Sette giorni dopo l’annuncio choc e cinque dopo il ricovero, Leone XIV è di nuovo affacciato alla finestra dell’Angelus. «Cari fratelli e sorelle, buona domenica!», esordisce col suo sorriso da zio bonario, che provoca un boato su piazza San Pietro. E non prima di aver ringraziato medici, infermieri e personale del Gemelli il Papa annuncia: «Riprenderò gradualmente la mia attività, come sempre con l’aiuto di Dio e della vostra preghiera».
«Cari fratelli e sorelle, buona domenica!». Con l’ultima vocale trascinata alla Mike Bongiorno e il sorriso da zio bonario che provocano un boato su piazza San Pietro, il Papa è tornato. Solo sette giorni dopo l’annuncio choc e cinque dopo il ricovero al Policlinico Gemelli per l’asportazione di un carcinoma al polmone, Leone XIV è di nuovo affacciato alla finestra dell’Angelus.
Dal primo mattino i fedeli (valutati in 15.000 circa) guardano lassù e vedono solo le tende bianche muoversi alla corrente d’aria. Speranza e mistero. A mezzogiorno spaccato compare lui, il grande convalescente, con rassicuranti parole di velluto.
«Liberi da ogni compromesso»
«Anche noi dobbiamo essere come Gesù, liberi da ogni compromesso». La voce è cristallina, per nulla affaticata, e il tema del commento è uno dei passi più celebri del Vangelo di Matteo: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio».
Il pontefice non si dilunga, parla di un Dio che non teme la Storia ma viene ad abitarla e aggiunge un invito agli uomini (e anche a tanti sacerdoti): «Siate liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il regno di Dio e la sua giustizia».
Per una volta l’attesa non è per il magistero teologico spiegato al popolo ma per il pensiero dell’uomo che ha attraversato la malattia. Eccolo.
«Ringrazio tutti quelli che in questi giorni hanno pregato per me, ho sentito davvero il vostro sostegno. E una particolare riconoscenza va ai medici, agli infermieri, a tutto il personale del Policlinico Gemelli».
Applausi, cori «Viva il nostro Papa», qualche lacrima di commozione in platea. Anche Leone sembra commuoversi quando aggiunge: «Questa esperienza mi ha fatto provare la vicinanza a chi attraversa la malattia e una condizione di infermità. Ora, superata questa fase delicata, riprenderò gradualmente la mia attività, come sempre con l’aiuto di Dio e della vostra preghiera».
Il pontefice dovrebbe chiudere qui, i medici sono stati irremovibili nel chiedergli di non affaticarsi e lui, come paziente, è più rispettoso e remissivo di quanto non fosse papa Francesco. Ma non può dimenticare (fu missionario in Perù) la centesima Giornata missionaria mondiale che si celebra mentre parla.
«Pensiamo a quanta storia missionaria in questi 100 anni. Preghiamo perché la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto: andate in tutto il mondo e proclamate la parola di Dio ad ogni creatura. Buona domenica».
Il recupero dopo l’intervento e il ritorno agli impegni
Il Papa è tornato e sembra che non sia mai andato via, come se l’adenocarcinoma al polmone destro fosse solo una parentesi. È evidente che non è così e le terapie post-operatorie del tumore vanno valutate con pazienza e attenzione.
Le tre ore in sala operatoria per asportare quel nodulo «in una fase molto iniziale e ben localizzato» nel lobo inferiore erano già indicative della non banalità dell’intervento. A rassicurare i medici continua a essere la fibra del Santo Padre, giovane per i 71 anni e da sempre molto sportivo (palestra e tennis).
Se così non fosse non sarebbe entrato con le sue gambe in ospedale, non avrebbe chiesto la cena subito dopo l’operazione, non avrebbe telefonato a Vladimir Putin per chiedere un corridoio umanitario a Oleshky e non avrebbe celebrato la messa nella cappella del Gemelli prima di essere dimesso.
Quel «riprenderò gradualmente le mie attività» esplicita la volontà di ricominciare a gestire il pontificato immediatamente e i luminari che lo seguono non hanno nulla in contrario.
Anche il viaggio pastorale in America Latina, previsto dal 6 al 17 novembre in Argentina, Uruguay e Perù, non sembra essere in forse. Il Papa ci tiene moltissimo, la piccola diocesi peruviana di Chiclayo dove ha trascorso 20 anni della sua vita (per i fedeli di laggiù lui è sempre «padre Roberto») è una meta del cuore.
I medici gli hanno dato il via libera. Il chirurgo Stefano Margaritora, che lo ha operato, ha confermato: «Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto».
Non è ancora stata sciolta la riserva sulla presenza ad Assisi il 27 ottobre per l’evento dedicato al dialogo fra le religioni per la pace, inaugurato 40 anni fa da Karol Wojtyla.
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