«Bisogna ascoltarli». Davanti alle manifestazioni dei giovani dei giorni scorsi, sfociate in svariati atti di vandalismo urbano, il ritornello più diffuso anche a livello istituzionale (dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Mario Draghi) è stato alla fin fine questo: un appello all’ascolto.
Che è un’arte mai sufficientemente praticata, certo, ma che se non accompagnata da altro rischia di essere sterile. Per fortuna, su questo stesso tema del rapporto con i giovani, c’è chi vola assai più alto: è papa Leone XIV. Se n’è avuto un riscontro anche nella giornata di ieri, in occasione dell’incontro del Santo Padre, avvenuto in Aula Paolo VI, coi partecipanti al Congresso internazionale sulla pastorale scolastica e universitaria.
In primo luogo, il pontefice statunitense ha voluto ricordare l’importanza dell’istituzione scolastica, ma senza fermarsi al mantra dell’«inclusione». Leone XIV ha infatti sottolineato come «la vocazione propria delle scuole e delle università» sia «la ricerca comune della verità».
A seguire, il Papa si è più addentrato nel tema; anzitutto facendo presente come un problema giovanile sottovalutato sia l’insicurezza, esito d’una competitività esasperata. «Non pochi giovani», ha detto, «oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato». Come aiutare allora i ragazzi?
Per salvarli da «falsi maestri e messaggi ingannevoli che promettono di rispondere rapidamente alle» loro «domande», secondo Prevost bisogna mettere bene a fuoco un concetto: «Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati».
Per questo, ha incalzato il Papa, urge una «educazione del cuore. Educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, alla capacità di lasciarsi toccare dal dolore degli altri; educarlo alla lode e al desiderio di Dio».
Leone XIV ha poi evidenziato l’importanza di sottoporre ai giovani proposte educative come «il servizio ai poveri, il volontariato, la cura del creato», senza però mai concepirli quali attività puramente filantropiche, perché «carità e preghiera sono inseparabili» e ciò che conta è «far sperimentare ai giovani la bellezza dell’incontro con Cristo, la fecondità della sinergia tra fede e ragione, tra il sapere della fede e i diversi altri saperi». Siamo molti cieli sopra il mero invito «all’ascolto».
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