedetto XVI

Ecco il punto. Così si intende meglio, perché la dottrina proposta è diventata di Testimonianza anziché di Evangelizzazione. Ma cosa si testimonia se non si evangelizza? Benedetto XVI pensava che il relativismo e la mancanza di valori assoluti (non negoziabili) fosse la causa del declino morale. Spiegandolo con la ragione e non solo con la fede.

Ma a chi manca la ragione? A chi pensa che la dottrina morale serva a «giustificare» anziché illuminare?

L’immigrazionismo che preoccupa chi usa la ragione non dovrebbe sbalordire, essendo stato annunciato, spiegato e persino imposto con una certa «gentile arroganza» da Segretari generali dell’Onu (Kofi Annan e Ban Ki-Moon), condita con la dichiarazione del direttore generale dell’Oms secondo cui l’etica cristiana non avrebbe più potuto essere applicata in futuro.

L’immigrazionismo è problema soprattutto religioso, quindi? Ora che possiamo analizzare dati esplicativi, illustrati dal direttore Belpietro, possiamo esser certi che l’immigrazione in Italia è inutile, costosa e non possiamo permettercela: possiamo esser certi che ci han preso in giro quando raccontavano che avrebbero pagato le nostre pensioni.

Ma la soluzione non è solo politica: è anche religiosa. Se viene deciso di sacrificare il nostro Paese, aprendolo a ogni immigrazione per sopravvivere ecumenicamente abbattendo muri e inventando ponti, continueremo a lamentarci scrivendo articoli.

Un’alternativa è «riformarsi», protestantizzandosi un pochino, perciò senza il Papa (sostituito da un Sinodo) e senza magistero, senza Madonna e Santi, senza meriti (ma solo grazia), senza opere (ma solo fede). Se ciò fosse, forse, potremmo persino arrivare a capire anche la Rinuncia di un grandissimo Papa…

Da non perdere

Oggi operano il Papa per il nodulo al polmone
Chiesa e fede

Oggi operano il Papa per il nodulo al polmone

Oggi in mattinata il Pontefice entrerà al Policlinico Gemelli: l’intervento dovrebbe avvenire nel tardo pomeriggio. Prevista una degenza di circa una settimana. Prevost costretto a disertare il decennale della «Amoris laetitia» che divise la Chiesa.